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ROY MENARINI

Cinefilia, ricerca, visioni

Mese

febbraio 2014

Un po’ di documentari

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Da qualche ora è partita la prima edizione di Italian Docs Online, festival dedicato al documentario italiano, da visionare online e gratuitamente. Si tratta di una iniziativa pensata per la valorizzazione del nostro cinema all’estero. Si possono guardare i film a questo link. Riporto ciò che scrivono gli amici della piattaforma Blogo, partner dell’iniziativa:

“Dopo le vittorie di Sacro Gra a Venezia e di TIR al Festival di Roma il documentario made in Italy è ancora protagonista e stavolta è al centro della prima edizione del ItalianDocsOnline Festival #IDO1, evento online organizzato da Italian Cinema London grazie al supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra e alla partnership di Blogo. Dietro l’Italian Cinema London c’è Italian Films UK, una società creata per promuovere i film italiani nel Regno Unito attraverso l’organizzazione di proiezioni per il cinema italiano a Londra, con retrospettive ed eventi speciali che hanno avuto luogo presso i BAFTA e svariate location come musei (Estorick Collection) e sale cinematografiche (Riverside Studios, Genesis Cinema, Phoenix Cinema). Il team organizzativo di Italian Films UK include Clara Caleo Green (Direttore artistico), Malaika Bova (Marketing Manager e addetta alla programmazione), Andrea Mattiello (Project Officer), Eddie Bertozzi (Film Consultant) e Francesca Marchese (Social media). Il Festival darà la possibilità di visionare e votare (dal 23 febbraio al 9 marzo) nove documentari italiani in gara in una vetrina gratuita interattiva con il meglio delle recenti produzioni italiane. A seguire la lista completa dei documentari in gara che ricordiamo sono visibili con sottotitoli in inglese a questo LINK.

Terramatta di Costanza Quatriglio – Il Gemello (The Triplet) di Vincenzo Marra – Apolitics Now! di Giuseppe Schillaci – Profughi a Cinecittà (Refugees in Cinecittà) di Marco Bertozzi – Mare Chiuso (Closed Sea) di Stefano Liberti e Andrea Segre – Le cose belle (Beautiful things) di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno – I don’t speak very good, I dance better di Maged El-Mahedy; – L’ultima frontiera (EU 013, The last frontier) di Alessio Genovese – I Fantasmi di San Berillo (The Ghosts of San Berillo) di Edoardo Morabito

Chiunque sia abilitato alla navigazione sul web sia da computer che da smartphone potrà votare il suo doc preferito e una giuria composta da Luisa Pretolani (regista e produttrice), Catherine McGahan (curatrice del British Film Institute) e Tony Carr (distributore) decreterà il vincitore. Il documentario vincitore sarà proiettato il prossimo 25 marzo presso il cinema Riverside Studios di Londra, proiezione che vedrà anche la presenza in sala del regista del doc premiato. Ricordiamo che l’hashtag ufficiale dell’evento è #IDO14.”

– Detto questo, mi piace ricordare la partenza di Doc in Tour, in Emilia Romagna, con venti  documentari selezionati, cinquanta sale in quarantuno località delle regione, dal 1 marzo al 31  maggio. Qui il sito, che verrà presto aggiornato.

– E ne approfitto anche per segnalare a chi non lo conoscesse già l’ottimo e appassionato sito italiano Il documentario, curato instancabilmente da Stefano Missio e Francesco Gottardo. Si trovano, oltre ad articoli e approfondimenti, anche link a film e documentari d’epoca.

Periscopio e telefilia (24/02/2014)

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Sempre nella speranza di poter pubblicare post più numerosi (ho alcune recensioni di libro in attesa da un po’ di tempo), anche oggi riassumo un po’ di contenuti sparsi durante la settimana.

– Per quanto riguarda la telefilia, mi preme ricordare ancora una volta la retrospettiva, fulgida e inedita, di Sacha Guitry, su Fuori Orario; nella notte tra lunedì e martedì, ore 01.50, I tarantiniani, bel doc di Gomarasca, Della Casa, di robusto spirito nocturnista, su Rai Movie ore 01.50; la prima visione tv, sempre su Rai Movie (sia benedetta), ore 01.15 del martedì notte, La condizione umana I parte, di Masaki Kobayashi, grande esempio di cinema bellico e antimilitarista del ’59; La pattuglia sperduta di Ford del ’34, su Rai Tre venerdì 28 notte ore 02.00; e, sempre su Fuori Orario, nella notte di sabato, la trilogia Dead or Alive di Takashi Miike!

– Tra le attività personali, sarò presente (e seguirò per www.cinefiliaritrovata.it) il festival Visioni Italiane, che festeggia 20 anni. All’interno, segnalo le due giornate di confronto Sguardo degli Autori, durante le quali documentaristi italiani si incontrano per riflettere insieme sulle strategie e le opportunità distributive del documentario oggi: dalla distribuzione in sala e le pubblicazioni in dvd, alle rassegne di documentari, fino alle nuove e sempre più innovative piattaforme online e ai web doc. Questi i punti principali del dibattito che vedrà la partecipazione di autori che hanno provato varie strade possibili, partendo proprio dai loro lavori e dalle rispettive esperienze: Paolo Pallavidino (autore e produttore EiE Film), Mario Balsamo (regista di Noi non siamo come James Bond), Lucrezia Le Moli (regista di Con cuore puro), Roberto Minervini (regista di Stop the Pounding heart), Germano Maccioni (regista di Fedele alla Linea), Stefano Mutolo (Berta Film distribuzioni), Matteo Scanni (regista, giornalista, autore teatrale Co-director of the School of journalism presso Università Cattolica di Milano, esperto di web documentary), Andrea Paco Mariani (Distribuzioni dal basso) e Lisa Tormena (regista di Licenziata).

– In corso le Giornate del Cinema del Québec, festival itinerante.

– Arrivando al web, invece, ecco un bel link con documentari e videosaggi dedicati al cinema iberico, via Catherine Grant: qui.

– Segnalo la rivista online Chiseler, dedicata a “forgotten authors and neglected stars”, gustosissima.

– Un bel saggio di James Naremore, per Criterion, dove rivisita Foreign Correspondent, provocatoriamente indicato come primo vero film di Hitchcock in Usa. A inizio post ho inserito un disegno preparatorio di Hitch, facilmente reperibile sul web.

– Nuovo numero di Wide Screen, dedicato a cento anni di cinema indiano (1913-2013).

– .. e ancora (via David Hudson, come altre di queste note), su Open Culture: Eddie Muller fa una lista dei “25 Noir Films That Will Stand the Test of Time.” Se volete ancora liste: “The 25 Best Time-Travel Movies Ever Made” (Flavorwire) e “The 25 Best Romantic Comedies Since When Harry Met Sally” (Vulture).

Periscopio cinefilo (17/02/2014)

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Questa settimana, per quanto riguarda la telefilia, rimando direttamente alla programmazione di Fuori Orario, qui. Tante cose, al solito, ancora Guitry, poi Gance, Straub, Jancsò, e altro.

Mi corre invece l’obbligo di propagandare una mia iniziativa, in collaborazione con il Cimes e il Dams Bologna, e in co-curatela con l’amico Claudio Bisoni: un convegno sulla critica cinematografica all’epoca delle nuove industrie culturali. Qui il link.

Nelle stesse ore, corre altrettanto l’obbligo di segnalare una iniziativa simile, al Piccolo di Milano, dedicata peraltro alla critica teatrale e letteraria, anticipata domenica scorsa da un interessante speciale sull’allegato La Lettura del Corriere della Sera: qui il programma.

Ci viene segnalata (e volentieri pubblichiamo) da Daniela Persico questa bella iniziativa di FilmMaker, un corso sul cinema (al) femminile, con ospiti e docenti di valore. Qui il calendario.

Nel nuovo numero della rivista danese Academic Quarter, in lingua inglese, bel monografico su “Bestseller and Blockbuster Culture”, free online qui.

E’ tutto, per oggi…

 

Periscopio cinefilo 12 febbraio 2014

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Settimana frizzante, anche perché siamo noi a pescare contenuti in ritardo su quanto sono comparsi, quindi è interessante per i tempi in cui le cose capitano sotto i nostri occhi…

1. Splendido saggio (to be continued, per di più) di David Bordwell sul suo blog intorno alla critica, alla sua storia e alla sua funzione: qui. Si può affiancare a questo post, del 26 gennaio e a questo, su James Agee, del 9 febbraio.

2. Segnaliamo il blog di Thomas Elsaesser, che fa parte del suo sito più istituzionale.

3. Salutiamo il ritorno del blog Film Studies for Free, dopo alcune settimane di silenzio. Si riparte con videosaggi e Linklater.

4. Ottimo post di Keyframe Daily su Shirley Temple.

5. Bel recupero dagli archivi di International Photographer del 1941 con un servizio su Citizen Kane d’epoca!

6. EOFFTV – The Encyclopedia of Fantastic Film and Television, ottimo sito per gli appassionati della zona sci-fi: qui

Telefilia 9-15 febbraio

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Settimana con alcune vere delizie, come al solito soprattutto grazie al gruppo di Fuori Orario. Imperdibile fin da stasera, l’appuntamento con i film inediti di Sacha Guitry. Dunque:

Domenica 9 febbraio (riportiamo le presentazioni della redazione del programma) dall’1 di notte:

MIO PADRE AVEVA RAGIONE            prima visione TV

(Mon père avait raison, Francia, 1936, b/n, 95’, v.o. sott. it.)

Regia: Sacha Guitry

Con: Sacha Guitry, Jacqueline Delubac, Serge Grave, Paul Bernard, Robert Seller, Pauline Carton

Dalla pièce dell’autore, messa in scena a teatro nel 1918. Nel corso di vent’anni i rapporti tra l’architetto Charles Bellanger e il figlio Maurice. “E’ la storia di una dinastia borghese. E’ una forma di egoismo che si trasmette di padre in figlio e che fa dire a tutti: ‘Mio padre aveva ragione’. E’ un film che , con una sola frase, si può riassumere così: ‘Non è strano che i figli somiglino al padre perché tutti gli uomini sono uguali” (Sacha Guitry).

“E’ il quinto film di Guitry e il terzo realizzato nell’anno 1936, nel corso del quale , dopo Le nouveau Testament e Le roman d’un tricheur, girerà ancora Faisons un rêve. Che una delle più grandi pièces del teatro francese del XX secolo abbia potuto essere filmata (alla perfezione) dal proprio autore e ancor più che egli la interpreti per l’eternità davanti a noi, costituisce una meraviglia che stupirà le generazioni future ancor più degli spettatori di oggi. Nella produzione titanica, tanto sul piano quantitativo che qualitativo, di Guity, Mon père avait raison appare senza dubbio come l’opera centrale, la più solida e brillante. La sua costruzione e la sua drammaturgia, di un’abilità e di una semplicità geniali, racchiudono come in una sottile gabbia di vetro tutta la filosofia e la saggezza dell’autore” (Jacques Lourcelles)

 

FACCIAMO UN SOGNO

(Faisons un rêve, Francia, 1936, b/n, 75’50”, v.o. sott. it.)

Regia: Sacha Guitry

Con: Sacha Guitry, Jacqueline Delubac, Raimu, Robert Seller, Louis Kerly, Arletty, Marguerite Moréno, Michel Simon

Dalla pièce dell’autore, andata in scena a teatro nel 1916, da cui  è stato tolto l’ultimo atto e aggiunto il prologo mondano della festa (cui partecipano alcuni dei più famosi attori dell’epoca). I personaggi vengono nominati semplicemente “Lui”, “Lei” e “il marito”. Nel corso di una festa un avvocato (Guitry) dà appuntamento a una coppia (Delubac e Raimu) per l’indomani alle 4 meno un quarto nel suo appartamento. Quando la coppia arriva l’avvocato non c’è. Raimu ha un altro appuntamento e lascia la moglie sola. Guitry esce allora dal bagno in cui si era nascosto per dichiarare il suo amore alla donna e chiederle di tornare più tardi. La sera è venuta, lui attende la donna, lei ritarda. Inizia un lunghissimo monologo dell’uomo in cui prima immagina quello che succederà, poi si spazientisce, la chiama al telefono, la convince a venire, continua a parlare senza fine finché lei appare dietro di lui mentre è ancora al telefono. L’indomani la donna è svegliata dai rumori della casa, si accorge che sono le otto del mattino. Che cosa dirà al marito della sua assenza notturna? Suonano alla porta. E’ nient’altri che il marito, anch’egli reduce da un’avventura notturna, che viene a chiedere aiuto all’avvocato, che lo manda senza indugio a trovarsi un alibi da una zia di provincia da cui resterà due giorni. In questi due giorni (qualcuno ha detto che non esistono che piaceri di due minuti) “lui” e “lei” potranno amarsi ancor meglio che per una vita intera. “Come i film di Lang, di Mizoguchi o di Matarazzo, i film di Guitry emanano per così dire dall’interno del cinema. Non si adoperano nello sforzo derisorio di ‘fare cinema’. Sono fin dall’inizio nella sorgente da cui scaturisce la felicità dell’espressione cinematografica” (Jacques Lourcelles)

PAROLA DI CAMBRONNE                                  

(Le mot  de Cambronne, Francia, 1936, b/n, 33’05”, v.o. sott. it.)

Regia: Sacha Guitry

Con: Sacha Guitry, Marguerite Moréno, Pauline Carton, Jacqueline Delubac

Il generale Cambronne, l’eroico perdente di Waterloo, non ha trovato di meglio che sposare un’inglese! Da questo paradosso, tratto dalla realtà storica, e di cui conferisce la paternità a Edmond Rostand, Guitry ha tratto una commedia in versi e poi un film.  La signora Cambronne non sopporta più le battute sornione che nella sua cerchia accompagnano l’allusione a una certa “parola”, “quella” di suo marito. Questi si rifiuta di pronunciarla, sarà la sua serva a farlo. Rassicurata dalla scoperta della “parola”la signora Cambronne  non si avvede della prova manifesta del tradimento del marito.

Lunedì 10 febbraio: ancora Fuori Orario dall’1 di notte

Désirée (id., Francia, 1937, b/n, 93’22”, v.o. sott. it.)

Regia: Sacha Guitry

Con: Sacha Guitry, Jacqueline Delubac, Arletty, éauline Carton, Jacques Baumer, Saturnin Fabre

Dalla pièce dello stesso autore, messa in scena a teatro nel 1927. Désiré è un domestico il cui destino è di invaghirsi delle proprie padrone, il che gli fa amare il suo mestiere per la volontà di obbedire che esso gli procura, soprattutto “quando è la voce di una donna che vi dà degli ordini in modo un po’ duro”;  e nello stesso tempo gli fa perdere ogni volta il posto quando commette la follia, professionalmente parlando, di passare dalla dichiarazione all’atto. Assunto da Odette Cléry, amante del ministro Montignac, per due volte terrà delle lunghe e grandiose perorazioni di fonte alla padrona, in cui si tratterà soprattutto di restare in possesso della “parola” davanti a una donna che ha bisogno di convincere, sedurre, rassicurare, soggiogare. Alla fine Désiré lascerà definitivamente il servizio della padrona e deciderà di servire – d’ora in poi – soltanto uomini soli. “Facciamo un sogno e Mio padre aveva ragione sono pièces in cui la costruzione è di un rigore e di una semplicità assoluti. Désiré è invece la pièce degli arabeschi, delle digressioni, delle parentesi,  delle osservazioni su tutto e su nulla, degli ‘a parte’. Guitry descrive ancora una volta i rapporti tra servi e padroni. Gli uni sono solidali agli altri  e in questa reciproca solidarietà la società trova il suo equilibrio” (Jacques Lourcelles)

Mercoledì 12: su Rai 4 ore 21.10 Undertow di David Gordon Green, uno dei film che lanciò la carriera del giovane autore Usa, uscito da noi solo in DVD

Giovedì 13: su Rai Tre alle 21.05 un sottovalutato, grande film di James Gray, I padroni della notte (l’inseguimento sotto la pioggia, sublime…); su Iris alle 23.30 Little Children di Todd Field con Kate Winslet, inedito e piuttosto interessante; alle 01.15 L’amaro sapore del potere su La 7 di Schaffner, fantapolitica d’antan del 1964, robustissimo.

Venerdì 14: ancora un doc di Gianfranco Rosi, El Sicario – Room 164, su Rai 5 alle 21.15. Poi notte Fuori Orario, dalle 01.55:

APPUNTI PER UN FILM SU KAFKA  (Nella colonia penale) primavisioneTv          83’14”

Regia Luigi Di Gianni

con Renato Scarpa Pietro Faiella Raffaele Braia Antonio Scalici Piergiuseppe Francione

Elvezia Balducelli Gaetano Gesmundo

Nella colonia penale è un racconto di Franz Kafka scritto nel 1914, in cui si narra il preludio di una condanna a morte. È la fredda descrizione dell’imminente esecuzione capitale di un soldato, reo di insubordinazione e oltraggio a un superiore.

La sua colpa è di essersi addormentato durante il turno di guardia dinanzi alla porta del capitano e di non aver quindi eseguito l’ordine del saluto militare allo scoccare delle ore. All’esecuzione sono presenti un soldato, il quale controlla il condannato con una pesante catena, l’ufficiale che dovrà eseguire la condanna e un esploratore straniero. L’esecuzione vera e propria sarà condotta con uno strano macchinario, “un apparecchio singolare”, come lo chiama lo stesso ufficiale all’inizio del racconto. Questa macchina, infatti, è programmata per uccidere lentamente incidendo più e più volte, con tanti aghi di vetro, sulla pelle del condannato l’ordine non rispettato (in questo caso “ONORA IL TUO SUPERIORE”!), passando e ripassando sulle ferite con una sempre maggiore profondità…

Dalla visionaria opera di Kafka prende spunto la riflessione di Luigi Di Gianni, in un viaggio onirico e letterario a cavallo tra fiction e docufiction, tra le nebbie e gli inquietanti scenari del Delta del Po.

OMAGGIO A WILLIAM BLAKE                                                                     15′

(Italia, 1972, b/n , 15’01”)

Regia: Franco Brocani

Produzione: Corona inematografica

Viaggio immaginario nel mondo di William Blake attraverso i suoi quadri e le sue poesie con sovrapposizioni sulle immagini del  film  di Pierre Clementi Visa de censure n° X riprese da schermo

CORNEILLE-BRECHT                                                                                      28’

ou “Rome, l’unique objet de mon ressentiment!”               

(Id.; Francia, col., 2009, versione originale francese e tedesco sott.it )

Regia: Jean-Marie Straub

Interpreti: Cornelia Geiser

Due brevi brani da Orazio e da Othon di Pierre Corneille e un lungo estratto da Das Verhör des Lukullus  (Il processo di Lucullo) di Bertold Brecht, pièce radiofonica del 1939.

Straub regola i conti con Roma ritornando sulla tragedia Othon, che è all’origine dell’omonimo primo film “italiano” di Straub-Huillet,  e con un confronto diretto, e una riflessione, sul “metodo Brecht” e lo straniamento, portato avanti con una grande attrice franco-tedesca, Cornelia Geiser.

Vedere insieme le tre diverse versioni del film montate da Jean-Marie Straub lascia cogliere con precisione quanto il cinema non ritorni mai uguale a niente, e men che mai uguale a sé stesso.

I GIORNI DI NIETZSCHE  A TORINO                                                85′    

(Dias de Nietzsche em Turin, Brasile, 2001, col., 85’, v.o. sott. it.)

Regia: Julio Bressane

Con: Fernando Eiras, Paulo José, Mariana Ximenes, Leandra Leal, Tina Novelli

Il film inizia con l’arrivo di Nietzsche a Torino il 7 aprile  1888, città che apprezzò particolarmente, e dove scriverà L’Anticristo, Il crepuscolo degli idoli ed Ecce Homo (pubblicato postumo). Nel 1889 avvenne il famoso crollo mentale: è datata 3 gennaio 1889 la prima crisi di follia in pubblico. La città gli piacque molto, ne apprezzò gli ampi viali e la severità degli stili architettonici. Appuntò i suoi pensieri e le immagini in un taccuino che portava sempre con sé. Le sue annotazioni consistevano in osservazioni, cronache, aforismi, idee, lettere.  «Qui era in gioco un cosmo intero, Nietzsche è un cosmo. Il problema era come operare una scelta. Insieme a Rosa Dias abbiamo scelto tre concetti: il gioco delle prospettive, la dissoluzione del soggetto e le due forze, l’apollineo e il dionisiaco. Rispetto al gioco delle prospettive ho avuto l’idea di suggerire questo concetto attraverso un gioco di montaggio. Mi sono servito della diversità delle tessiture, della mutazione della tessitura del fotogramma, per creare la suggestione cinematografica di un’idea, di un pensiero filosofico di Nietzsche: il gioco delle prospettive. Nietzsche attinge a tutte le cose, senza preoccuparsi del tempo. Il tempo, tutti i tempi, sono già in lui. Tutto è vivo e vive in lui. Tutte le epoche della storia. Quindi il Nietzsche brasiliano del mio film ha qualcosa di questa idea, è l’appropriazione di questo concetto» (J.Bressane).

DE CHIRICO METAFISICO                                                                  dur 21’

(Italia, 1962, col.)

Regia: Raffaele Andreassi

Un ritratto del grande pittore al lavoro durante il suo periodo metafisico.

 

LE DONNE, I SONETTI, GLI AMORI DI RAFFAELLO                  11’39”

(Italia,2009,  colore)

Regia, soggetto e sceneggiatura Luciano Emmer e Tatiana Grauding; fotografia Ugo Lo Pinto; musica Stelvio Cipriani,

Nell’ultima, intensa parte della sua vita artistica, Luciano Emmer ritorna, da cineasta totalmente indipendente, sui grandi temi del cinema sull’arte, già attraversati nei suoi esordi. Dopo Bella di notte e Con Aura Senz’Aura, il suo film su Raffaello e i suoi amori è forse il suo lavoro più segreto, pensato e girato con la moglie Tatiana, che lo ha completato dopo la scomparsa di Luciano.

 

GOYA LA PAZ Y LA GUERRA                                                              14′      

(Italia 2009,  b/n e colore. 14’)

Regia., sogg. scenegg. Luciano Emmer; musiche eseguite da Andres Segovia;

Il breve film su Goya, è una rivisitazione del suo dittico del 1950 Goya. I disastri della guerra/La festa di Sant’Isidoro, per i quali Andres Segovia, amico di Emmer, fece dono dell’esecuzione di due lunghi brani di Albéniz e Tarrega.  Con questo aggiornamento Emmer ha voluto rendere giustizia al suo lavoro originario, che era stato completamente stravolto dalla distribuzione americana.

Sabato 15: alle 11.10 di mattina, poco dopo essere stato programmato nelle sale italiane, Walt Disney e l’Italia, doc di Marco Spagnoli, su Rai Uno. E ancora Fuori Orario dalle 01.10 (taglio e cucio, con particolare attenzione al grande regista greco, da noi sconosciutissimo, Yorgos Lanthimos):

KINETTA                   94’                      v.o. sott. it.      prima visione TV     

(Id., Grecia, col., 2005)

Regia: Yorgos Lanthimos

Con: Evangelia Randou, Aris Servelatis, Costas Xikominos, Youlika Skafida, Hector Kaloudis

Esordio di del regista greco Yorgos Lanthimos. Un poliziotto, un fotografo, una cameriera d’albergo, simulano in varie pose progressive la scena di un delitto per tentare di risolverlo. Film che non crede più neppure al luogo del delitto, che si affranca anche dal falso ritorno incarnato da qualunque set, da qualunque ripresa, da qualunque visione. Il cinema diventa coazione a ripetere di una detection doppiamente improvvisata, dagli attori e dal film. Il set stesso è ‘falsato’, improvvisato come falso. L’efferatezza della rimessa in scena, con la ragazza che più di una volta viene davvero ferita, è l’ulteriore livello di rifalsificazione di una troupe fantasticata. E nella fisica degli scontri ecco danzare selvaggia e insieme ipnotica una camera a mano che non ha nessun dogma da seguire se non l’istinto mobile di un occhio continuamente stupito dagli eventi, come se fosse all’oscuro di tutto, vibrante e barbarico ma quasi inserito per caso nello spazio degli eventi. L’azzurro e il rosa slavati aggiungono una tonalità perversa e misteriosa a questo film silenzioso (pochissimi dialoghi) e assordante, che si apre su un’azione già in corso e si chiude senza titoli di coda, nella perfetta coscienza teorica del non essere mai stati lì (in questo ricorda l’energia rocciosa del grande Alexis Damianos). La macchina da presa sovente sembra smarrirsi, perde gli attori, manca l’azione, precipita nel cono di luce del suo stesso falso movimento. Nelle miriadi di direzioni intraprese si staglia, forse, l’informe, tutto ciò che il cinema (non) è.

OPHELIA                       99’              v.o. sott. it.

(Ophélia, Francia, 1962, b/n,)

Regia : Claude Chabrol

Con: André Jocelyn, Alida Valli, Juliette Mayniel, Claude Cerval, Robert Burnier Jean-Louis Maury, Lászlo Szabó Sacha Briquet

 Sconvolto dalla morte del padre e dalle nuove nozze della madre con lo zio, Yvan Lesurf, ragazzo ipersensibile e psichicamente instabile, si identifica con il principe Amleto e, dopo la proiezione nel suo paese dell’Amleto di Olivier, organizza una messinscena per accusare la madre e lo zio, colpevoli, secondo lui, dell’assassinio del padre. Ancora una variazione su temi shakesperiani, come il precedente L’OEil du malin, dove Yvan è un mitomane che teatralizza la realtà per modificarla a suo piacimento, ma non riesce a controllarne gli effetti: la sua pantomima provoca il suicidio dello zio che muore proclamando la propria innocenza e rivelando di essere il vero padre del ragazzo.

«Il mio protagonista, Yvan, è un malato che rifiuta la realtà, e cerca di modellare il mondo esterno a immagine della sua follia, di trascinare gli altri nel suo gioco. […] E poiché gli altri sono insoddisfatti della loro esistenza reale, accettano, tranne la donna che egli ha battezzato con il nome di Ophélia, che alla fine incarna la ragione trionfante». (C. Chabrol)

HOTEL BLU KAIEN                                   80’       v.o. sott. it.

(id., Giappone, 2012, col.,)

Regia: Koji Wakamatsu

Con: Arata, Hitomi Katayama, Go Jibiki.

Adattato da un romanzo di Yoichi Funado, il film segue il percorso di un uomo che, appena uscito di prigione, abbandonerà i suoi desideri di vendetta verso l’uomo che lo ha incastrato, in seguito all’incontro con una donna misteriosa che esercita sui due uomini un magnetismo incontrollabile. Musica di Jim O’Rourke. Inedito in italia.

 

Telefilia e periscopio 2-8 febbraio

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Oggi mescoliamo due rubriche. Cominciamo con qualche indicazione cinefila sparsa:

– a proposito di specialismo, ecco un bel blog interamente dedicato ai noir di Preminger (!): qui.

primo numero della nuova rivista portoghese Aniki, con un ottimo dossier tematico in inglese dedicato alla cinefilia e ai video-saggi, e articoli di Catherine Grant, Christian Keathley, Laura Mulvey e Malte Hagener. Insomma, una certezza.

– solo da poco seguo, e ora segnalo, il blog Film Doctor, con decine, anzi centinaia di link tra il cinefilo e il guilty pleasure ogni volta.

– Nasce il bellissimo blog accademico e di ricerca Mediatico, che offre analisi accademiche e critiche sul rapporto tra cultura latina, latino-americana, iberica e media audiovisivi.

E ora per quanto riguarda la settimana, televisiva, mi preme soprattutto sottolineare Fuori Orario e la prosecuzione del duo Century of Birthing (Lav Diaz) e Satantango (Béla Tarr) – qui per consultare la programmazione – e un Luigi Zampa in prima visione tv, Fra’ Diavolo, su Iris nella notte tra giovedì e venerdì alle 05.30…

Buona visione, buona lettura.

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