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Settimana con alcune vere delizie, come al solito soprattutto grazie al gruppo di Fuori Orario. Imperdibile fin da stasera, l’appuntamento con i film inediti di Sacha Guitry. Dunque:

Domenica 9 febbraio (riportiamo le presentazioni della redazione del programma) dall’1 di notte:

MIO PADRE AVEVA RAGIONE            prima visione TV

(Mon père avait raison, Francia, 1936, b/n, 95’, v.o. sott. it.)

Regia: Sacha Guitry

Con: Sacha Guitry, Jacqueline Delubac, Serge Grave, Paul Bernard, Robert Seller, Pauline Carton

Dalla pièce dell’autore, messa in scena a teatro nel 1918. Nel corso di vent’anni i rapporti tra l’architetto Charles Bellanger e il figlio Maurice. “E’ la storia di una dinastia borghese. E’ una forma di egoismo che si trasmette di padre in figlio e che fa dire a tutti: ‘Mio padre aveva ragione’. E’ un film che , con una sola frase, si può riassumere così: ‘Non è strano che i figli somiglino al padre perché tutti gli uomini sono uguali” (Sacha Guitry).

“E’ il quinto film di Guitry e il terzo realizzato nell’anno 1936, nel corso del quale , dopo Le nouveau Testament e Le roman d’un tricheur, girerà ancora Faisons un rêve. Che una delle più grandi pièces del teatro francese del XX secolo abbia potuto essere filmata (alla perfezione) dal proprio autore e ancor più che egli la interpreti per l’eternità davanti a noi, costituisce una meraviglia che stupirà le generazioni future ancor più degli spettatori di oggi. Nella produzione titanica, tanto sul piano quantitativo che qualitativo, di Guity, Mon père avait raison appare senza dubbio come l’opera centrale, la più solida e brillante. La sua costruzione e la sua drammaturgia, di un’abilità e di una semplicità geniali, racchiudono come in una sottile gabbia di vetro tutta la filosofia e la saggezza dell’autore” (Jacques Lourcelles)

 

FACCIAMO UN SOGNO

(Faisons un rêve, Francia, 1936, b/n, 75’50”, v.o. sott. it.)

Regia: Sacha Guitry

Con: Sacha Guitry, Jacqueline Delubac, Raimu, Robert Seller, Louis Kerly, Arletty, Marguerite Moréno, Michel Simon

Dalla pièce dell’autore, andata in scena a teatro nel 1916, da cui  è stato tolto l’ultimo atto e aggiunto il prologo mondano della festa (cui partecipano alcuni dei più famosi attori dell’epoca). I personaggi vengono nominati semplicemente “Lui”, “Lei” e “il marito”. Nel corso di una festa un avvocato (Guitry) dà appuntamento a una coppia (Delubac e Raimu) per l’indomani alle 4 meno un quarto nel suo appartamento. Quando la coppia arriva l’avvocato non c’è. Raimu ha un altro appuntamento e lascia la moglie sola. Guitry esce allora dal bagno in cui si era nascosto per dichiarare il suo amore alla donna e chiederle di tornare più tardi. La sera è venuta, lui attende la donna, lei ritarda. Inizia un lunghissimo monologo dell’uomo in cui prima immagina quello che succederà, poi si spazientisce, la chiama al telefono, la convince a venire, continua a parlare senza fine finché lei appare dietro di lui mentre è ancora al telefono. L’indomani la donna è svegliata dai rumori della casa, si accorge che sono le otto del mattino. Che cosa dirà al marito della sua assenza notturna? Suonano alla porta. E’ nient’altri che il marito, anch’egli reduce da un’avventura notturna, che viene a chiedere aiuto all’avvocato, che lo manda senza indugio a trovarsi un alibi da una zia di provincia da cui resterà due giorni. In questi due giorni (qualcuno ha detto che non esistono che piaceri di due minuti) “lui” e “lei” potranno amarsi ancor meglio che per una vita intera. “Come i film di Lang, di Mizoguchi o di Matarazzo, i film di Guitry emanano per così dire dall’interno del cinema. Non si adoperano nello sforzo derisorio di ‘fare cinema’. Sono fin dall’inizio nella sorgente da cui scaturisce la felicità dell’espressione cinematografica” (Jacques Lourcelles)

PAROLA DI CAMBRONNE                                  

(Le mot  de Cambronne, Francia, 1936, b/n, 33’05”, v.o. sott. it.)

Regia: Sacha Guitry

Con: Sacha Guitry, Marguerite Moréno, Pauline Carton, Jacqueline Delubac

Il generale Cambronne, l’eroico perdente di Waterloo, non ha trovato di meglio che sposare un’inglese! Da questo paradosso, tratto dalla realtà storica, e di cui conferisce la paternità a Edmond Rostand, Guitry ha tratto una commedia in versi e poi un film.  La signora Cambronne non sopporta più le battute sornione che nella sua cerchia accompagnano l’allusione a una certa “parola”, “quella” di suo marito. Questi si rifiuta di pronunciarla, sarà la sua serva a farlo. Rassicurata dalla scoperta della “parola”la signora Cambronne  non si avvede della prova manifesta del tradimento del marito.

Lunedì 10 febbraio: ancora Fuori Orario dall’1 di notte

Désirée (id., Francia, 1937, b/n, 93’22”, v.o. sott. it.)

Regia: Sacha Guitry

Con: Sacha Guitry, Jacqueline Delubac, Arletty, éauline Carton, Jacques Baumer, Saturnin Fabre

Dalla pièce dello stesso autore, messa in scena a teatro nel 1927. Désiré è un domestico il cui destino è di invaghirsi delle proprie padrone, il che gli fa amare il suo mestiere per la volontà di obbedire che esso gli procura, soprattutto “quando è la voce di una donna che vi dà degli ordini in modo un po’ duro”;  e nello stesso tempo gli fa perdere ogni volta il posto quando commette la follia, professionalmente parlando, di passare dalla dichiarazione all’atto. Assunto da Odette Cléry, amante del ministro Montignac, per due volte terrà delle lunghe e grandiose perorazioni di fonte alla padrona, in cui si tratterà soprattutto di restare in possesso della “parola” davanti a una donna che ha bisogno di convincere, sedurre, rassicurare, soggiogare. Alla fine Désiré lascerà definitivamente il servizio della padrona e deciderà di servire – d’ora in poi – soltanto uomini soli. “Facciamo un sogno e Mio padre aveva ragione sono pièces in cui la costruzione è di un rigore e di una semplicità assoluti. Désiré è invece la pièce degli arabeschi, delle digressioni, delle parentesi,  delle osservazioni su tutto e su nulla, degli ‘a parte’. Guitry descrive ancora una volta i rapporti tra servi e padroni. Gli uni sono solidali agli altri  e in questa reciproca solidarietà la società trova il suo equilibrio” (Jacques Lourcelles)

Mercoledì 12: su Rai 4 ore 21.10 Undertow di David Gordon Green, uno dei film che lanciò la carriera del giovane autore Usa, uscito da noi solo in DVD

Giovedì 13: su Rai Tre alle 21.05 un sottovalutato, grande film di James Gray, I padroni della notte (l’inseguimento sotto la pioggia, sublime…); su Iris alle 23.30 Little Children di Todd Field con Kate Winslet, inedito e piuttosto interessante; alle 01.15 L’amaro sapore del potere su La 7 di Schaffner, fantapolitica d’antan del 1964, robustissimo.

Venerdì 14: ancora un doc di Gianfranco Rosi, El Sicario – Room 164, su Rai 5 alle 21.15. Poi notte Fuori Orario, dalle 01.55:

APPUNTI PER UN FILM SU KAFKA  (Nella colonia penale) primavisioneTv          83’14”

Regia Luigi Di Gianni

con Renato Scarpa Pietro Faiella Raffaele Braia Antonio Scalici Piergiuseppe Francione

Elvezia Balducelli Gaetano Gesmundo

Nella colonia penale è un racconto di Franz Kafka scritto nel 1914, in cui si narra il preludio di una condanna a morte. È la fredda descrizione dell’imminente esecuzione capitale di un soldato, reo di insubordinazione e oltraggio a un superiore.

La sua colpa è di essersi addormentato durante il turno di guardia dinanzi alla porta del capitano e di non aver quindi eseguito l’ordine del saluto militare allo scoccare delle ore. All’esecuzione sono presenti un soldato, il quale controlla il condannato con una pesante catena, l’ufficiale che dovrà eseguire la condanna e un esploratore straniero. L’esecuzione vera e propria sarà condotta con uno strano macchinario, “un apparecchio singolare”, come lo chiama lo stesso ufficiale all’inizio del racconto. Questa macchina, infatti, è programmata per uccidere lentamente incidendo più e più volte, con tanti aghi di vetro, sulla pelle del condannato l’ordine non rispettato (in questo caso “ONORA IL TUO SUPERIORE”!), passando e ripassando sulle ferite con una sempre maggiore profondità…

Dalla visionaria opera di Kafka prende spunto la riflessione di Luigi Di Gianni, in un viaggio onirico e letterario a cavallo tra fiction e docufiction, tra le nebbie e gli inquietanti scenari del Delta del Po.

OMAGGIO A WILLIAM BLAKE                                                                     15′

(Italia, 1972, b/n , 15’01”)

Regia: Franco Brocani

Produzione: Corona inematografica

Viaggio immaginario nel mondo di William Blake attraverso i suoi quadri e le sue poesie con sovrapposizioni sulle immagini del  film  di Pierre Clementi Visa de censure n° X riprese da schermo

CORNEILLE-BRECHT                                                                                      28’

ou “Rome, l’unique objet de mon ressentiment!”               

(Id.; Francia, col., 2009, versione originale francese e tedesco sott.it )

Regia: Jean-Marie Straub

Interpreti: Cornelia Geiser

Due brevi brani da Orazio e da Othon di Pierre Corneille e un lungo estratto da Das Verhör des Lukullus  (Il processo di Lucullo) di Bertold Brecht, pièce radiofonica del 1939.

Straub regola i conti con Roma ritornando sulla tragedia Othon, che è all’origine dell’omonimo primo film “italiano” di Straub-Huillet,  e con un confronto diretto, e una riflessione, sul “metodo Brecht” e lo straniamento, portato avanti con una grande attrice franco-tedesca, Cornelia Geiser.

Vedere insieme le tre diverse versioni del film montate da Jean-Marie Straub lascia cogliere con precisione quanto il cinema non ritorni mai uguale a niente, e men che mai uguale a sé stesso.

I GIORNI DI NIETZSCHE  A TORINO                                                85′    

(Dias de Nietzsche em Turin, Brasile, 2001, col., 85’, v.o. sott. it.)

Regia: Julio Bressane

Con: Fernando Eiras, Paulo José, Mariana Ximenes, Leandra Leal, Tina Novelli

Il film inizia con l’arrivo di Nietzsche a Torino il 7 aprile  1888, città che apprezzò particolarmente, e dove scriverà L’Anticristo, Il crepuscolo degli idoli ed Ecce Homo (pubblicato postumo). Nel 1889 avvenne il famoso crollo mentale: è datata 3 gennaio 1889 la prima crisi di follia in pubblico. La città gli piacque molto, ne apprezzò gli ampi viali e la severità degli stili architettonici. Appuntò i suoi pensieri e le immagini in un taccuino che portava sempre con sé. Le sue annotazioni consistevano in osservazioni, cronache, aforismi, idee, lettere.  «Qui era in gioco un cosmo intero, Nietzsche è un cosmo. Il problema era come operare una scelta. Insieme a Rosa Dias abbiamo scelto tre concetti: il gioco delle prospettive, la dissoluzione del soggetto e le due forze, l’apollineo e il dionisiaco. Rispetto al gioco delle prospettive ho avuto l’idea di suggerire questo concetto attraverso un gioco di montaggio. Mi sono servito della diversità delle tessiture, della mutazione della tessitura del fotogramma, per creare la suggestione cinematografica di un’idea, di un pensiero filosofico di Nietzsche: il gioco delle prospettive. Nietzsche attinge a tutte le cose, senza preoccuparsi del tempo. Il tempo, tutti i tempi, sono già in lui. Tutto è vivo e vive in lui. Tutte le epoche della storia. Quindi il Nietzsche brasiliano del mio film ha qualcosa di questa idea, è l’appropriazione di questo concetto» (J.Bressane).

DE CHIRICO METAFISICO                                                                  dur 21’

(Italia, 1962, col.)

Regia: Raffaele Andreassi

Un ritratto del grande pittore al lavoro durante il suo periodo metafisico.

 

LE DONNE, I SONETTI, GLI AMORI DI RAFFAELLO                  11’39”

(Italia,2009,  colore)

Regia, soggetto e sceneggiatura Luciano Emmer e Tatiana Grauding; fotografia Ugo Lo Pinto; musica Stelvio Cipriani,

Nell’ultima, intensa parte della sua vita artistica, Luciano Emmer ritorna, da cineasta totalmente indipendente, sui grandi temi del cinema sull’arte, già attraversati nei suoi esordi. Dopo Bella di notte e Con Aura Senz’Aura, il suo film su Raffaello e i suoi amori è forse il suo lavoro più segreto, pensato e girato con la moglie Tatiana, che lo ha completato dopo la scomparsa di Luciano.

 

GOYA LA PAZ Y LA GUERRA                                                              14′      

(Italia 2009,  b/n e colore. 14’)

Regia., sogg. scenegg. Luciano Emmer; musiche eseguite da Andres Segovia;

Il breve film su Goya, è una rivisitazione del suo dittico del 1950 Goya. I disastri della guerra/La festa di Sant’Isidoro, per i quali Andres Segovia, amico di Emmer, fece dono dell’esecuzione di due lunghi brani di Albéniz e Tarrega.  Con questo aggiornamento Emmer ha voluto rendere giustizia al suo lavoro originario, che era stato completamente stravolto dalla distribuzione americana.

Sabato 15: alle 11.10 di mattina, poco dopo essere stato programmato nelle sale italiane, Walt Disney e l’Italia, doc di Marco Spagnoli, su Rai Uno. E ancora Fuori Orario dalle 01.10 (taglio e cucio, con particolare attenzione al grande regista greco, da noi sconosciutissimo, Yorgos Lanthimos):

KINETTA                   94’                      v.o. sott. it.      prima visione TV     

(Id., Grecia, col., 2005)

Regia: Yorgos Lanthimos

Con: Evangelia Randou, Aris Servelatis, Costas Xikominos, Youlika Skafida, Hector Kaloudis

Esordio di del regista greco Yorgos Lanthimos. Un poliziotto, un fotografo, una cameriera d’albergo, simulano in varie pose progressive la scena di un delitto per tentare di risolverlo. Film che non crede più neppure al luogo del delitto, che si affranca anche dal falso ritorno incarnato da qualunque set, da qualunque ripresa, da qualunque visione. Il cinema diventa coazione a ripetere di una detection doppiamente improvvisata, dagli attori e dal film. Il set stesso è ‘falsato’, improvvisato come falso. L’efferatezza della rimessa in scena, con la ragazza che più di una volta viene davvero ferita, è l’ulteriore livello di rifalsificazione di una troupe fantasticata. E nella fisica degli scontri ecco danzare selvaggia e insieme ipnotica una camera a mano che non ha nessun dogma da seguire se non l’istinto mobile di un occhio continuamente stupito dagli eventi, come se fosse all’oscuro di tutto, vibrante e barbarico ma quasi inserito per caso nello spazio degli eventi. L’azzurro e il rosa slavati aggiungono una tonalità perversa e misteriosa a questo film silenzioso (pochissimi dialoghi) e assordante, che si apre su un’azione già in corso e si chiude senza titoli di coda, nella perfetta coscienza teorica del non essere mai stati lì (in questo ricorda l’energia rocciosa del grande Alexis Damianos). La macchina da presa sovente sembra smarrirsi, perde gli attori, manca l’azione, precipita nel cono di luce del suo stesso falso movimento. Nelle miriadi di direzioni intraprese si staglia, forse, l’informe, tutto ciò che il cinema (non) è.

OPHELIA                       99’              v.o. sott. it.

(Ophélia, Francia, 1962, b/n,)

Regia : Claude Chabrol

Con: André Jocelyn, Alida Valli, Juliette Mayniel, Claude Cerval, Robert Burnier Jean-Louis Maury, Lászlo Szabó Sacha Briquet

 Sconvolto dalla morte del padre e dalle nuove nozze della madre con lo zio, Yvan Lesurf, ragazzo ipersensibile e psichicamente instabile, si identifica con il principe Amleto e, dopo la proiezione nel suo paese dell’Amleto di Olivier, organizza una messinscena per accusare la madre e lo zio, colpevoli, secondo lui, dell’assassinio del padre. Ancora una variazione su temi shakesperiani, come il precedente L’OEil du malin, dove Yvan è un mitomane che teatralizza la realtà per modificarla a suo piacimento, ma non riesce a controllarne gli effetti: la sua pantomima provoca il suicidio dello zio che muore proclamando la propria innocenza e rivelando di essere il vero padre del ragazzo.

«Il mio protagonista, Yvan, è un malato che rifiuta la realtà, e cerca di modellare il mondo esterno a immagine della sua follia, di trascinare gli altri nel suo gioco. […] E poiché gli altri sono insoddisfatti della loro esistenza reale, accettano, tranne la donna che egli ha battezzato con il nome di Ophélia, che alla fine incarna la ragione trionfante». (C. Chabrol)

HOTEL BLU KAIEN                                   80’       v.o. sott. it.

(id., Giappone, 2012, col.,)

Regia: Koji Wakamatsu

Con: Arata, Hitomi Katayama, Go Jibiki.

Adattato da un romanzo di Yoichi Funado, il film segue il percorso di un uomo che, appena uscito di prigione, abbandonerà i suoi desideri di vendetta verso l’uomo che lo ha incastrato, in seguito all’incontro con una donna misteriosa che esercita sui due uomini un magnetismo incontrollabile. Musica di Jim O’Rourke. Inedito in italia.

 

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