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Torno finalmente a parlare di libri di cinema e media, dopo una pausa troppo lunga, passata a inseguire le altre informazioni cinefile e accademiche che volevo dare. Parliamo oggi di un libro davvero importante, Factual, Reality, Makeover. Lo spettacolo della trasformazione nella televisione contemporanea, edito da Bulzoni e curato da due delle principali studiose di televisione e media audiovisivi in Italia, ovvero Veronica Innocenti e Marta Perrotta. Si tratta di un volume a più voci, dove ciascun saggista ha preso in considerazione elementi significativi della televisione di oggi. Ci si concentra sull’ultra-contemporaneità, quindi gli argomenti di riferimento sono in buona sostanza i programmi dell’epoca del digitale terrestre e satellitare. Come recita la quarta di copertina, ci si occupa dei contenuti cui fa riferimento il titolo del libro, ovvero “cucina, fai da te, giardinaggio, moda e trucco, auto e animali domestici, rapporti genitori-figli. Allo stesso tempo, questi show scavano nelle paure e nelle manie della contemporaneità, diventando racconto collettivo della dialettica tra insoddisfazione e autoaccettazione, tra consegna alle cure dell’esperto e fiducia nelle proprie capacità. Questo volume esplora, secondo diverse prospettive teoriche e con un approccio multidisciplinare, il ruolo dei programmi di lifestyle e makeover nel racconto televisivo di oggi”.

Addentrandosi nel volume, molto aggiornato e bibliograficamente denso (a proposito, bella l’idea di offrire la bibliografia su web, qui), ci si imbatte in approfondimenti davvero brillanti, a cominciare da quelli delle due curatrici. Se Enrico Menduni sfida e supera brillantemente i pericoli di identificare la nozione di “realtà” nella storia, non solo recente, del piccolo schermo, Massimo Scaglioni e Luca Barra contestualizzano compiutamente la situazione dei programmi nel palinsesto contemporaneo (e ci danno anche la soddisfazione di vedere analizzata la pratica del simil-synch); se Marta Martina lavora comparativamente al rapporto tra tv, moda e dress code, Mariagrazia Fanchi e Sara Sampietro puntano giustamente in alto, cercando di scuotere il momento di stasi dei gender studies per ricordare che occuparsi di “femminile”, oggi, nella tv contemporanea è essenziale; ci sono poi studi di caso (dai tutorial di Youtube a SOS Tata o Cucine per caso) fino ad arrivare alla declinazione dei problemi identitari e di percezione del sé, o se si preferisce di “ideologia”, dei programmi di trasformazione: analizzano il problema, suscitando riflessioni di stampo psicanalitico, filosofico e di sociologia del gusto, autori come Elisa Giomi e Claudio Bisoni (con un convincente saggio sull’idea di esperto nella tv di oggi, e dialogando con Flusser, Latour e la filosofia del design).

Ovviamente, il libro è appassionante per i mediologi e i tv fan (o aca-fan) in genere, e potrebbe risultare meno attraente per i cinefili poco interessati alla sociologia dei media, ma – anche senza avere la dieta mediale onnivora del sottoscritto – dovrebbe invece stimolare anche gli irriducibili dei film studies. Qui c’è parecchia materia (grigia) su cui riflettere. Un volume davvero prezioso.

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