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Nuovo appuntamento con le recensioni dei libri di cinema e media. Oggi ci concentriamo su Tutta un’altra fiction – La serialità pay in Italia e nel mondo. Il modello Sky, a cura di Massimo Scaglioni, Luca Barra, Carocci editore, 28 euro. Nato da una ricerca che ha coinvolto tra gli altri Sky Italia, e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, in cui operano i bravi curatori, il volume si presenta come un punto di riferimento solido e documentato sul concetto di serialità italiana e sul sistema del più noto operatore satellitare. Ovviamente non è in un volume come questo – che lavora sui dati, sulla sociologia dei media e sull’analisi della tv – che dobbiamo cercare accenti critici o militanti nei confronti del sistema audiovisivo, scassatissimo, di questo paese. Tuttavia, quasi tutti i saggi sono di ottimo livello, e il libro in generale colma un vuoto importante intorno a oggetti che meritano invece tutta l’attenzione degli studiosi di cinema, tv e media digitali.

Nel libro si spiegano le modalità produttive, realizzative e strategiche attraverso cui Sky ha innovato la serialità italiana. Romanzo criminale, Moana, Quo Vadis Baby?, e molte altre, in attesa di Gomorra e 1992 vengono analizzate sia singolarmente sia in generale per comprendere quali elementi abbiano messo in gioco per riconsiderare elementi di qualità stilistica e dimensioni simboliche della fiction nostrana, legata – per ciò che concerne il panorama free – a modelli mestamente superati. La dimensione comparativa con l’Europa, e l’America ovviamente, garantisce un’osservazione a largo raggio, ma quel che più appassiona è la spiegazione esplicita del funzionamento di broadcast, distribuzione e programmazione del mondo della fiction internazionale, di cui Sky Italia rappresenta una fetta importante.

Per quanto riguarda il sottoscritto, sostenitore del molto criticato In Treatment nostrano, la frequente citazione di questa serie e le analisi in proposito sono state illuminanti, e più convincenti di un giudizio critico comunque positivo. Tra i saggi, oltre a quelli “sistematici” dei due curatori, si segnalano quello di Marco Cucco, che analizza l’impatto della fiction sul sistema-paese, e quello di Brembilla e Pescatore, sui modelli seriali. La sezione denominata “Sguardi”, più valutativa, funge anche da spartiacque (e qui eccelle Ruggero Eugeni, mettendo a fuoco con lucidità ammirevole il concetto di “neo-epico” che la fiction Sky costruisce; si poteva evitare invece l’intervento, deludente e fuori tema, di Mariarosa Mancuso). La parte terza offre studi di caso, e la quarta funge da utile guida ai sistemi di produzione seriale degli altri paesi.

In buona sostanza, Tutta un’altra fiction è primariamente un libro serio e utile (due aggettivi che non sempre, e certamente non sempre insieme, possono essere attribuiti a qualsiasi volume saggistico o accademico), con punte interpretative inattese all’interno di un lavoro da “media research” che comunque non denuncia sbavature.

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