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ROY MENARINI

Cinefilia, ricerca, visioni

Mese

aprile 2014

Cinema, Africa, Jacopetti: riflessioni su due libri

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Che sia ancora particolarmente difficile parlare di Gualtiero Jacopetti lo dimostra, forse per il fatto stesso di essere uscito solo nel 2014, l’interessante libro di Stefano Loparco Graffi sul mondo – Gualtiero Jacopetti (qui il booktrailer). Il volume, molto denso, edito da Il Foglio Letterario nell’ormai conosciuta collana diretta da Fabio Zanello, ha un approccio “vita e opere”, che cerca di non dimenticare nulla per strada. Dunque, oltre a una ricostruzione biografica molto utile, ci sono anche testimonianze numerose – da Pietro Cavara, figlio di Paolo, a Riz Ortolani e molti altri –, parecchi materiali, soggetti e stralci, documenti di censura e scartafacci vari. Diciamo che adesso i lavori su Jacopetti saranno certamente facilitati – mentre la casa editrice annuncia una imminente monografia su Paolo Cavara, che si annuncia altrettanto interessante. Detto questo, bisogna elogiare Loparco per aver cercato una collocazione sensata tra coloro che liquidano Jacopetti come un fascista e un razzista di cui non si deve nemmeno parlare seriamente, e i cinefili coprolaliaci dell’ultima ora, che fanno dei suoi film una non ben precisata fuga da ogni modello cinematografico e cercano un gesto di puro cinema, quasi macmahonista, nella sua filmografia. Loparco, anche grazie alla ricostruzione del percorso giornalistico, ideologico e politico di Jacopetti, ne spiega tutte le contraddizioni, lo dipinge come un anarco-liberista dalle idee spesso confuse e dalla vita avventurosa quando non catastrofica, e in buona sostanza sembra centrare il bersaglio senza perdersi in difese d’ufficio. La natura vincente del volume è proprio quella di mettere in luce i pochi gradi di separazione tra il mondo dell’editoria o della produzione o del cinema ufficiale, e l’esistenza di un cinema così infernale come quello di Jacopetti. Non solo Jacopetti abita prima e dopo entrambi gli universi, ma le immagini stesse sono declinate in un sistema di porosità sorprendente con le soglie del visibile, pur in epoca di perbenismo e finto progressismo. Le analisi dei film, invece (specie per Africa addio), pur legittime da un punto di vista critico, sembrano mancare di sostanza interpretativa. Ci vuole, infatti, una preparazione accademica molto vasta, che fa capo soprattutto ai post-colonial studies, per avvicinarsi davvero al (e discutere del) senso politico ed etnografico di questo cinema – sia pure, va ribadito, all’interno di un libro prezioso.
Peccato, infatti, che un altro volume recente (di ormai qualche mese fa, peraltro) curato da Leonardo De Franceschi, e nato in questo caso in pieno mondo universitario, non si occupi a lungo di Jacopetti e anzi lo liquidi abbastanza sbrigativamente, perché fuori dal contesto di indagine. Si capisce bene che al gruppo di studiosi che anima il ricchissimo libro L’Africa in Italia – Per una controstoria coloniale del cinema italiano interessa soprattutto aprire anche in Italia una direzione di ricerche piuttosto ignorata e lanciare, grazie a una collana apposita, letture contemporanee di ambito post-coloniale. Leggendo i testi – molti gli studiosi coinvolti (Luigia Annnunziata, Rosetta Giuliani Caponetto, Alice Casalini, Maria Coletti, Shelleen Greene, Alessandro Jedlowski, Simone Moraldi, Farah Polato, Vito Zagarrio) – pare proprio che le premesse dell’opera siano ampiamente rispettate, e le promesse mantenute. Quali? “Analizzare la rappresentazione dell’alterità, in questo caso collegabile all’Africa, in cui troppo spesso sopravvivono schemi ereditati dal repertorio del razzismo fascista e coloniale, ad esempio nel ruolo destinato al protagonista straniero, in particolare per l’attrice nera, o nel casting che ancora non ricerca professionalità o aderenza al personaggio a prescindere dal colore della pelle”. Alla fine viene proposta una notevole raccolta di dati, con schede di 507 cineasti afrodiscendenti che sono stati attivi a vario titolo (attori, registi, tecnici…) nella cinematografia italiana. Più volte, nei saggi, torna il tema del soggetto subalterno, quello che (aggiungiamo noi) rimane inerme di fronte alla macchina da presa e rischia di non avere voce in capitolo nei processi di realizzazione e definizione del film.
Tornando a Jacopetti, infatti, forse non si tratta solamente di analizzare le pellicole e cercare di comprendere la dimensione culturale nella quale si muovono il regista e la sua odiatissima operazione, quanto piuttosto di capire se – riuscita o meno che sia da un punto di vista etico – i soggetti rappresentati siano materialmente subalterni o “solo” iconograficamente subalterni. Di qui (e non in termini giuridici) passa tutta la differenza del mondo.

Festival e telefilia 23 aprile 2014

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Ecco nuovi aggiornamenti per questo ricchissimo periodo di attività cinefile. Si comincia:

– Apre il 24 aprile la 62a edizione del Trento Film Festival, con la cura artistica dell’amico Sergio Fant. Tra le tante sezioni, ci piace segnalare questa, dedicata al Messico: “Dopo le edizioni dedicate alla Finlandia, alla Russia e alla Turchia, “Destinazione…” attraverserà per la prima volta l’Atlantico puntando sul Messico, e in particolare sui suoi territori interni, rurali e remoti, abitati da comunità che lontane tanto dalla metropoli Città del Messico, quanto dalle mete più note del turismo internazionale, tengono viva l’identità e le tradizioni del paese.
Per il Messico la scoperta di questi luoghi e paesaggi è virtualmente iniziata nell’edizione 2013 del Trento Film Festival con il Premio Speciale assegnato dalla giuria del Concorso Internazionale al film No hay lugar lejano della giovane regista Michelle Ibaven. Nell’edizione 2014, il viaggio riprenderà con altri affascinanti documentari d’autore, scelti dai programmi dei migliori festival messicani e internazionali, che avranno per protagonisti i volti e le storie del Messico più autentico. Il racconto della vitalità delle comunità rurali, ma anche delle difficili situazioni con cui devono confrontarsi per sopravvivere e difendere i loro territori e le loro tradizioni, sarà affiancato da quello di altri fenomeni che vedono il territorio messicano al centro di dinamiche urgenti e complesse: la violenza scatenata dalla guerra tra i cartelli del narcotraffico, che investe drammaticamente anche le popolazioni locali innocenti, e l’emigrazione che porta migliaia di persone dal Sud e Centro-America ad attraversare il paese, le sue montagne e i suoi deserti, in direzione della frontiera con gli Stati Uniti, un tempo teatro di epopee western e rivoluzionarie, oggi uno dei territori più controllati al mondo, segnato per l’intera lunghezza da una lugubre barriera. Il Messico oggi offre una cinematografia capace di affrontare con originalità questi temi e che sta rivelando autori capaci di imporsi all’attenzione tanto dei migliori festival internazionali quanto dell’industria cinematografica mondiale, come Alfonso Cuaròn, Guillermo Del Toro, Alejandro González Iñárritu e Carlos Reygadas. Dietro di loro è cresciuta una nuova generazione di produttori e registi, che raccontano la realtà del loro paese con un cinema poetico capace di parlare al mondo, malgrado risorse spesso limitate. È a loro che offrirà una vetrina la selezione cinematografica di “Destinazione… Messico”, che può contare sulla partnership e la collaborazione dell’Instituto Mexicano de Cinematografía (IMCINE), presentando 14 film recenti, sia lunghi che cortometraggi, principalmente documentari con l’eccezione di Aquí y allá di Antonio Mendez Esparza, dal Festival di Cannes 2012″.

– Parte a Torino il 30 aprile il Torino Gay & Lesbian Film Festival: 129 film provenienti da 40 nazioni diverse; con 7 pellicole, ci sarà un grande spazio per la Corea del Sud. Quattro film portano la firma di Lee Song Hee-il, regista molto attento alle problematiche sociali del suo paese, che sarà protagonista di un Focus e della serata dedicata alla lotta contro il bullismo con il film Night Flight (2014). Questo melò duro e violento, presentato all’ultimo Festival di Berlino, racconta le vicende di tre studenti sudcoreani in un crescendo di sopraffazioni e tensioni, fino alla resa dei conti con il passato e con le proprie identità. Altra sezione di approfondimento sarà “Dalla Russia con amore”. Il TGLFF vuole porre l’attenzione su un delicato momento sociale con film di finzione e documentari di denuncia sulla situazione della comunità LGBT in questo paese. I titoli in programma comprendono due lungometraggi, Sayat Nova (Il colore del melograno) di Sergej Parajanov – precursore della cinematografia gay in Russia già negli anni del regime, più volte arrestato – e Campaign of Hate: Russia and Gay Propaganda di Michael Lucas, e tre cortometraggi, The Beginning di Eleonora Zbanke, I Love Her di Darya Perelay e I’ve Only Just Begun di Elias Koskimes. Ci saranno infine tre omaggi a tre grandi artisti. Derek Jarman, del quale nel 2014 ricorre il ventennale della scomparsa e di cui sarà proposto Caravaggio (1986) in versione restaurata. Poi Philip Seymour Hoffman, trovato senza vita il 2 febbraio scorso a New York, con la proiezione di Flawless (USA, 1999) diretto da Joel Schumacher, film che lo vede accanto a un grandissimo Robert De Niro. E infine Lou Reed, che ci ha lasciati l’anno scorso. Il suo storico concerto del 2006 a New York è al centro di Lou Reed’s Berlin (2007), diretto da Julian Schnabel.

– Bellissimo seminario/convegno sempre a Torino: i docenti e i ricercatori in Storia e Teoria dei Media dell’Università di Torino vi invitano al prossimo seminario dal titolo “Ombre oniriche. Il sogno nei media”, realizzato in collaborazione con l’Indirizzo Spettacolo e Musica del Dottorato in Lettere (Scuola di Dottorato in Studi Umanistici) e con il patrocinio del Centro Torinese di Psicoanalisi, che si terrà il 29 aprile alle 13.30 presso Bibliomediateca Mario Gromo – Via Matilde Serao 8/a – Torino
Introduzione di Peppino Ortoleva – Università di Torino
Interverranno:
Silvio Alovisio– Università degli studi di Torino
“Dormire, sognare forse …”: su alcune scene oniriche nel cinema delle  origini

Massimo Locatelli – Università Cattolica, Milano
Sogno e proiezione: psicologie del cinema nella cultura germanica
(1911-1931)

Maria Teresa Palladino – Psicoanalista, membro SPI
Narrare un sogno, narrare un film

Valentina Re – Università Ca’ Foscari, Venezia
“Sign in and start dreaming”: forme di circolazione ed elaborazione del sogno nei social media

Miriam Visalli – Università degli studi di Torino
Sheldon Cooper sogna pecore elettriche? Sospensioni oniriche nella  serialità televisiva contemporanea

Discussant Giulia Carluccio – Università degli studi di Torino

– Per quanto riguarda la programmazione televisiva, importantissima la programmazione di Fuori Orario (tanto per cambiare) da venerdì 25 e nelle consuete serate del weekend spazio al cinema sperimentale con i corti di Paolo Gioli, i lavori di Pia Epremian, Romano Scavolini e film di Sandro Franchina. Prima visione il 3 maggio notte anche per Sette opere di misericordia dei Fratelli De Serio, programmato alle 2.35 di notte. Sigh.

Uscite pasquali

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Per augurare buona Pasqua ai miei lettori, e dare appuntamento al rientro dalle (brevi) festività, segnalo alcune nuove uscita e news appena giunte alla mia attenzione.

– Eravamo in debito della segnalazione del n. 7 della rivista Immagine – Note di storia del cinema, pubblicata dall’AIRSC – Associazione Italiana per le Ricerche di Storia del Cinema:la rivista ospita nella prima parte un corposo saggio di Gian Piero Brunetta dedicato alla storiografia del cinema muto italiano. La seconda parte è invece dedicata al cinema italiano del Dopoguerra.  Questo numero di “Immagine” è curato da Federico Pierotti e Federico Vitella. Ecco il sommario:
*”Sette, anzi 8½” a cura di Federico Pierotti e Federico Vitella, p. 7

*Gian Piero Brunetta: “La riscoperta di Atlantide. Tappe di storia della storiografia del cinema muto italiano”, p. 9

*Anna Gilardelli: “Lollo vs. Marilyn. La rappresentazione del corpo femminile nel cinema e nelle riviste degli anni Cinquanta”, p. 73

*Federico Striuli: “Al fuoco! La tragedia della Minerva Film”, p. 103

*Massimiliano Gaudiosi: “La città dei giorni dispari. Napoli nel cinema di Eduardo”, p. 130

*Simone Starace: “‘Una canzonetta, così alla buona’. Spettacolo e metaspettacolo nel cinema di Mario Costa”, p. 148

*Fabrizio Natalini: “Fellini, Flaiano, Pinelli… e gli altri. Considerazione sul finale di ‘La dolce vita’”, p. 166

*Paolo Grassini: “Intorno al soggetto di ‘8½’. Note per la ricostruzione della genesi del film, p. 192

 

– Arrivati i primi contenuti del Cinema Ritrovato 2014: qui il link. Parole d’ordine: 100 anni di Charlot, William Wellman, il cinema anti-Hitler, la nouvelle vague polacca e il cinemascope (questa sezione è davvero cinefila), Freda, Dulac, Frascaroli e persino il cinema ottomano.

 

– Intanto si scaldano i motori anche del Festival di Pesaro: giunta alla venerabile, 50a edizione, propone tra le altre cose:

Il nuovo cinema indipendente statunitense
Anche negli Stati Uniti esiste un cinema indipendente e sperimentale. Certamente è uno dei lati meno conosciuti della cinematografia del continente americano, anche se è un tipo di produzione che, nell’era post 11 settembre, negli ultimi anni ha dato grandi segni di sperimentazione e di rinnovamento. Si tratta di film, come quelli diretti da Amos Poe, John Gianvito, Abigail Child, James Franco, che sono stati realizzati al di fuori delle modalità commerciali dominanti di produzione e che, proprio grazie a ciò, lasciano ai singoli registi grande libertà di espressione formale. Stilisticamente le opere proposte sono molto eterogenee, si va dal found footage all’animazione al live action ma anche a forma ibride sta documentario e finzione. Si tratterà di una selezione (con la collaborazione di Jon Gartenberg) che cercherà di fornire una visione convincente di un panorama culturale ma anche socio-politico che tocca temi come la struttura della famiglia o il tessuto della comunità. Senza dimenticare i nomi di importanti registi sperimentali del passato come Marie Menken, Jack Smith e Danny Williams della factory di Andy Warhol su cui, nell’ultima decade, sono stati realizzati alcuni interessanti ritratti.

Il cinema d’animazione italiano
L’animazione italiana forma parte di un universo molto poco conosciuto se non nelle sue forme di maggiore successo come, ad esempio, la factory Rainbow creata da Iginio Straffi con le sue Winx. Un fenomeno che mostra il fermento di idee e le capacità tecniche che si celano dietro uno dei settori cinematografici più complessi e costosi da realizzare.
Il tentativo di questa retrospettiva è di fare luce sugli autori di animazione meno famosi ma non per questo meno significativi in quanto a visione innovativa e alla capacità di produrre nuovo cinema. In questa approssimazione a una storia contemporanea dell’animazione italiana non si può certo dimenticare il ruolo fondamentale che proprio le Marche hanno avuto e continuano ad avere nel panorama nazionale. Grazie principalmente alla fucina di veri e propri talenti che la Scuola del Libro di Urbino è riuscita negli anni a esprimere. Da quando nel lontano 1951 venne istituita la sezione Disegno animato che ha portato alla creazione di forme espressive originali preparando illustratori e animatori tra i più importanti oggi in Italia come, tra gli altri, Gianluigi Toccafondo, Roberto Catani, Magda Guidi, Mara Cerri, Beatrice Pucci, Simone Massi.
L’animazione ha la necessità di collocarsi al di fuori delle regole canoniche dei diversi generi per proporre esplorazioni innovative di forme espressive e indagare questo mondo significa entrare in contatto con la parte più innovativa, fantasiosa e libera degli artisti del nostro paese. Aspetti che verranno sottolineati nel volume monografico “Il mouse e la matita” (a cura di Bruno Di Marino e Giovanni Spagnoletti) edito con Marsilio.

Pesaro 50. Il cinema, i film/Omaggio Lino Miccichè 28° Evento Speciale Il 28° Evento Speciale, a cura del comitato scientifico della Mostra, sarà incentrato sulla riflessione e sulla celebrazione delle 50 edizioni della Mostra. Tre le principali linee programmatiche dell’Evento: una retrospettiva, un convegno, un omaggio a Lino Miccichè che, insieme a Bruno Torri, ha fondato la manifestazione e poi ne è stato il direttore per 24 anni.

Retrospettiva. Proiezione di una ventina di titoli in edizione originale tra i più importanti presentati nelle prime dieci edizioni del festival (tra gli altri: Diamanti nella notte (Jan Nemec, 1965), Rysopis (Jerzy Skolimowsky, 1965), L’uomo non è un uccello (Dusan Makavejev, 1966), Nicht versohnt (Jean-Marie Straub, 1966), Made in USA (Jean-Luc Godard, 1967), Memoria del subdesarrollo (Tomas Gutierrez Alea, 1068), Satellite (Mario Schifano, 1968), Tropici (Gianni Amico, 1968), Notte e nebbia del Giappone (Nagisa Oshima, 1972), O passado e o presente (Manuel de Oliveira, 1973), C’era una volta un merlo canterino (Otar Ioseliani, 1973), El espiritu de la colmena (Victor Erice, 1974).
Un convegno internazionale (a cura di Bruno Torri) farà il punto sull’idea di nuovo cinema tra passato, presente e, soprattutto, futuro.
Omaggio a Lino Miccichè con la proiezione dei documentari da lui realizzati e una scelta delle apparizioni televisive più significative (in collaborazione con Rai Teche). Verrà inoltre proposto il documentario di Francesco Micciché (curatore dell’omaggio) “Lino Miccichè, mio padre. Una visione del mondo”.

Concorso Pesaro Nuovo Cinema-Premio Lino Miccichè
Sezione a concorso con sette film provenienti dai punti caldi della produzione cinematografica mondiale tutti all’insegna del Nuovo Cinema. Come sempre il Concorso proporrà una ricognizione a 360 gradi sulle migliori opere prime o seconde di registi, generalmente giovani, che altrimenti non avrebbero modo di arrivare nel nostro paese.

Ciclo filmico della tragedia Endogonidia della Socìetas Raffaello Sanzio
Il Ciclo Filmico della Tragedia Endogonidia della Socìetas Raffaello Sanzio, di cui Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti hanno curato la regia, le riprese e il montaggio, rappresenta gli 11 spettacoli teatrali rappresentati in altrettante città europee tra il 2002 e il 2004, e in seguito in tutto il mondo. I video non hanno lo scopo di documentare il teatro ma di creare ulteriori oggetti di contemplazione. Accompagnano il progetto, in forma di videoinstallazione, due scenografie elettroniche realizzate appositamente per tre episodi del ciclo teatrale.

 

– E, visto che di festival estivi stiamo parlando, ecco anche l’annuncio dei film di apertura e chiusura del Biografilm Festival:

Jimi: All Is by My Side, scritto e diretto da John Ridleyadattamento di 12 anni schiavo), aprirà la decima edizione di Biografilm Festival, che si svolgerà a Bologna dal 6 al 16 giugno. incontro con la sua amica e mecenate Linda Keithicona mondiale. Presentato in anteprima mondiale allo scorso Toronto International Film Festival, il film ha entusiasmato la critica per la misura e lo stile con cui racconta un anno cruciale nella vita di quello che in molti considerano il più grande chitarrista della storia. attore e musicista André Benjamin (in arte: André 3000anni animatore del duo Hip Hop degli OutKast e diventato una star internazionale nel 2004 con il successo del singolo Hey Ya!, il cui memorabile videoclip gli ha aperto le porte di Hollywood. Dapprima con Four Brothers di John Singleton, poi con Revolver di Guy Ritchie, e ora con un’interpretazione magistrale di uno degli artisti da sempre considerati tra i più irrappresentabili sul grande schermo.
Nel cast anche la giovane stella emergente Imogen Poots (V per Vendetta, 28 settimane dopo, Jane Eyre), a breve nelle sale italiane con il nuovo Nick Hornby Non buttiamoci giù e al fianco di Aaron Paul nell’adrenalinico Need for speed, tratto dall’omonimo videogioco.

Frank, la nuova commedia con Michael Fassbender, sarà il film di chiusura della decima edizione del Biografilm Festival, che si svolgerà a Bologna dal 6 al 16 giugno. Il film, presentato in anteprima al Sundance Film Festival e acclamato dalla critica alla scorsa edizione di SXSW (South by Southwest), è liberamente ispirato al personaggio di Frank Sidebottom, alter ego del comico e musicista britannico Chris Sievey.

Periscopio cinefilo 16 aprile 2014

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Davvero ricca l’infornata di contenuti cinefili questa settimana. Cominciamo a spron battuto:

– Sul sito di MOVIE, da qualche giorno, si possono scaricare legalmente e gratuitamente alcuni volumi di collane cinema della Wallflower, in formato epub o Mobi. I primi tre da scaricare qui sono: The Police Series, by Jonathan Bignell, Movies and Tone, by Douglas Pye, Reading Buffy, by Deborah Thomas.

– Nuovo numero, free online, per Film History: An International Journal.

– Nuovo numero, free online, di Cinej – Cinema Journal, con quasi 200 pagine di saggi e analisi, dalle serie Tv a Merleau-Ponty, da Hollywood a Kiarostami.

– Nuovo numero di Sequence, dedicato al “maternal melodrama”.

– Qualcuno ricorderà che avevamo parlato della conferenza mondiale di film studies, SCSM a Seattle. Ebbene, il blog Film Studies for Free offre ora un post in cui, oltre a presentare la nuova rivista [In] Transition, elenca numerosi link dove rivedere e riascoltare brani del megaconvegno.

– Sul blog The Cine-Tourist, divertente inventario dei pittori citati nei film della nouvelle vague.

Bel saggio su cinema e marijuana (!) di Jonathan Rosenbaum.

– Annunciamo orgogliosamente il nuovo numero, il 5, di Cinergie – Il cinema e le altre arti, rivista open access diretta dal sottoscritto. Spicca, insieme a molti saggi di impegno garantito, lo speciale curato da Giovanna Maina e Federico Zecca sull’erotismo nel cinema italiano degli anni Sessanta.

Festival e convegni:

– si impone in questi giorni #nuovocinemamilano. Dal 15 al 17 aprile nella storica sala del Cinema Orchidea – riaperto eccezionalmente e temporaneamente per l’occasione – e presso lo Spazio Oberdan, debutta , rassegna cinematografica organizzata, in collaborazione con il Comune di Milano, dal MFN Milano Film Network, progetto nato grazie al sostegno della Fondazione Cariplo che unisce l’esperienza e le risorse dei sette festival di cinema milanesi per offrire una proposta culturale lungo tutto l’anno e una serie di servizi per chi si occupa di cinema e audiovisivo a Milano e in Italia. Fanno parte del Milano Film Network il Festival del Cinema Africano d’Asia e America Latina, Festival MIX Milano, Filmmaker, Invideo, Milano Film Festival, Sguardi Altrove Film Festival, Sport Movies & Tv Fest. In programma:

Mercoledì 16 aprile una giornata di proiezioni sempre al Nuovo Orchidea con una selezione di film che hanno riscontrato maggior successo di critica e pubblico nelle ultime edizioni dei sette Festival del Network. Si parte alle 17.30 con La via del Ring di Daniele Azzola premiato con la Guirlande d’Honneur allo Sport Movies & Tv 2010; si prosegue alle 18.30 con Eat, Sleep, Die di Gabriela Pichler, premiato come Miglior Film e Menzione Speciale all’Attrice a Sguardi Altrove Film Festival 2013; alle 20.30 segue 7 Cajas di Juan Carlos Maneglia e Tana Schembori vincitore del Premio del Pubblico al 23° Festival del Cinema Africano d’Asia e America Latina 2013; si chiude alle 22.30 con Interior. Leather Bar un film di James Franco e Travis Mathews, presentato al Festival MIX Milano. Giovedì 17 aprile ci si sposta allo Spazio Oberdan per altre due proiezioni: alle 20.30 El Impenetrable di Daniele Incalcaterra e Fausta Quattrini, Secondo Premio a Filmmaker Festival 2012; e alle 22.30 si chiude con In Bloom un film di Nana Ekvtimishvili e Simon Gross vincitore del Premio del Pubblico all’ultimo Milano Film Festival.

 

 

 

Cinema a Bologna (settimana pasquale 2014)

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Esausti dopo Future Film Festival e Live Arts Week, oltre che sopravvissuti ai tanti appuntamenti della settimana scorsa, facciamo solamente un breve riferimento ad alcuni appuntamenti pre-pasquali, ricordando sempre di consultare i programmi di Kinodromo e Sala Bio Bologna, e in particolare:

il 16 aprile, ore 21.45 SalaNomadica|SpazioMenomale, dove viene presentato Mal di Libia: Attraverso racconti di viaggio, appunti e polaroid raccolte durante le riprese di un film documentario, Antonio Martino e Nancy Porsia, raccontano una terra per lo più a noi sconosciuta attraverso un punto di vista assolutamente inedito: “Muammar Gheddafi l’aveva detto prima di morire: «Senza di me verrà al Qaeda. Ci sarà una jihad, di fronte a voi, nel Mediterraneo. E gli islamisti invaderanno l’Europa». Allora apparsero le minacce di un dittatore pazzo, quale era in effetti diventato il Colonnello in oltre 40 anni di potere assoluto nella sua Jamahiriyya, la Repubblica libica popolare e socialista fondata con il colpo di Stato del 1969. E invece, a oltre due anni dalla sua morte nell’ottobre 2011 va nella direzione dell’Afghanistan post Guerra fredda: una terra di nessuno in mano a brigate rivali e con troppe armi in circolazione, che di mese in mese si riempe di estremisti islamici, trascinando nel caos della jihad e dei traffici criminali anche l’Africa sub-sahariana”.

Lo stesso giorno (purtroppo) grande giornata al Lumière con la presentazione del bellissimo Die Andere Heimat, quarto capitolo della saga di Edgar Reitz, alla presenza del regista. Tra la prima e la seconda parte piccolo rinfresco in collaborazione con il Centro Costa.

Per il resto, torneremo nei prossimi giorni con recensioni di libri e periscopi cinefili.

 

 

Periscopio cinefilo 9 aprile 2014

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Ed eccoci pronti a segnalare nuovi appuntamenti cinefili tra festival, tv ed editoria:

– comincia a Pordenone il suggestivo “Le voci dell’inchiesta”, diretto come sempre da Marco Rossitti. Quest’anno verrà dato spazio a tre importanti anniversari: i 90 anni della Radio (6 ottobre 1924), i 60 anni della Televisione (3 gennaio 1954), i 90 anni dell’Istituto Luce (settembre 1924). Tre anniversari da ricordare e festeggiare nelle sezioni retrospettive del festival “senza alcun intento monumentale e celebrativo” – come spiega il direttore Rossitti – “ma che vogliono portare alla superficie, con rapide immersioni nelle profondità dei rispettivi archivi audio visuali, un consistente ed inestimabile patrimonio immateriale”.  L’anniversario della Televisione diverrà occasione per l’omaggio – nell’ottantesimo anniversario della nascita – ad Andrea Barbato (1934-1996), uomo politico, scrittore, autore televisivo e teatrale, sceneggiatore e cronista.

– in televisione segnaliamo in arrivo una retrospettiva di Fuori Orario su Manoel de Oliveira: nella notte tra venerdì 11 e sabato 12 Le soulier de satin, che prosegue anche la notte successiva, cui farà seguito La divina commedia. Domenica notte Mon cas e Benilde, lunedì Il passato e il presente, e via via nei giorni successivi I cannibali, La caccia, A caixa, Lisbona capitale d’Europa, Inquietudine, Giorno della disperazione, Gebo e l’ombra…

– uscito il n. 19 di La Furia Umana versione online, con speciale “Cinema and Revolution”.

– continuano i ritratti di critici americani da parte di David Bordwell. Ecco quello su Parker Tyler.

nuovo numero di “Deletion”, rivista free online dedicata alla fantascienza, questo il menu (issue dedicata in gran parte al rapporto tra fantascienza e femminismo):

Sue Lange’s The Intervention grapples with two social issues which have been outside feminist science fiction’s purview: the fact that men are increasingly opting out of education and the opinion that prostitution can be a legitimate way for women to earn a living.

Sheila Finch is newly venturing into science fiction scholarship detailed in her piece Murgatroyd, Maybe.

Seo-Young Chu’s Science-Fictional North Korea: A Defective History provides a first effort to describe North Korea in terms of science fiction.

Wangechi Mutu’s The End of eating Everything uses video art to provide an innovative means to confront global consumption.

Elyce Helford’s That Old Black Magic: Women, Race, and Post-Millennial U.S. Science Fiction Television discusses current images of black women on television.

Elizabeth Lundberg’s A Sense of Wonder and Other Feminist Feelings addresses the present state of feminist science fiction theory.

Marleen S. Barr defines ‘SF/memoir’ as a combination of autobiography and science fiction in her The Pen Is Mightier than the Coop Board’s Borg Queen: A SF/Memoir.

Cinema a Bologna (7-13 aprile 2014)

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Nuova tornata di appuntamenti per cinefili a Bologna. Citiamo per primo Live Arts Week III, festival che guarda in parte anche al cinema e nella sua accezione più radicale e sperimentale. L’evento si terrà dall’8 al 13 aprile, ideato e realizzato come sempre da Xing, e propone un ricco programma, a cominciare dalla prima serata, di cui parliamo tra poco, al giorno martedì. Andiamo con ordine:

LUNEDI 7: Alle 21, Kinodromo (cinema Europa), in collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna ritorna per il secondo anno, “I mestieri del cinema”, serata di premiazione dei professionisti coinvolti nella realizzazione dei cortometraggi in concorso alla XX edizione del festival Visioni Italiane 2014. Dalla sceneggiatura al trucco, dalla fotografia alla scenografia, una serata dedicata ai mestieri di chi lavora dietro lo schermo. Una giuria composta da professionisti ha accuratamente visionato i cortometraggi in concorso al Festival Visioni Italiane 2014 ed ha assegnato un premio per ogni comparto tecnico. Nel corso della serata i premiati ritireranno i loro meritati premi e noi avremo l’occasione di incontrarli e di sentirli parlare e, allo stesso tempo, di rivedere i corti frutto del loro lavoro.

MARTEDI 8: all’Odeon anteprima alle 21, per Sala Bio Bologna, di Grand Budapest Hotel, nuovo film di Wes Anderson: il film, vincitore del Gran Premio della Giuria allo scorso Festival di Berlino, è ambientato in una località termale di fantasia nell’immaginario stato alpino di Zubrowka, per il quale Anderson ha creato non solo un’estetica visiva completa, ma anche una coerente storia del 20º secolo che rispecchiasse quella dell’Europa Orientale

Ed eccoci arrivati al festival: alle 21 Live Arts Week III inaugura a MAMbo con Nervous Magic Lantern, storico happening di expanded cinema presentato ora, per la prima volta in Italia, dal pioniere del cinema sperimentale Ken Jacobs con l’intervento sonoro dal vivo di uno dei protagonisti dalla musica d’avanguardia newyorkese, Aki Onda. Nervous Magic Lantern è il dispiegamento davanti ai nostri occhi di un film inusitato, privo di attori, senza una trama e paradossalmente senza un supporto materiale (nè pellicola nè video). Utilizzando tecniche pre-cinematografiche, Ken Jacobs crea un’esperienza visiva tridimensionale e allucinatoria, nella quale prendono vita fenomeni impossibili e luoghi inesistenti, nell’impalpabile dimensione creata dai raggi di proiezione.
>> La stessa sera prendono il via le due installazioni prodotte da Xing, ospitate lungo l’intera settimana, sempre negli spazi di MAMbo:
>> Waiting Room, dell’artista e compositore tedesco Daniel Löwenbrück, è un ambiente, una stanza nera all’interno di una stanza bianca: una scatola esistenziale per due persone poste faccia a faccia. Rumori distinti, silenzio introspettivo, suoni del corpo, debolezza e imbarazzo. Le performance di Daniel Löwenbrück (che si esibirà anche in una azione venerdi 11 aprile) possiedono una natura insieme poetica, ritualistica e terapeutica, sfiorando spesso l’assurdo e mescolando diverse tattiche delle avanguardie europee.
>> Processo al Mochi/The size of a green pea, opera di Canedicoda, artista visivo e sonoro, designer e grafico, è un ‘video-giardino’ che ospita un campionario di efflorescenze – delicate o mostruose – da lui collezionate nel corso degli anni da YouTube. Presentando per la prima volta una selezione di preferiti dal suo vasto archivio, Canedicoda apre a MAMbo un suo surfing club offline e temporaneo per sei giorni. Organizzandolo per gruppi tematici, ci offre uno sguardo individuale e collettivo, mirato e contemporaneamente multiplo.

Parte in parallelo durante il giorno, da martedi 8 a sabato 12 aprile (dalle 12.00 alle 19.00, ogni 30 minuti, con prenotazione obbligatoria), Time has fallen asleep in the afternoon sunshine – A library of living books, progetto speciale condotto dalla performer norvegese Mette Edvardsen, la cui versione italiana è stata prodotta da Live Arts Week. Un gruppo di persone che ha imparato a memoria un testo a sua scelta, forma un catalogo di libri viventi ‘consultabili’ nella biblioteca. I libri sono a disposizione e possono essere richiesti al desk e portati in un angolo tranquillo della biblioteca per essere ascoltati. Mette Edvardsen esplora in questo modo lo spazio sensibile tra performance e linguaggio, corpo e memoria, apprendimento e cancellazione. L’intero progetto si ispira a Fahrenheit 451 e rappresenta un’esperienza straordinaria proprio per la sua semplicità. Con naturalezza disarmante e senza l’intermediazione dell’oggetto fisico, i libri viventi ci ricordano che imparare un testo a memoria è un atto d’amore che mobilita la memoria e l’oblio.

MERCOLEDI 9: Quarto appuntamento del ciclo “Ombre sulla Repubblica”. Proiezione del documentario “Genova 2001. Processi di memoria”; a seguire dibattito con i registi Toni Rovatti, Eddy Olmo Denegri, Barbara Conserva, Claudia Capelli, Chiara Donati. Martedì 1 aprile, aula II via Zamboni 38, Facoltà di Lettere, ore 19. Genova 2001. Processi di memoria è un recente lavoro collettivo la cui volontà è quella di riannodare i fili della memoria, storica e personale, di chi ha vissuto sulla propria pelle la tragedia di Genova. Partendo dalle sentenze definitive sui fatti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto, ci si interroga sul significato politico che esse hanno avuto sul movimento e sulla spaccatura, non ancora sanata, che hanno generato al suo interno. Qual è l’eredità di un movimento che ha visto in Genova l’apice di un ciclo di lotte globali a cui si è voluto dare fine repentina tra via Tolemaide, piazza Alimonda e la scuola Diaz?

Alle 18, intanto, presso la Galleria De’ Foscherari, riprende l’attività con una nuova rassegna, questa volta dedicata all’Underground cinema, cioè alla Neoavanguardia cinematografica americana. Dopo le Avanguardie europee e la loro emigrazione negli Stati Uniti, vengono proposti i film più significativi di una straordinaria stagione culturale, quella che ha visto l’affermarsi dell’Actionpainting, del New Dada e della Pop Art, nelle arti figurative; della letteratura beat; del teatro gestuale e della musica post-dodecafonica. Quello che Pietro Bonfiglioli, in un saggio riportato nel volume La rivisitazione delle Avanguardie cinematografiche, disponibile in Galleria e al cinema Lumière, chiama Il cinema dell’esclusione ha una sua specifica e fondamentale collocazione nell’ambito del turbinoso ripresentarsi delle Avanguardie alla ribalta internazionale negli anni cinquanta e sessanta. La furia iconoclasta, che spinge la critica dell’arte fino alla destrutturazione della comunicazione stessa, trova nel cinema underground ineludibili punti di riferimento, costituiti dall’opera di filmakers come S. Brakhage, K. Anger, G. Markopoulos e J. Smith (tutti presenti nella rassegna), nonché un suo superamento critico nel cinema pop, in particolare nelle opere filmiche di A. Warhol, anch’esso rappresentato con uno dei suoi film più celebri, il famosissimo Lanesome cawboys, che verrà proiettato su grande schermo al cinema Lumiere. Le opere presentate sia alla De’ Foscherari sia al cinema Lumière saranno introdotte e commentate da Vittorio Boarini.

 

Alla sera, Kinodromo celebra alle 21 Caucaso Factory, casa di produzione indipendente, nasce a Bologna nel 2004. Spinta dalla necessità di riunire forze creative sotto lo stesso nome, Caucaso è un racconto di esperienze differenti. Produce e promuove cinema d’autore, documentario e video-arte, si occupa di musica, grafica e politica. Immagini e suono diventano il mezzo ideale per raccontare e diffondere conoscenza, in uno stato di ricerca e dialogo continuo. Muovendosi da sempre tra impegno politico e sperimentazione, Caucaso è diventato negli anni uno spazio di creazione e di ricerca. Il cinema è pretesto per agire e resistere, uno strumento d’indagine attraverso cui raccontare i cambiamenti e gli stati d’animo del nostro tempo, un baluardo con cui difendersi.

Intanto, alla Sala Nomadica/Spazio Menomale ore 21.45, importante appuntamento: Il cinema di Norman McLaren a 100 anni dalla nascita,
con Andrea Martignoni che accompagnerà il pubblico tra le tecniche del maestro.

GIOVEDI 10: Al cinema Bellinzona, continua il cineclub del giovedì. Stavolta tocca, alle 20.30, a Su Re, di Giovanni Columbu. A introdurre il film, il Circolo dei Sardi.

Nel pomeriggio, alle 19, Live Arts Week e cinema d’artista al Lumière, con The Joycean Society, opera della spagnola Dora Garcia dedicata a un gruppo di lettura di Finnegans Wake di James Joyce: il ‘libro più difficile del mondo’. Un gruppo di persone ha letto questo libro per trent’anni. Lo hanno letto e riletto, ed ogni volta questo viaggio dalla prima all’ultima riga è durato undici anni. Il testo sembra inesauribile, le interpretazioni infinite, la sua natura mai conclusiva. Il linguaggio è qui visto come creatore di società, come parola d’ordine delle società segrete, come traduttore o creatore del reale.

Sempre al Lumière, ma alle 20, inaugura la rassegna Rendez-vous. Appuntamento con il nuovo cinema francese , che porta a Bologna un assaggio del miglior cinema francese recente. Per l’occasione ecco un omaggio, a un mese dalla scomparsa, al grande Alain Resnais. C’è anche l’ultimo Aimer, boire et chanter, inedito in Italia, appunto questa sera.

VENERDI 11: alle 18, ospite d’eccezione al Laboratorio delle Arti/Auditorium sarà Sandra Ceccarelli, pluripremiata attrice del grande schermo, interprete di grande intensità e raffinato esempio dell’arte della sottrazione. Il suo contributo al cinema, oltre a quello televisivo, comprende titoli quali Il mestiere delle Armi (Ermanno Olmi), Il più bel giorno della mia vita (Cristina Comencini), Luce dei miei occhi e La vita che vorrei (Giuseppe Piccioni), I demoni di San Pietroburgo (Giuliano Montaldo). Sandra Ceccarelli è apparsa recentemente in Il richiamo (Stefano Pasetto 2009/11), La variabile Umana, (Bruno Oliviero, 2013) e L’intrepido (Gianni Amelio, 2013).

Alle ore 19 al Cinema Lumière viene presentato il film JJA dell’artista francese Gaëlle Boucand, ritratto, enigmatico e paradossale di un uomo d’affari, tra potere e denaro, fuggito e auto-recluso in Svizzera. JJA, queste le sue iniziali, è un uomo di 85 anni; ritirato nella sua lussuosa proprietà, racconta la storia del suo successo economico e le ragioni del suo esilio. Procedendo per inquadrature fisse, dall’insoluto soliloquio ad alta voce emergono ossessioni numerologiche e il rapporto col denaro, incastonati tra opere d’arte e mobilia, nella diffrazione caleidoscopica di un corpo e una voce quasi disgiunti. JJA mostra un’altra forma di potere – quella verbale – di un uomo che si rassicura col proprio discorso.

Nel frattempo comincia a Valsamoggia, il numero zero del festival “Mente Locale”: un piccolo festival sul territorio, tre giornate in cui riflettere e incontrarsi attraverso lo sguardo del documentario. Visioni di densità differenti, rurali, urbane, di montagna e di pianura. Sguardi molto diversi fra loro; mappe, itinerari, derive. Una cartografia ideale della regione, dall’Appennino reggiano alla via Emilia, dal Po a Zocca passando per Lido Adriano…Per ogni proiezione, un incontro con gli autori, inoltre una piccola libreria tematica e vino, birra e spuntini a km zero… e sabato 11 ‘seratona’ con il concerto di quella che molti quarantenni ricorderanno come la voce degli Ustmamò, la stupefacente Mara Redeghieri, accompagnata da un gruppo costruito per lei in un repertorio di canti della sua terra. Infine una serie di progetti in costruzione, sull’invasione delle nutrie e il parkour, su come far riviere un borgo abbandonato dell’Appennino, e su uno stalliere ghanese in Valsamoggia… Qui i dettagli.

SABATO 12: per “Tra le pagine e lo schermo”, rassegna promossa da Librerie Coop in collaborazione con il Corso di laurea magistrale in Cinema, televisione e produzione multimediale dell’Alma Mater, la Fondazione Cineteca e il Corriere della Sera di Bologna, verrà presentato alla Zanichelli, ore 17, Filosofia del film di Enrico Terrone, ottimo volume che recensiremo presto su queste righe. Dialoga con l’autore il filosofo Giovanni Matteucci, anche direttore del Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita di Rimini.

Intanto, prosegue al Lumière Live Arts Week: alle ore 18 viene presentato A Spell Toward of the Darkness, film nato dalla collaborazione tra gli artisti e filmaker Ben Rivers e Ben Russell. Un uomo (Robert AA Lowe, musicista noto con il nome di LICHENS) si muove al centro di tre diverse situazioni, ognuna delle quali ritrae un paesaggio e un contesto sociale diversi: 15 persone appartenenti ad una comune su un’isola Estone, un casa isolata nella Finlandia del nord, ed un club di Oslo, in cui è in corso un concerto Black Metal. Per Ben Rivers i tre scenari “esplorano dei modi possibili di essere nel mondo, nel senso positivo del termine, per certi versi sono delle utopie temporanee”. Comunalità e solitudine sono negoziati davanti alla cinepresa mediante la relazioni tra i corpi e i paesaggi. A Spell Toward of the Darkness non è fiction ma neanche un documentario: è un documento ibrido su un passato/presente/futuro che solleva la questione su come potremmo vivere e perché fare determinate scelte.

DOMENICA 13: commovente anteprima, al Lumière, del nuovo film (postumo) di Carlo Mazzacurati: La sedia della felicità. Alla presenza della protagonista, Isabella Ragonese. “Radicato nel Nordest, La sedia della felicità ribadisce il territorio del cinema di Carlo Mazzacurati e punta su due losers approdati, chissà come e chissà quando, al Lido di Jesolo. A Dino e Bruna capita l’occasione della vita, un tesoro da trovare per cambiare la sorte e risollevarsi dai propri fallimenti. In una regione e in un mondo dove tutto va in panne, si rompe e si spezza, dove anche i traghetti alle fermate sembrano incapaci di ripartire, un’estetista un tatuatore restano invischiati in qualcosa che non avevano previsto e che ha a che fare con la riscoperta dei sentimenti e dell’amore. Con garbo surreale, la commedia dinamica di Mazzacurati cambia lo stile di versificazione del suo cinema, sperimentando una scansione del racconto che pratica leggerezza e sorriso. […] Per intenzione, gioco e tanto amore avviene l’agnizione, la rivelazione dei personaggi e il riconoscimento degli attori che hanno fatto e frequentato il cinema di Mazzacurati. Giuseppe Battiston, Roberto Citran, Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Natalino Balasso ‘accarezzano’ con malinconica dolcezza una commedia che chiede a gran voce la sospensione dell’incredulità. Fuori dal gruppo debuttano Valerio Mastandrea, paladino gentile dai tempi comici perfetti, e Isabella Ragonese, nostra signora delle Dolomiti, piena di grazia e riservata bellezza”. (Marzia Gandolfi)

Intanto, ultima giornata di Live Arts Week: l’ultimo giorno si sviluppa a MAMbo dalle ore 16 con una Film Marathon della durata di oltre 4 ore che propone in una diversa dimensione fruitiva nel museo i film presentati nella sala del Cinema Lumiere (di Dora Garcia, Gaëlle Boucand, Ben Rivers e Ben Russell) preceduti, come un prologo, del cortometraggio Kempinski dell’artista e scultore Neil Beloufa. Come un gruppo di apostoli, alcuni attori non professionisti se ne stanno sotto le luci al neon nella notte di una periferia di Bamako, ed espongono le proprie idee su come sarà il futuro. Si parla di telepatia e velocità della luce, in un clima sospeso tra fantascienza e documentario. Nessuno dei personaggi coinvolti da Beloufa crede più all’assunto postmoderno che “tutto è possibile”. Eppure, la loro idea di futuro si trova ancora sotto l’influenza di questo assunto.

Tornando al Lumière, alle 20.30, L’image manquante di Rithy Panh. Convinto che un’immagine possa riscrivere la storia, il regista fruga tra archivi e documenti cercando una fotografia scattata tra il 1975 e il 1979, periodo in cui in Cambogia detenevano il potere i famigerati khmer rossi. Convinto che lo scatto sia andato perso, non gli resta altro da fare che ricostruirlo. “Certe immagini devono sempre mancare, sempre essere sostituite da altre: in questo movimento c’è la vita, la lotta, la sofferenza e la bontà, la tristezza dei visi perduti, la comprensione di ciò che è stato; a volte la nobiltà e anche il coraggio: ma anche l’oblio” (Rithy Panh). Vincitore della sezione Un certain regard a Cannes 2013 e primo film cambogiano entrato nella cinquina degli Oscar per il miglior film straniero.

… Buone visioni.

Periscopio cinefilo 2 aprile 2014

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Infornata di appuntamenti e notizie cinefile. Cominciamo dai festival che cominciano o sono in corso:

– a Roma parte, dal 2 al 6 aprile, la IV edizione di Rendez-vous, appuntamento con il nuovo cinema francese, in programma dal 2 al 6 aprile al Cinema Quattro Fontane, alla Casa del Cinema, all’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e al Maxxi – Museo delle Arti del XXI secolo. Dopo la tappa romana, si replica a Palermo, Bologna, Torino, Milano e, per la prima volta, a Napoli. Ci sarà un grande omaggio ad Alain Resnais. Poi quaranta titoli che attraversano tutti i generi, dalla produzione popolare a quella sofisticata, dai campioni di incasso alle pellicole indipendenti, suddivisi in tre sezioni: novità e anteprime (al Quattro Fontane e alla Casa del Cinema), cineasti del presente a Villa Medici e visioni tra cinema e fotografia in Francia e in Italia: la posa e il movimento che mette a confronto artisti italiani e francesi (al Maxxi). I film, proiettati in versione originale e sottotitolati in italiano, sono presentati da registi e attori francesi (vedi qui il programma del festival). Apre il festival, in anteprima nazionale il 2 aprile al Quattro Fontane, Quai d’Orsay di Bertrand Tavernier, commedia brillante, popolare e politica. . Oltre alle proiezioni, il festival propone incontri e dibattiti, animati da artisti francesi insieme a personalità italiane del cinema e realizzati in collaborazione con la Scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volontè. Inoltre si aggiungono due master class: Il cinema come autobiografia personale, la giornalista Maria Teresa Marchesi (inviato speciale TG3, giornalista e regista) incontra Diane Kurys (4 aprile alle 17 Casa del cinema) e Cinema invenzione linguaggio, Massimo Gaudioso (sceneggiatore e regista) incontra Michel Gondry (11 aprile alle 11.30 Casa del Cinema). La direzione del progetto è di Alix Davonneau, responsabile dell’audiovisivo dell’Ambasciata di Francia, mentre la direzione artistica del festival è di Vanessa Tonnini.

– a Bologna è già in corso il Future Film Festival, su cui siamo già intervenuti nel post scorso, quello “locale”.

– Vista la presenza del maggiore festival di animazione e tecnologie, ne approfittiamo per ricordare l’esistenza (e il nuovo numero, uscito qualche settimana fa) di Animation Studies Online Journal, rivista free open access in inglese dedicata a questi temi.

– Nuovo numero di Cinema Scope con parecchi contenuti free.

Bel saggio di Thomas Elsaesser per il sito Criterion su Persona di Bergman. Sempre per Criterion, ecco Philip Lopate su La grande bellezza.

– Sulla rivista free online francese Cadrage bel dossier sulla tattilità in Hitchcock.

– Nuovo numero di Screen Machine, con un saggio su Philip Seymour Hoffman.

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