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Nuova tornata di appuntamenti per cinefili a Bologna. Citiamo per primo Live Arts Week III, festival che guarda in parte anche al cinema e nella sua accezione più radicale e sperimentale. L’evento si terrà dall’8 al 13 aprile, ideato e realizzato come sempre da Xing, e propone un ricco programma, a cominciare dalla prima serata, di cui parliamo tra poco, al giorno martedì. Andiamo con ordine:

LUNEDI 7: Alle 21, Kinodromo (cinema Europa), in collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna ritorna per il secondo anno, “I mestieri del cinema”, serata di premiazione dei professionisti coinvolti nella realizzazione dei cortometraggi in concorso alla XX edizione del festival Visioni Italiane 2014. Dalla sceneggiatura al trucco, dalla fotografia alla scenografia, una serata dedicata ai mestieri di chi lavora dietro lo schermo. Una giuria composta da professionisti ha accuratamente visionato i cortometraggi in concorso al Festival Visioni Italiane 2014 ed ha assegnato un premio per ogni comparto tecnico. Nel corso della serata i premiati ritireranno i loro meritati premi e noi avremo l’occasione di incontrarli e di sentirli parlare e, allo stesso tempo, di rivedere i corti frutto del loro lavoro.

MARTEDI 8: all’Odeon anteprima alle 21, per Sala Bio Bologna, di Grand Budapest Hotel, nuovo film di Wes Anderson: il film, vincitore del Gran Premio della Giuria allo scorso Festival di Berlino, è ambientato in una località termale di fantasia nell’immaginario stato alpino di Zubrowka, per il quale Anderson ha creato non solo un’estetica visiva completa, ma anche una coerente storia del 20º secolo che rispecchiasse quella dell’Europa Orientale

Ed eccoci arrivati al festival: alle 21 Live Arts Week III inaugura a MAMbo con Nervous Magic Lantern, storico happening di expanded cinema presentato ora, per la prima volta in Italia, dal pioniere del cinema sperimentale Ken Jacobs con l’intervento sonoro dal vivo di uno dei protagonisti dalla musica d’avanguardia newyorkese, Aki Onda. Nervous Magic Lantern è il dispiegamento davanti ai nostri occhi di un film inusitato, privo di attori, senza una trama e paradossalmente senza un supporto materiale (nè pellicola nè video). Utilizzando tecniche pre-cinematografiche, Ken Jacobs crea un’esperienza visiva tridimensionale e allucinatoria, nella quale prendono vita fenomeni impossibili e luoghi inesistenti, nell’impalpabile dimensione creata dai raggi di proiezione.
>> La stessa sera prendono il via le due installazioni prodotte da Xing, ospitate lungo l’intera settimana, sempre negli spazi di MAMbo:
>> Waiting Room, dell’artista e compositore tedesco Daniel Löwenbrück, è un ambiente, una stanza nera all’interno di una stanza bianca: una scatola esistenziale per due persone poste faccia a faccia. Rumori distinti, silenzio introspettivo, suoni del corpo, debolezza e imbarazzo. Le performance di Daniel Löwenbrück (che si esibirà anche in una azione venerdi 11 aprile) possiedono una natura insieme poetica, ritualistica e terapeutica, sfiorando spesso l’assurdo e mescolando diverse tattiche delle avanguardie europee.
>> Processo al Mochi/The size of a green pea, opera di Canedicoda, artista visivo e sonoro, designer e grafico, è un ‘video-giardino’ che ospita un campionario di efflorescenze – delicate o mostruose – da lui collezionate nel corso degli anni da YouTube. Presentando per la prima volta una selezione di preferiti dal suo vasto archivio, Canedicoda apre a MAMbo un suo surfing club offline e temporaneo per sei giorni. Organizzandolo per gruppi tematici, ci offre uno sguardo individuale e collettivo, mirato e contemporaneamente multiplo.

Parte in parallelo durante il giorno, da martedi 8 a sabato 12 aprile (dalle 12.00 alle 19.00, ogni 30 minuti, con prenotazione obbligatoria), Time has fallen asleep in the afternoon sunshine – A library of living books, progetto speciale condotto dalla performer norvegese Mette Edvardsen, la cui versione italiana è stata prodotta da Live Arts Week. Un gruppo di persone che ha imparato a memoria un testo a sua scelta, forma un catalogo di libri viventi ‘consultabili’ nella biblioteca. I libri sono a disposizione e possono essere richiesti al desk e portati in un angolo tranquillo della biblioteca per essere ascoltati. Mette Edvardsen esplora in questo modo lo spazio sensibile tra performance e linguaggio, corpo e memoria, apprendimento e cancellazione. L’intero progetto si ispira a Fahrenheit 451 e rappresenta un’esperienza straordinaria proprio per la sua semplicità. Con naturalezza disarmante e senza l’intermediazione dell’oggetto fisico, i libri viventi ci ricordano che imparare un testo a memoria è un atto d’amore che mobilita la memoria e l’oblio.

MERCOLEDI 9: Quarto appuntamento del ciclo “Ombre sulla Repubblica”. Proiezione del documentario “Genova 2001. Processi di memoria”; a seguire dibattito con i registi Toni Rovatti, Eddy Olmo Denegri, Barbara Conserva, Claudia Capelli, Chiara Donati. Martedì 1 aprile, aula II via Zamboni 38, Facoltà di Lettere, ore 19. Genova 2001. Processi di memoria è un recente lavoro collettivo la cui volontà è quella di riannodare i fili della memoria, storica e personale, di chi ha vissuto sulla propria pelle la tragedia di Genova. Partendo dalle sentenze definitive sui fatti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto, ci si interroga sul significato politico che esse hanno avuto sul movimento e sulla spaccatura, non ancora sanata, che hanno generato al suo interno. Qual è l’eredità di un movimento che ha visto in Genova l’apice di un ciclo di lotte globali a cui si è voluto dare fine repentina tra via Tolemaide, piazza Alimonda e la scuola Diaz?

Alle 18, intanto, presso la Galleria De’ Foscherari, riprende l’attività con una nuova rassegna, questa volta dedicata all’Underground cinema, cioè alla Neoavanguardia cinematografica americana. Dopo le Avanguardie europee e la loro emigrazione negli Stati Uniti, vengono proposti i film più significativi di una straordinaria stagione culturale, quella che ha visto l’affermarsi dell’Actionpainting, del New Dada e della Pop Art, nelle arti figurative; della letteratura beat; del teatro gestuale e della musica post-dodecafonica. Quello che Pietro Bonfiglioli, in un saggio riportato nel volume La rivisitazione delle Avanguardie cinematografiche, disponibile in Galleria e al cinema Lumière, chiama Il cinema dell’esclusione ha una sua specifica e fondamentale collocazione nell’ambito del turbinoso ripresentarsi delle Avanguardie alla ribalta internazionale negli anni cinquanta e sessanta. La furia iconoclasta, che spinge la critica dell’arte fino alla destrutturazione della comunicazione stessa, trova nel cinema underground ineludibili punti di riferimento, costituiti dall’opera di filmakers come S. Brakhage, K. Anger, G. Markopoulos e J. Smith (tutti presenti nella rassegna), nonché un suo superamento critico nel cinema pop, in particolare nelle opere filmiche di A. Warhol, anch’esso rappresentato con uno dei suoi film più celebri, il famosissimo Lanesome cawboys, che verrà proiettato su grande schermo al cinema Lumiere. Le opere presentate sia alla De’ Foscherari sia al cinema Lumière saranno introdotte e commentate da Vittorio Boarini.

 

Alla sera, Kinodromo celebra alle 21 Caucaso Factory, casa di produzione indipendente, nasce a Bologna nel 2004. Spinta dalla necessità di riunire forze creative sotto lo stesso nome, Caucaso è un racconto di esperienze differenti. Produce e promuove cinema d’autore, documentario e video-arte, si occupa di musica, grafica e politica. Immagini e suono diventano il mezzo ideale per raccontare e diffondere conoscenza, in uno stato di ricerca e dialogo continuo. Muovendosi da sempre tra impegno politico e sperimentazione, Caucaso è diventato negli anni uno spazio di creazione e di ricerca. Il cinema è pretesto per agire e resistere, uno strumento d’indagine attraverso cui raccontare i cambiamenti e gli stati d’animo del nostro tempo, un baluardo con cui difendersi.

Intanto, alla Sala Nomadica/Spazio Menomale ore 21.45, importante appuntamento: Il cinema di Norman McLaren a 100 anni dalla nascita,
con Andrea Martignoni che accompagnerà il pubblico tra le tecniche del maestro.

GIOVEDI 10: Al cinema Bellinzona, continua il cineclub del giovedì. Stavolta tocca, alle 20.30, a Su Re, di Giovanni Columbu. A introdurre il film, il Circolo dei Sardi.

Nel pomeriggio, alle 19, Live Arts Week e cinema d’artista al Lumière, con The Joycean Society, opera della spagnola Dora Garcia dedicata a un gruppo di lettura di Finnegans Wake di James Joyce: il ‘libro più difficile del mondo’. Un gruppo di persone ha letto questo libro per trent’anni. Lo hanno letto e riletto, ed ogni volta questo viaggio dalla prima all’ultima riga è durato undici anni. Il testo sembra inesauribile, le interpretazioni infinite, la sua natura mai conclusiva. Il linguaggio è qui visto come creatore di società, come parola d’ordine delle società segrete, come traduttore o creatore del reale.

Sempre al Lumière, ma alle 20, inaugura la rassegna Rendez-vous. Appuntamento con il nuovo cinema francese , che porta a Bologna un assaggio del miglior cinema francese recente. Per l’occasione ecco un omaggio, a un mese dalla scomparsa, al grande Alain Resnais. C’è anche l’ultimo Aimer, boire et chanter, inedito in Italia, appunto questa sera.

VENERDI 11: alle 18, ospite d’eccezione al Laboratorio delle Arti/Auditorium sarà Sandra Ceccarelli, pluripremiata attrice del grande schermo, interprete di grande intensità e raffinato esempio dell’arte della sottrazione. Il suo contributo al cinema, oltre a quello televisivo, comprende titoli quali Il mestiere delle Armi (Ermanno Olmi), Il più bel giorno della mia vita (Cristina Comencini), Luce dei miei occhi e La vita che vorrei (Giuseppe Piccioni), I demoni di San Pietroburgo (Giuliano Montaldo). Sandra Ceccarelli è apparsa recentemente in Il richiamo (Stefano Pasetto 2009/11), La variabile Umana, (Bruno Oliviero, 2013) e L’intrepido (Gianni Amelio, 2013).

Alle ore 19 al Cinema Lumière viene presentato il film JJA dell’artista francese Gaëlle Boucand, ritratto, enigmatico e paradossale di un uomo d’affari, tra potere e denaro, fuggito e auto-recluso in Svizzera. JJA, queste le sue iniziali, è un uomo di 85 anni; ritirato nella sua lussuosa proprietà, racconta la storia del suo successo economico e le ragioni del suo esilio. Procedendo per inquadrature fisse, dall’insoluto soliloquio ad alta voce emergono ossessioni numerologiche e il rapporto col denaro, incastonati tra opere d’arte e mobilia, nella diffrazione caleidoscopica di un corpo e una voce quasi disgiunti. JJA mostra un’altra forma di potere – quella verbale – di un uomo che si rassicura col proprio discorso.

Nel frattempo comincia a Valsamoggia, il numero zero del festival “Mente Locale”: un piccolo festival sul territorio, tre giornate in cui riflettere e incontrarsi attraverso lo sguardo del documentario. Visioni di densità differenti, rurali, urbane, di montagna e di pianura. Sguardi molto diversi fra loro; mappe, itinerari, derive. Una cartografia ideale della regione, dall’Appennino reggiano alla via Emilia, dal Po a Zocca passando per Lido Adriano…Per ogni proiezione, un incontro con gli autori, inoltre una piccola libreria tematica e vino, birra e spuntini a km zero… e sabato 11 ‘seratona’ con il concerto di quella che molti quarantenni ricorderanno come la voce degli Ustmamò, la stupefacente Mara Redeghieri, accompagnata da un gruppo costruito per lei in un repertorio di canti della sua terra. Infine una serie di progetti in costruzione, sull’invasione delle nutrie e il parkour, su come far riviere un borgo abbandonato dell’Appennino, e su uno stalliere ghanese in Valsamoggia… Qui i dettagli.

SABATO 12: per “Tra le pagine e lo schermo”, rassegna promossa da Librerie Coop in collaborazione con il Corso di laurea magistrale in Cinema, televisione e produzione multimediale dell’Alma Mater, la Fondazione Cineteca e il Corriere della Sera di Bologna, verrà presentato alla Zanichelli, ore 17, Filosofia del film di Enrico Terrone, ottimo volume che recensiremo presto su queste righe. Dialoga con l’autore il filosofo Giovanni Matteucci, anche direttore del Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita di Rimini.

Intanto, prosegue al Lumière Live Arts Week: alle ore 18 viene presentato A Spell Toward of the Darkness, film nato dalla collaborazione tra gli artisti e filmaker Ben Rivers e Ben Russell. Un uomo (Robert AA Lowe, musicista noto con il nome di LICHENS) si muove al centro di tre diverse situazioni, ognuna delle quali ritrae un paesaggio e un contesto sociale diversi: 15 persone appartenenti ad una comune su un’isola Estone, un casa isolata nella Finlandia del nord, ed un club di Oslo, in cui è in corso un concerto Black Metal. Per Ben Rivers i tre scenari “esplorano dei modi possibili di essere nel mondo, nel senso positivo del termine, per certi versi sono delle utopie temporanee”. Comunalità e solitudine sono negoziati davanti alla cinepresa mediante la relazioni tra i corpi e i paesaggi. A Spell Toward of the Darkness non è fiction ma neanche un documentario: è un documento ibrido su un passato/presente/futuro che solleva la questione su come potremmo vivere e perché fare determinate scelte.

DOMENICA 13: commovente anteprima, al Lumière, del nuovo film (postumo) di Carlo Mazzacurati: La sedia della felicità. Alla presenza della protagonista, Isabella Ragonese. “Radicato nel Nordest, La sedia della felicità ribadisce il territorio del cinema di Carlo Mazzacurati e punta su due losers approdati, chissà come e chissà quando, al Lido di Jesolo. A Dino e Bruna capita l’occasione della vita, un tesoro da trovare per cambiare la sorte e risollevarsi dai propri fallimenti. In una regione e in un mondo dove tutto va in panne, si rompe e si spezza, dove anche i traghetti alle fermate sembrano incapaci di ripartire, un’estetista un tatuatore restano invischiati in qualcosa che non avevano previsto e che ha a che fare con la riscoperta dei sentimenti e dell’amore. Con garbo surreale, la commedia dinamica di Mazzacurati cambia lo stile di versificazione del suo cinema, sperimentando una scansione del racconto che pratica leggerezza e sorriso. […] Per intenzione, gioco e tanto amore avviene l’agnizione, la rivelazione dei personaggi e il riconoscimento degli attori che hanno fatto e frequentato il cinema di Mazzacurati. Giuseppe Battiston, Roberto Citran, Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Natalino Balasso ‘accarezzano’ con malinconica dolcezza una commedia che chiede a gran voce la sospensione dell’incredulità. Fuori dal gruppo debuttano Valerio Mastandrea, paladino gentile dai tempi comici perfetti, e Isabella Ragonese, nostra signora delle Dolomiti, piena di grazia e riservata bellezza”. (Marzia Gandolfi)

Intanto, ultima giornata di Live Arts Week: l’ultimo giorno si sviluppa a MAMbo dalle ore 16 con una Film Marathon della durata di oltre 4 ore che propone in una diversa dimensione fruitiva nel museo i film presentati nella sala del Cinema Lumiere (di Dora Garcia, Gaëlle Boucand, Ben Rivers e Ben Russell) preceduti, come un prologo, del cortometraggio Kempinski dell’artista e scultore Neil Beloufa. Come un gruppo di apostoli, alcuni attori non professionisti se ne stanno sotto le luci al neon nella notte di una periferia di Bamako, ed espongono le proprie idee su come sarà il futuro. Si parla di telepatia e velocità della luce, in un clima sospeso tra fantascienza e documentario. Nessuno dei personaggi coinvolti da Beloufa crede più all’assunto postmoderno che “tutto è possibile”. Eppure, la loro idea di futuro si trova ancora sotto l’influenza di questo assunto.

Tornando al Lumière, alle 20.30, L’image manquante di Rithy Panh. Convinto che un’immagine possa riscrivere la storia, il regista fruga tra archivi e documenti cercando una fotografia scattata tra il 1975 e il 1979, periodo in cui in Cambogia detenevano il potere i famigerati khmer rossi. Convinto che lo scatto sia andato perso, non gli resta altro da fare che ricostruirlo. “Certe immagini devono sempre mancare, sempre essere sostituite da altre: in questo movimento c’è la vita, la lotta, la sofferenza e la bontà, la tristezza dei visi perduti, la comprensione di ciò che è stato; a volte la nobiltà e anche il coraggio: ma anche l’oblio” (Rithy Panh). Vincitore della sezione Un certain regard a Cannes 2013 e primo film cambogiano entrato nella cinquina degli Oscar per il miglior film straniero.

… Buone visioni.

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