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ROY MENARINI

Cinefilia, ricerca, visioni

Mese

Mag 2014

Tra Ferrara e Malick

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Ancora libri di cinema sul nostro blog. Questa volta ne raggruppiamo due, entrambi di recente uscita ed entrambi ancora legati alla monografia d’autore, un genere in declino ma che sopravvive grazie alla passione dei critici e alle piccole case editrici.

Il sogno del minotauro – Il cinema di Terrence Malick (Historica Edizione, 2014, 16 euro) di Arianna Pagliara è il quinto testo, se non erro, dedicato in Italia al regista. Ovviamente, dal suo ritorno negli anni Novanta e soprattutto con The Tree of Life l’interesse si è riacceso in maniera sensibile. Ultimamente, il poco amato To the Wonder e l’infinita rielaborazione dei nuovi film, girati insieme e mai conclusi, sembra aver nuovamente oscurato la fama malickiana, anche se i cinefili duri e puri (quorum ego, nel suo caso) non mollano. Arianna Pagliara si è formata nelle cucine critiche del festival di Pesaro (la prefazione è di Bruno Torri), e la si conosce nel gruppo “Point Blank“, agguerrita rivista online che così approfittiamo per citare. Si tratta di una autrice attenta alla dimensione analitica che, anche quando sembra impossibile dire qualcosa di nuovo su autori dalla densità bibliografica indiscutibile, ha il merito di non perdersi in interpretazioni zigzaganti e – appunto – privilegiare la lettura del testo. Avveduto.

Abel Ferrara. Un filmaker a passeggio tra i generi (Sovera Edizioni, 2013, 16 euro) di Fabrizio Fogliato ha qualche mese in più ed è per questo che, naturalmente, all’interno non vi si trova analizzato l’ultimo Welcome to New York. Fogliato è proprio uno di quei critici che frequenta la piccola editoria e lavora ai fianchi autori e tendenze, e ha già lavorato su Ferrara in un testo precedente, oltre che su Haneke, dunque autori dalla forte e sofferta impronta metafisica. Il libro si struttura film per film, con una buona analiticità, condita da molte informazioni (in questo caso, le monografie pre-esistenti in Italia sono almeno sei, la migliore quella di Alberto Pezzotta per Il Castoro). Si tratta di una lettura intensa, un po’ fiaccata dai refusi (una sciagura nazionale, purtroppo), e da brevi antologie critiche dopo ogni film non sempre scelte in maniera impeccabile. Tuttavia, il lavoro è appassionato e consigliabile ai “ferrariani”.

Approfittiamo anche per segnalare l’uscita, in download gratuito, del nuovo Sentieri Selvaggi Magazine con speciale su True Detective.

Inoltre, riceviamo e volentieri pubblichiamo una serie di uscite sul world cinema da parte dell’ottima casa Palgrave-MacMillan:

New Documentaries in Latin America (2014)
Edited by Vinicius Navarro and Juan Carlos Rodríguez

Behind the Screen: Inside European Production Cultures (2013)
Edited by Petr Szczepanik and Patrick Vonderau

The Education of the Filmmaker in Europe, Australia, and Asia (2013)
Edited by Mette Hjort

The Education of the Filmmaker in Africa, the Middle East, and the Americas (2013)
Edited by Mette Hjort

Silencing Cinema
Film Censorship around the World
(2013)
Edited by Daniel Biltereyst and Roel Vande Winkel

Transnational Stardom
International Celebrity in Film and Popular Culture
(2013)
Edited by Russell Meeuf and Raphael Raphael

Prismatic Media, Transnational Circuits
Feminism in a Globalized Present
(2013)
Krista Geneviève Lynes

 

Periscopio cinefilo 20 maggio 2014

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Ovviamente in questi giorni, tutta l’attenzione è puntata su Cannes, e dunque anche critica e cinefilia si concentrano sulla Croisette. In ogni caso, ecco alcune segnalazioni per questi giorni:

– Nel silenzio generale, è morto il grande direttore della fotografia Gordon Willis. Qui un approfondimento con molti link di riferimento, qui una scelta di foto della New York willisiana, qui il video-essay di Nelson Carvajal.

– Il cultural institute di Google (!) offre una mostra virtuale su Epstein (!!): qui.

– In podcast dalle Kracauer Lectures, ecco Laura Mulvey e altre conferenze da vedere e ascoltare: qui.

– Grande saggio di Chris Fujiwara su Riot in Cell Block 11 di Siegel, sul sito di Criterion: qui.

– Grande saggio di Erick Maurel su The Law and Jake Wade di John Sturges, su DVD Classik: qui.

– Per la telefilia, segnaliamo le notti di Fuori Orario (venerdì e sabato) dedicate a Dana Ranga, con Eclisse spaziale (venerdì 23) e Lo spazio di Ulisse (sabato 24). Su Rai 5, venerdì ore 22.35, Alain Resnais – Documentari sull’arte (quelli su Van Gogh, Gauguin, Guernica di Picasso…)

Periscopio cinefilo 12 maggio 2014

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Giungono numerosi contenuti e link, con cui offro il nuovo periscopio cinefilo.

– Ci giungono dalla Consulta Universitaria Cinema riferimenti importanti. Ecco alcuni volumi in uscita (seguiranno recensioni sul blog):

Veronica Pravadelli, Le donne del cinema. Dive, registe, spettatrici, Laterza, Roma-Bari 2014
Silvio Alovisio, Giulia Carluccio (a cura di), Introduzione al cinema muto italiano, Utet, Torino 2014

– Uscito il numero 700 dei Cahiers du Cinéma: qui l’editoriale di Delorme.

Cinema Guild ha appena indicizzato e archiviato gli importanti saggi con cui accompagna le uscite DVD: da leggere avidamente.

– Segnaliamo il bel blog Cinephiled proponendo un saggio su alcuni film di Frank Capra con Barbara Stanwyck.

– Sul digitale terrestre molto cinema orientale: lunedì sera maratona Takashi Miike (13 assassini su Rai 4 in prima serata e Shinjuku Triad Society su Rai Tre all’una di notte), mentre sempre su Fuori Orario, ma sabato, da non perdere la notte dedicata a Rohmer e alla serie documentaria Città nuova, girata nel 1975.

– Segnaliamo l’uscita del bel libro di Federico Zecca, Cinema e intermedialità, ecco la presentazione: “Nel corso degli anni Duemila la nozione di intermedialità si è ampiamente diffusa nell’ambito dei film studies. Questa nozione manifesta però una fisionomia teorica complessa, che si pone al crocevia di istanze e linee di ricerca diverse, e a volte contraddittorie. Partendo da un’attenta disamina dei principali studi dedicati al tema, il volume propone una riconsiderazione generale dell’intermedialità – e di quella ‘cinematografica’, nello specifico – che qui viene reinterpretata attraverso gli strumenti della teoria e della traduzione. L’obiettivo del volume, in particolare, è quello di presentare dei modelli di analisi capaci di coniugare lo studio delle relazioni (inter)testuali con quello dei più ampi processi mediali che regolano le ‘condizioni di possibilità’ delle relazioni stesse. Per esemplificare tali modelli di analisi, il volume si concentra su uno specifico fenomeno, quello dei rapporti instaurati fra cinema e fumetto nella scena contemporanea”.

– Segnaliamo il convegno di Perugia su “Gli anni Settanta in Italia narrati dal cinema”, il 15 maggio

– E lo stesso giorno, “Forme del mito e cinema americano”, all’Università di Roma Tre.

Tony Scott, autore

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Se c’è un argomento che non si può negare (con buona pace degli anti-autorialisti) è che esista un “cinema di Tony Scott”. Per una volta, dunque, il titolo del libro (Il cinema di Tony Scott, a cura di Mario Gerosa, Edizioni Il Foglio, 16 euro) è legittimo e non forzato. All’interno numerosi saggisti si misurano col mistero Tony Scott, non tanto nel senso che il suo cinema sia ermetico né ovviamente illeggibile, quanto nell’idea che per descriverlo, comprenderlo e analizzarlo le cose siano un po’ più complicate di come la critica abbia fatto credere nel corso degli anni.
In effetti, ogni liquidazione di Tony Scott come cineasta pubblicitario, postmoderno, ludico e di conseguenza disimpegnato o di scarso peso, sbatte non solo contro un pessimo bagaglio estetico ma anche con una filmografia rilevante e controversa. In verità, bisogna passare attraverso la filmografia di Tony, ancor più che di Ridley, per studiare le dinamiche e le trasformazioni formali dell’immagine cinematografica hollywoodiana nell’epoca degli spot postmoderni e del videoclip, oltre che dei montaggi in rapida metamorfosi (da analogici a digitali). E molti suoi film, dai più tronfi (Top Gun, Giorni di tuono) ai più intriganti (Revenge, The Fan, Unstoppable) alla fine hanno incrociato la strada della cinefilia, sia pure non quella tradizionalista e europeista, e si sono meritati un interesse (anche accademico) tutt’altro che superficiale. Diciamo che Tony Scott rappresenta, insieme a Michael Bay, il non plus ultra della categoria vulgar auterism che tanto successo ha avuto negli scorsi anni (ora già un po’ abbandonata).
Venendo al libro, molti degli approcci contenuti sono assolutamente originali, oltre che aggiornati bibliograficamente alle analisi che da oltreoceano hanno illuminato la carriera di Scott sotto nuova luce (penso a critici come David Bordwell, ma anche Steven Shaviro o Ignatiy Vishnevetsky).
Davvero brillanti, qui, le analisi del curatore, di Vito Zagarrio, di Enrico Carocci, di Federico Giordano (ma tutti gli articoli possiedono dati di interesse). Il volume, dunque, è consigliato – sebbene a fronte di parecchie imprecisioni redazionali e refusi, pecca comune a tanti libri contemporanei – oltre che ai simpatizzanti del compianto Tony Scott, anche e soprattutto ai diffidenti.

Periscopio cinefilo 2 maggio 2014

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Tantissime le segnalazioni e gli approfondimenti di oggi.

1. Telefilia
Avevamo già segnalato i weekend di Fuori Orario dedicati al cinema sperimentale italiano (benedetto), ma aggiungiamo anche il bellissimo, privato, struggente Mulberry Street di Abel Ferrara sabato notte, ore 02.50, sempre Rai Tre.

Lunedì 5 maggio, grande serata orientale. Su Rai 4 in prima serata l’inedito Motorway di Pou-soi Cheang, seguito da Accident sempre dello stesso autore. Far east cinema, finalmente in chiaro,  dunque, subito dopo la chiusura del FEF 2014.

Torniamo a Fuori Orario, venerdì 9 maggio e sabato 10 maggio, con l’inedito Florentina Hubaldo, nuovo torrenziale opus di Lav Diaz, diviso in due notti da Ghezzi e soci.

 

2. Risorse online

Nuovo numero della rivista open access Transormations, con un monografico sull’Other Western. Cito (in inglese): “Approached in this fashion, the Western can be seen as a cultural “space” which may take the American West as an iconographic and thematic referent but which applies these iconographies and themes to a vast range of purposes and contexts. Thus not only do we have East and West German Westerns from the 1960s and ‘70s (the “Sauerkraut Westerns”), and Italian and Spanish “Spaghetti” Westerns, but we can also observe:

  • Polish Westerns (e.g Lemonade Joe, 1964, dir. Oldrich Lipský; Dead Man’s Bounty, 2006, dir. Piotr Uklanski), and a distinctly Polish contribution to film poster design (see Mulroy).
  • The French Lucky Luke comic series, which in turn has spawned numerous films and television series – see Pellegrin, this issue.

 

  • Australian Westerns; a long tradition of bushranger films, plus contemporary revisionist Westerns – see Cooke, this issue.

 

  • The Western genre employed throughout Asia – for example as postmodern Japanese Westerns (Sukiyaki Western Django, 2007, dir. Takashi Miike) or as melodramatic Thai Westerns (Tears of the Black Tiger, 2000, dir. Wisit Sasanatieng).

 

  • The incorporation of Western iconographies and themes into African cinema as a critique of globalization (e.g. Bamako, 2006, dir. Abderrahmane Sissako; Hyenas, 1992, dir. Djibril Diop Mambety).

 

  • The subversion of Western iconographies and racial representations by First Nations artists, such as the work of Canada’s Stephen Foster and Kent Monkman (and his alter ego Miss Chief Eagle Testicle).

 

  • Indian Westerns which re-purpose the Spaghetti Western (e.g. Sholay, 1975, dir. Ramesh Sippy) – see Mukherjee, this issue.

 

It is thus this global and contemporary Western that this issue of Transformations is designed to explore – through both analyses of the international spread and re-use of the Western, and also through contemporary re-readings of classic Westerns, which look again at the thematic and cinematographic innovations that underpinned the development of the Western during its most prolific period”.

 

Poi un po’ di podcast, che ci arrivano da segnalazioni americane: è tornato Plastic Podcast, con un profluvio di discussioni e approfondimenti via voce da scaricare e ascoltare; lo stesso vale (ma non se n’era mai andato) per The Cinephiliacs.

 

3. Libri

Last, but not least, mi corre l’obbligo di segnalare l’uscita della mia ultima curatela, Cinema senza fine, per Mimesis Edizioni. Questo l’indice:

1) Del cinema come spettro. Che ora è laggiù? (2001) di Tsai Ming-liang Daniele Dottorini
2) Attori in un mondo che scompare. Ritorno a casa (2001) di Manoel De Oliveira Emanuele Sacchi
3) Sulla superficie dell’immagine. Arca Russa (2002) di Alexandr Sokurov Daniela Persico
4) Il metodo del movimento. Dieci (2002) di Abbas Kiarostami Toni D’Angela
5) L’esistenza non ha garanzia. Collateral (2004) di Michael Mann Alessandra Mallamo
6) Il naturale corso del cinema. Café Lumière (2004) di Hou Hsiao-hsien Pier Maria Bocchi
7) No trespassing. Grizzly Man (2005) di Werner Herzog Giulio Sangiorgio
8) L’occhio del codardo, il volto dell’eroe. Flags of Our Fathers (2006) e Letters from Iwo Jima (2006) di Clint Eastwood Marco Toscano
9) Il set come cervello. INLAND Empire (2006) di David Lynch Luca Malavasi
10) Il DNA del cinema. The Prestige (2006) di Christopher Nolan Leonardo Gandini
11) Il cinema come macchina. Grindhouse – A prova di morte (2007) di Quentin Tarantino Pietro Bianchi
12) La bellezza non è niente altro che l’inizio del terrore. Death in the Land of Encantos (2007) di Lav Diaz Giulio Bursi
13) French Horror Story. Racconto di Natale (2008) di Arnaud Desplechin Andrea Bellavita
14) Identità, umorismo, surmodernità. Il tempo che ci rimane (2009) di Elia Suleiman Federico Giordano
15) Autobiografia di una nazione. Vincere (2009) di Marco Bellocchio Marcello Walter Bruno
16) Non sei nulla. Ne change rien (2009) di Pedro Costa Lorenzo Esposito
17) Lo spazio muore. Film Socialisme (2010) di Jean-Luc Godard Marco Grosoli
18) Andarsene, per restare nel mondo. Turin Horse (2011) di Béla Tarr Giona A. Nazzaro
19) Il punto di fuga. The Tree of Life (2011) di Terrence Malick Alberto Spadafora
20) Il cinema come guarigione. La guerra è dichiarata (2011) di Valérie Donzelli Marzia Gandolfi
21) Se questo è un film. This is not a Film (2011) di Jafar Panahi Alex Stellino
22) Dare un volto alla macchina-mondo. Hugo Cabret (2012) di Martin Scorsese Bruno Roberti
23) Ripensare la modernità cinematografica. Il ragazzo con la bicicletta (2011) di Jean-Pierre e Luc Dardenne Alessia Cervini
24) Asimmetrie del (cyber)capitalismo. Cosmopolis (2012) di David Cronenberg Claudio Bartolini
25) Excipit. Sepolto. Vivo. enrico ghezzi

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