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Tantissime le segnalazioni e gli approfondimenti di oggi.

1. Telefilia
Avevamo già segnalato i weekend di Fuori Orario dedicati al cinema sperimentale italiano (benedetto), ma aggiungiamo anche il bellissimo, privato, struggente Mulberry Street di Abel Ferrara sabato notte, ore 02.50, sempre Rai Tre.

Lunedì 5 maggio, grande serata orientale. Su Rai 4 in prima serata l’inedito Motorway di Pou-soi Cheang, seguito da Accident sempre dello stesso autore. Far east cinema, finalmente in chiaro,  dunque, subito dopo la chiusura del FEF 2014.

Torniamo a Fuori Orario, venerdì 9 maggio e sabato 10 maggio, con l’inedito Florentina Hubaldo, nuovo torrenziale opus di Lav Diaz, diviso in due notti da Ghezzi e soci.

 

2. Risorse online

Nuovo numero della rivista open access Transormations, con un monografico sull’Other Western. Cito (in inglese): “Approached in this fashion, the Western can be seen as a cultural “space” which may take the American West as an iconographic and thematic referent but which applies these iconographies and themes to a vast range of purposes and contexts. Thus not only do we have East and West German Westerns from the 1960s and ‘70s (the “Sauerkraut Westerns”), and Italian and Spanish “Spaghetti” Westerns, but we can also observe:

  • Polish Westerns (e.g Lemonade Joe, 1964, dir. Oldrich Lipský; Dead Man’s Bounty, 2006, dir. Piotr Uklanski), and a distinctly Polish contribution to film poster design (see Mulroy).
  • The French Lucky Luke comic series, which in turn has spawned numerous films and television series – see Pellegrin, this issue.

 

  • Australian Westerns; a long tradition of bushranger films, plus contemporary revisionist Westerns – see Cooke, this issue.

 

  • The Western genre employed throughout Asia – for example as postmodern Japanese Westerns (Sukiyaki Western Django, 2007, dir. Takashi Miike) or as melodramatic Thai Westerns (Tears of the Black Tiger, 2000, dir. Wisit Sasanatieng).

 

  • The incorporation of Western iconographies and themes into African cinema as a critique of globalization (e.g. Bamako, 2006, dir. Abderrahmane Sissako; Hyenas, 1992, dir. Djibril Diop Mambety).

 

  • The subversion of Western iconographies and racial representations by First Nations artists, such as the work of Canada’s Stephen Foster and Kent Monkman (and his alter ego Miss Chief Eagle Testicle).

 

  • Indian Westerns which re-purpose the Spaghetti Western (e.g. Sholay, 1975, dir. Ramesh Sippy) – see Mukherjee, this issue.

 

It is thus this global and contemporary Western that this issue of Transformations is designed to explore – through both analyses of the international spread and re-use of the Western, and also through contemporary re-readings of classic Westerns, which look again at the thematic and cinematographic innovations that underpinned the development of the Western during its most prolific period”.

 

Poi un po’ di podcast, che ci arrivano da segnalazioni americane: è tornato Plastic Podcast, con un profluvio di discussioni e approfondimenti via voce da scaricare e ascoltare; lo stesso vale (ma non se n’era mai andato) per The Cinephiliacs.

 

3. Libri

Last, but not least, mi corre l’obbligo di segnalare l’uscita della mia ultima curatela, Cinema senza fine, per Mimesis Edizioni. Questo l’indice:

1) Del cinema come spettro. Che ora è laggiù? (2001) di Tsai Ming-liang Daniele Dottorini
2) Attori in un mondo che scompare. Ritorno a casa (2001) di Manoel De Oliveira Emanuele Sacchi
3) Sulla superficie dell’immagine. Arca Russa (2002) di Alexandr Sokurov Daniela Persico
4) Il metodo del movimento. Dieci (2002) di Abbas Kiarostami Toni D’Angela
5) L’esistenza non ha garanzia. Collateral (2004) di Michael Mann Alessandra Mallamo
6) Il naturale corso del cinema. Café Lumière (2004) di Hou Hsiao-hsien Pier Maria Bocchi
7) No trespassing. Grizzly Man (2005) di Werner Herzog Giulio Sangiorgio
8) L’occhio del codardo, il volto dell’eroe. Flags of Our Fathers (2006) e Letters from Iwo Jima (2006) di Clint Eastwood Marco Toscano
9) Il set come cervello. INLAND Empire (2006) di David Lynch Luca Malavasi
10) Il DNA del cinema. The Prestige (2006) di Christopher Nolan Leonardo Gandini
11) Il cinema come macchina. Grindhouse – A prova di morte (2007) di Quentin Tarantino Pietro Bianchi
12) La bellezza non è niente altro che l’inizio del terrore. Death in the Land of Encantos (2007) di Lav Diaz Giulio Bursi
13) French Horror Story. Racconto di Natale (2008) di Arnaud Desplechin Andrea Bellavita
14) Identità, umorismo, surmodernità. Il tempo che ci rimane (2009) di Elia Suleiman Federico Giordano
15) Autobiografia di una nazione. Vincere (2009) di Marco Bellocchio Marcello Walter Bruno
16) Non sei nulla. Ne change rien (2009) di Pedro Costa Lorenzo Esposito
17) Lo spazio muore. Film Socialisme (2010) di Jean-Luc Godard Marco Grosoli
18) Andarsene, per restare nel mondo. Turin Horse (2011) di Béla Tarr Giona A. Nazzaro
19) Il punto di fuga. The Tree of Life (2011) di Terrence Malick Alberto Spadafora
20) Il cinema come guarigione. La guerra è dichiarata (2011) di Valérie Donzelli Marzia Gandolfi
21) Se questo è un film. This is not a Film (2011) di Jafar Panahi Alex Stellino
22) Dare un volto alla macchina-mondo. Hugo Cabret (2012) di Martin Scorsese Bruno Roberti
23) Ripensare la modernità cinematografica. Il ragazzo con la bicicletta (2011) di Jean-Pierre e Luc Dardenne Alessia Cervini
24) Asimmetrie del (cyber)capitalismo. Cosmopolis (2012) di David Cronenberg Claudio Bartolini
25) Excipit. Sepolto. Vivo. enrico ghezzi

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