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ROY MENARINI

Cinefilia, ricerca, visioni

Mese

settembre 2014

Periscopio cinefilo: Lynch

lynch

Puntata breve del nostro periscopio, vista la presenza in Italia di David Lynch, che mi vede coinvolto come ospite, discussant e presentatore nella serata dedicata al maestro durante il Lucca Film Festival. Ma andiamo con ordine:

– Dal 27 settembre, David Lynch è ospite del bel festival di Lucca diretto da Nicola Borelli. Nel programma si possono avere indicazioni sull’intera manifestazione, che non si esaurisce affatto con Lynch. Nel caso particolare, lunedì 29 è la grande giornata Lynch, che prevede un incontro alle 11 del mattino moderato da Borelli e Alessandro Romanini, e alle 21 presso il Cinema Moderno la consegna del premio alla carriera al regista, da me coordinata.

– Il 30 settembre Lynch poi muoverà su Bologna, ma non incontrerà il pubblico (giustamente l’iniziativa è stata ideata da Lucca, che gli ha anche dedicato una bella mostra). Questa volta l’autore nativo di Missoula andrà al MAST di Bologna, dove già da qualche giorno e fino alla fine dell’anno è in corso un’altra mostra (“The Factory Photographs”), una serie di 111 scatti di Lynch dedicati alle sue amate fabbriche e industrie abbandonate. Qui, solo su inviti e per studenti Dams, Lynch introdurrà The Elephant Man.

– Per un corredo critico all’iniziativa, segnaliamo volentieri lo speciale di Carnage News dedicato per l’occasione a Lynch stesso.

Un po’ di libri e periscopio cinefilo

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Continuiamo il viaggio nell’editoria cinematografica, per dare conto dei tanti libri che escono, alcuni dei quali mi vedono anche in veste di contributore.

– E’ uscito da qualche settimana Sguardi differenti. Studi di cinema in onore di Lorenzo Cuccu, per edizioni ETS. Si tratta di un ricco e bellissimo volume, curato da Lucia Cardone e Sandra Lischi, dedicato a un maestro degli studi di cinema in Italia, Cuccu appunto, ora in pensione e destinatario di questo sentito omaggio. Nell’indice si ritrovano vecchi e nuovi colleghi (quorum ego, con un pezzo concentrato sul Contemporary Contemplative Cinema), tutti impegnati a prendere spunto dalle categorie del docente e studioso toscano e metterle all’opera in contesti tradizionali (il cinema d’autore e le teorie della modernità) o più recenti. A fronte di ben 420 pagine è pressoché impossibile citare tutti i saggisti, che potete trovare qui insieme alla nota delle curatrici o nell’indice. In ogni caso, il bello del libro è che non somiglia a quelle opere occasionali e destinate alle collezioni dei bibliofili, bensì a un oggetto vivo che torna su questioni apparentemente datate dimostrando la necessità di un intervento plurimo e suggestivo.

– Cito in ritardo anche America oggi. Cinema, media, narrazioni del nuovo secolo, curato da Giulia Carluccio per Kaplan.  Il volume, davvero appassionante, consiste in una serie di studi dedicati, come si intuisce dal titolo, alla produzione statunitense degli ultimi anni. Oltre alla disamina critico-teorica di molti film e molti autori (senza dimenticare le serie televisive, come giusto), la linea del volume è quella di cercare una sorta di americanness del cinema hollywoodiano degli anni Zero e oltre. La sfida è certamente affascinante, e molti dei contributori hanno cercato di farla propria, sia che affrontassero da questo punto di osservazione (come nel mio caso) Quentin Tarantino , sia che si dedicassero a oggetti meno santificati – come Giacomo Manzoli sui Farrelly o Hamilton Santhià su Jason Reitman.

– Se nel volume appena citato era Giaime Alonge a occuparsi del caso Wes Anderson (attraverso una brillante analisi della sceneggiatura di Fantastic Mr. Fox), al molto amato regista americano è dedicata anche la monografia di Ilaria Feole, uscita per i tipi di Bietti Heterotopia. Cito dalla quarta: “La cura maniacale del décor, i colori squillanti, le case di bambola, la geometria dello sguardo. E i suoi personaggi, con le loro divise, i feticci infantili, le proprie colonne sonore, l’incapacità di crescere e comprendere il mondo. Il cinema di Wes Anderson è una questione di stile. Uno stile unico, inimitabile, che ha segnato l’immaginario di oggi. Uno stile che sa mettere in forma un sentimento del contemporaneo, una visione diffusa del mondo”. Ho inserito il testo ufficiale perché è abbastanza sintomatico dell’approccio di Ilaria Feole, una delle penne più evocative (e brillanti) in circolazione, da tempo in pianta stabile a Film Tv e acuta osservatrice della cultura popolare. Se volete una mappa del cinema andersoniano, questo libro fa per voi – e c’è anche una prefazione di Peter Bodganovich, non una cosa da tutti i giorni.

– Intanto, per passare al web, è uscito il terzo numero di [In] Transition, che aggiorna e approfondisce il tema dei saggi audiovisivi, forma di critica e analisi molto attuale, di cui tanto si sta discutendo in questi mesi. La messa in linea del numero è accompagnata dal lancio di un nuovo sito, The Audiovisual Essay, dove si trovano preziosi materiali a questo proposito, compresi gli atti di un recente convegno di Francoforte. Per accademici, Aca-fan e cinefili in generale.

– E’ uscito il n. 60 di “Cinema Scope”, con la solita forma del numero integrale cartaceo oppure online a pagamento, e la scelta di alcuni articoli free sul sito della testata. Per puro caso, c’è – tra i materiali da acquistare – anche una conversazione con Peter Von Bagh, che purtroppo ci ha lasciati da pochi giorni, orfani di un vero eroe della cinefilia. Per ricordarlo, inserisco il link di una bella conversazione, ora su Youtube, tenuta a Rotterdam 2012.

– Uscito, già prima dell’estate, il nuovo numero di “OffScreen” che si annuncia davvero suggestivo, essendo dedicato al tema del gender nel cinema horror (prima parte di un dittico di monografici). Era un po’ che di questi problemi non si parlava, e mi sembra anzi che stia riemergendo il desiderio di rioccuparsi di generi e soggettività, questiono forse un po’ sbrigativamente archiviate con le varie ondate degli studi specifici, e invece da considerare griglie di riferimento da aggiornare insieme alla produzione contemporanea.

 

Telefilia e “Arcobaleno noir”

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Questa settimana apriamo con la recensione di un bel volume apparso poco tempo fa, edito da Galaad Edizioni, dal titolo Arcobaleno noir – Genesi, diaspora e nuove cittadinanze del noir fra cinema e letteratura. La curatrice Alessandra Calanchi, professore associato di Letteratura e Cultura Angloamericana a Urbino, ha avuto l’ottima idea di raccogliere un bel gruppo di studiosi e saggisti e intorbidire un po’ l’ortodossia della ricezione noir. In effetti, sarebbe stato deludente l’ennesimo volume su questo genere che, grazie a varie esegesi nel corso degli anni (pensiamo ai volumi di Leonardo Gandini, per esempio, qui contributore) sembra essere stato ormai dissodato. Sono proprio l’approccio diasporico, la capacità multidisciplinare, e l’originalità dei contributi a rendere prezioso il libro. Fin dalla quarta di copertina le idee sono chiare: “Arcobaleno noir raccoglie le riflessioni di un gruppo di studiosi intorno a quello che è uno dei generi più discussi e più frequentati della storia del cinema e della letteratura, in un intenso dialogo multidisciplinare che attraversa le geografie e le epoche storiche, le lingue e le culture, i media e i canoni. La prima parte, dedicata al cinema, rende omaggio a due dei massimi registi che hanno plasmato l’identità del noir – Orson Welles e Alfred Hitchcock – e avanza nuove interpretazioni e riletture dei suoi aspetti più discussi, dall’onirismo al taglio d’immagine alla rappresentazione dell’oscurità. La seconda parte, dedicata alla letteratura, delinea una topografia noir che esce dai confini tradizionali e supera le categorie di centro e di margine, includendo il tartan noir scozzese e il true crime italiano, e spingendosi nel cuore dell’Europa centrale, nel mondo arabo, fino all’India e alla Cina, avanti e indietro nel tempo. L’obiettivo del volume è dimostrare che il noir è, soprattutto, una realtà culturale dinamica e migrante, un arcobaleno di sfumature, un’esperienza nomade seppur radicata nei suoi contesti d’origine”. Con i saggi di Alessandro Agostinelli, Maurizio Ascari, Giacomo Brunetti, Roberta Denaro, Leonardo Gandini, Andrea Laquidara, Massimo Locatelli, Bruno Lo Turco, Paolo Magagnin, David Levente Palatinus (tradotto da Luca Sartori), Pasquale Pede, Antonio Tricomi si viaggia (e bene) attraverso tradizioni davvero lontane, affrontate con competenza e serietà. Da leggere.

 

– per ciò che riguarda i consigli cinefili in TV, questa settimana raccomandiamo Il salario della paura di Friedkin (a proposito di noir geograficamente inconsueto) lunedì su RaiMovie ore 22.45; il proseguimento della rassegna dedicata a Hong Sang-soo, stavolta con Oki’s Movie, sempre RaiMovie, martedì notte all’una; l’inedito di Jim Jarmusch The Limits of Control, solita RaiMovie, solita notturna ore 1; stessa notte, Rai Tre offre il buon vecchio Distretto 13 di Carpenter, seguito da un Wakamatsu e da La Cosa da un altro mondo, versione Nyby/Hawks.

Telefilia 8 settembre 2014

stagioni

 

Rieccoci a parlare di cinema in televisione, con il consueto avvertimento che i seguenti consigli riguardano solo il digitale terrestre e le opere più particolari e cinefile, ovviamente scelte un po’ arbitrariamente dal sottoscritto.

– Ancora galvanizzati dal bellissimo Belluscone, da pochi giorni in sala, ritroviamo Franco Maresco, in compagnia del vecchio compare Daniele Ciprì, in programma lunedì notte a Fuori Orario con Viva Palermo, Viva Santa Rosalia, del 2005, adattamento dell’omonimo spettacolo teatrale. Sempre la stessa sera, su La 7, vengono accorpate le due magnifiche puntate che costituiscono la miniserie Broken Trail diretta da Walter Hill.

– Martedì 9, Rai 5 ore 11, imperdibile Le stagioni, cortometraggio di Pelesjan del 1972, preceduto con arguzia cinefila da La bocca del lupo di Pietro Marcello, in seguito autore di un bellissimo documentario proprio sul cineasta armeno. Su Rai Movie, di notte (01.20), sorprendente prima visione di Ha Ha Ha di Hong Sang-soo, metacinema di alto livello.

– Giovedì 11 si segnala su Rai 4 (ore 00.50), per appassionati e visionari della cinefilia performativa, Born to Fight di Panna Rittikrai, interessante “extreme stunt” film thailandese del 2004.

– Venerdì 12, oltre a una nottata Carax/Costa/Ray su Fuori Orario, alle 21.15 si può scegliere se vedere Indebito su Rai 5 (il doc in cui Andrea Segre e Vinicio Capossela percorrono le vie di Atene all’epoca della crisi economica), o A 30 secondi dalla fine , su Rai Movie, eccezionale Konchalovskij hollywoodiano, molto prima del ritorno in patria e del premio a Venezia 2014.

– Sabato 13 ancora Fuori Orario (con Skolimowski e Wakamatsu tra gli altri) ma anche Grandi speranze di D’Anolfi e Parenti – talenti ormai certi del nostro doc – su Rai Uno alle 3.45 della notte.

Ora qualche link sparso:

– bel saggio sull’adorabile blog “The Chiseler” dedicato a Joan Crawford nel cinema muto. Qui.

– bel ricordo di Harun Farocki scritto niente meno che da Thomas Elsaesser sulla testata “Frieze”. Qui.

A presto per nuovi aggiornamenti.

La rentrée 2014

We-Are-Back

 

A tutti i cinefili in ascolto, un caro saluto dopo le annunciate vacanze. Molto bolle in pentola in questi giorni. Temi su cui ragionare (la sempre maggior integrazione mediale tra festival “live” e loro propaggini online, vedi il caso di MyMovies che programma la sezione Orizzonti di Venezia 71), uscite di volumi, riviste, saggi, e-book, oltre che numerosi convegni che punteggeranno l’autunno degli appassionati. In attesa di ripartire con i singoli contenuti, un bentornato a tutti.

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