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Continuiamo il viaggio nell’editoria cinematografica, per dare conto dei tanti libri che escono, alcuni dei quali mi vedono anche in veste di contributore.

– E’ uscito da qualche settimana Sguardi differenti. Studi di cinema in onore di Lorenzo Cuccu, per edizioni ETS. Si tratta di un ricco e bellissimo volume, curato da Lucia Cardone e Sandra Lischi, dedicato a un maestro degli studi di cinema in Italia, Cuccu appunto, ora in pensione e destinatario di questo sentito omaggio. Nell’indice si ritrovano vecchi e nuovi colleghi (quorum ego, con un pezzo concentrato sul Contemporary Contemplative Cinema), tutti impegnati a prendere spunto dalle categorie del docente e studioso toscano e metterle all’opera in contesti tradizionali (il cinema d’autore e le teorie della modernità) o più recenti. A fronte di ben 420 pagine è pressoché impossibile citare tutti i saggisti, che potete trovare qui insieme alla nota delle curatrici o nell’indice. In ogni caso, il bello del libro è che non somiglia a quelle opere occasionali e destinate alle collezioni dei bibliofili, bensì a un oggetto vivo che torna su questioni apparentemente datate dimostrando la necessità di un intervento plurimo e suggestivo.

– Cito in ritardo anche America oggi. Cinema, media, narrazioni del nuovo secolo, curato da Giulia Carluccio per Kaplan.  Il volume, davvero appassionante, consiste in una serie di studi dedicati, come si intuisce dal titolo, alla produzione statunitense degli ultimi anni. Oltre alla disamina critico-teorica di molti film e molti autori (senza dimenticare le serie televisive, come giusto), la linea del volume è quella di cercare una sorta di americanness del cinema hollywoodiano degli anni Zero e oltre. La sfida è certamente affascinante, e molti dei contributori hanno cercato di farla propria, sia che affrontassero da questo punto di osservazione (come nel mio caso) Quentin Tarantino , sia che si dedicassero a oggetti meno santificati – come Giacomo Manzoli sui Farrelly o Hamilton Santhià su Jason Reitman.

– Se nel volume appena citato era Giaime Alonge a occuparsi del caso Wes Anderson (attraverso una brillante analisi della sceneggiatura di Fantastic Mr. Fox), al molto amato regista americano è dedicata anche la monografia di Ilaria Feole, uscita per i tipi di Bietti Heterotopia. Cito dalla quarta: “La cura maniacale del décor, i colori squillanti, le case di bambola, la geometria dello sguardo. E i suoi personaggi, con le loro divise, i feticci infantili, le proprie colonne sonore, l’incapacità di crescere e comprendere il mondo. Il cinema di Wes Anderson è una questione di stile. Uno stile unico, inimitabile, che ha segnato l’immaginario di oggi. Uno stile che sa mettere in forma un sentimento del contemporaneo, una visione diffusa del mondo”. Ho inserito il testo ufficiale perché è abbastanza sintomatico dell’approccio di Ilaria Feole, una delle penne più evocative (e brillanti) in circolazione, da tempo in pianta stabile a Film Tv e acuta osservatrice della cultura popolare. Se volete una mappa del cinema andersoniano, questo libro fa per voi – e c’è anche una prefazione di Peter Bodganovich, non una cosa da tutti i giorni.

– Intanto, per passare al web, è uscito il terzo numero di [In] Transition, che aggiorna e approfondisce il tema dei saggi audiovisivi, forma di critica e analisi molto attuale, di cui tanto si sta discutendo in questi mesi. La messa in linea del numero è accompagnata dal lancio di un nuovo sito, The Audiovisual Essay, dove si trovano preziosi materiali a questo proposito, compresi gli atti di un recente convegno di Francoforte. Per accademici, Aca-fan e cinefili in generale.

– E’ uscito il n. 60 di “Cinema Scope”, con la solita forma del numero integrale cartaceo oppure online a pagamento, e la scelta di alcuni articoli free sul sito della testata. Per puro caso, c’è – tra i materiali da acquistare – anche una conversazione con Peter Von Bagh, che purtroppo ci ha lasciati da pochi giorni, orfani di un vero eroe della cinefilia. Per ricordarlo, inserisco il link di una bella conversazione, ora su Youtube, tenuta a Rotterdam 2012.

– Uscito, già prima dell’estate, il nuovo numero di “OffScreen” che si annuncia davvero suggestivo, essendo dedicato al tema del gender nel cinema horror (prima parte di un dittico di monografici). Era un po’ che di questi problemi non si parlava, e mi sembra anzi che stia riemergendo il desiderio di rioccuparsi di generi e soggettività, questiono forse un po’ sbrigativamente archiviate con le varie ondate degli studi specifici, e invece da considerare griglie di riferimento da aggiornare insieme alla produzione contemporanea.

 

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