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Piovono libri. Non sempre li recensiamo tempestivamente ma si tratta di opere che non invecchiano, anche se con qualche mese sulle spalle.

– Il primo, in verità, è abbastanza nuovo: Paolo Cavara, Tonino Guerra, Alberto Moravia, L’occhio selvaggio, a cura di Alberto Pezzotta (Bompiani, 18 euro). Ancora Cavara, dunque, protagonista di una rinascita editoriale a dir poco sorprendente. L’occhio selvaggio del 1967 è al centro del volume, che ripubblica la sceneggiatura scritta insieme a Guerra e Moravia. La quarta di copertina parla di “documento straordinario e finora dimenticato”, e non esagera. Ottima, come previsto, l’introduzione saggistica di Pezzotta, curatore dell’iniziativa, e svariati i materiali a supporto, tra cui il trattamento di Carpi e Pirro, i saggi e le testimonianze curate da Manlio Gomarasca. Un libro che ci ha riportato ai fasti della collana “Dal soggetto al film” diretta da Renzo Renzi per la Cappelli, sia pure in questo caso con un film decisamente dimenticato.

– Il secondo, visto che di rappresentazione della violenza si parla, è Voglio vedere il sangue. La violenza nel cinema contemporaneo di Leonardo Gandini (Mimesis, 12 euro). Sottile ma denso, aria da pamphlet ma in verità tutt’altro che polemico o di parte, saggistico ma con la capacità di prendere posizione: il volume attraversa molte questioni che hanno a che fare con la violenza del cinema, esaminando – ed è questa la cosa più interessante – le varie posizioni espresse sia dalla bibliografia sull’argomento sia dalle opinioni comuni in merito. Tema ovviamente delicato, su cui Gandini lavora con grande lucidità, spendendo poi nelle singole analisi di film – da Haneke a Tarantino, passando per i meno attesi Sucker Punch e Dogville – le frecce più acuminate. Il nocciolo del problema è, come spiega l’autore, capire in che modo il cinema rappresenta la violenza, come ingaggia lo spettatore, che forme morali assume nel film, quale sguardo appone sul gesto della sopraffazione. Consigliatissimo.

– Cambiamo genere con Mariagrazia Fanchi, L’audience (Laterza, 17 euro). Da sempre attenta studiosa delle figure spettatoriali e delle dinamiche di consumo, Fanchi dedica un nuovo volume, aggiornato con le più recenti acquisizioni metodologiche, all’audience. Ormai anche gli autorialisti più convinti sono d’accordo sulla necessità degli audience studies, e il volume ne è al tempo stesso un eccezionale punto di arrivo e uno sprone per ripartire. È da qualche anno che l’editoria di “cinema e media” in Italia, forse per esigenze editoriali, “traveste” da manuali alcuni profondi saggi dalle connotazioni molto chiare. Questo ne è un esempio. Nel capitolo poi dedicato alle teorie più recenti e alle possibili conseguenze, l’autrice suggerisce sottotraccia – come ha già fatto in altri contesti – che sta tornando il tempo di occuparsi di sguardo, istituzionalizzazione, femminile, potere e altre questioni da sottrarre all’archeologia dell’ideologico.

– Torniamo, in certo qual modo, allo scontro (figurato e intellettuale) grazie a Giona A. Nazzaro, Il conflitto delle idee. Al cinema con Micromega (Bietti, 16 euro). Si rivede la forma dell’antologia critica del singolo recensore, dopo qualche anno di silenzio (se si escludono lavori storici come quello recente su Moravia di Bompiani). A meritare il volume, questa volta, uno dei critici militanti più noti e battaglieri del panorama. Nazzaro, peraltro attivo anche su altre piazze, raccoglie qui le critiche per Micromega online, e forse questo è il dato più curioso: nell’epoca del web, un volume cartaceo serve forse a salvare da rapida obsolescenza testi destinati a un consumo rapidissimo. I film trattati appartengono al quinquennio 2009-2014, e – come spesso accade con le antologie – alla fine emerge di Nazzaro una vera e propria linea poetica, che rimette al centro il cinema come produzione di immaginario e la critica come generosità interpretativa. Discutibile, invece, la prefazione di Marco Muller, che sembra parlare di critica web trovandosi ancora negli anni Novanta.

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