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Ancora un appuntamento cinéphile. Visto che ci avviciniamo a Natale, ne approfitto per recuperare alcuni titoli di libri stranieri che ho tardato a leggere, in particolare poi un paio di recenti appena acquistati durante un breve soggiorno parigino.

– André Gaudreault, Philippe Marion, La fin du cinema – Un media en crise à l’ère du numérique (Armand Colin, 23 euro), l’ultimo sforzo dei sue studiosi rispettivamente di Montréal e Louvin incuriosisce perché affronta il tema del cinema digitale a partire dalle loro note ricerche sul cinema primitivo e sulle “serie culturali” di fine Ottocento e inizio Novecento. Come altri, anche Gaudreault e Marion trovano infatti analogie profonde tra la nascita del cinema (da loro sempre ridimensionata all’interno di una più ampia teoria mediale e culturale) e la trasformazione dello stesso in arte numerica. Il volume affronta tutti gli argomenti che ci si possono aspettare da un volume con questo titolo – ovvero con la “fine” esplicitata da subito – ma sempre messi a confronto con una visione generale del mezzo cinematografico e del suo rapporto con tecnica e culturalità. Curioso poi che la gran parte delle illustrazioni provengano dal cinema delle origini, dal pre-cinema o da altre fonti visuali. Ottimo il dialogo con la bibliografia di riferimento, e interessante il ricorso a una titolistica – capitolo per capitolo – tra le più suggestive in assoluto.

– Laura Odello, a cura di, Blockbuster – Philosophie et Cinéma (Les Prariries Ordinaires, 14 euro). Sul blockbuster si sta infittendo la bibliografia. In Italia siamo messi bene, non c’è che dire, visto che gli studi sia di Roberto Braga sia di Marco Cucco sono molto solidi. Laura Odello è una filosofa e direttrice del Collège International de Philosophie. Dunque il suo sguardo, e quello degli autori che collaborano al volume, è ovviamente meno orientato al marketing e alla consistenza industriale del prodotto rispetto ai due sopra citati. Si integra, dunque, ad essi, anche se il pezzo di Peter Szendy su blockbuster e capitalismo riporta in qualche modo al tema. E’ però l’ideologia a interessare di più i vari saggisti, tra cui spicca la ripubblicazione delle analisi di Zizek sulla figura di Batman. Troviamo anche due firme nostrane come Simone Regazzoni e Antonio Somaini. Interessante anche il ricorso al passato, e agli anni Ottanta/Novanta (in particolare Aliens e Titanic di Cameron) come modelli di riferimento.

– Da tempo dovevo anche dedicare qualche riga a Stella Bruzzi, Men’s Cinema – Masculinity and mise en scène in Hollywood (Edinburgh University Press, prezzo variabile). Non mancano nelle varie pubblicazioni delle numerose university presses americane gli studi sulla mascolinità e sul gender nel cinema di ieri e di oggi. Bruzzi, però, è una fuoriclasse, oltre che una delle studiose più rispettate in ambito fashion and film e in quello degli studi culturali. Come per un precedente volume sulla paternità a Hollywood, anche Men’s Cinema studia attentamente tutti i modi attraverso i quali i film americani di oggi evocano la mascolinità. Ovviamente il cinema d’azione tiene un posto d’eccellenza tra le analisi (copertina a Tom Cruise in Mission Impossible: protocollo fantasma, film decisivo per più di un motivo), ma non mancano molti riferimenti al passato, da Peckinpah a Siegel, arrivando ovviamente a Scorsese e Tarantino. Il libro, saggiamente, non è interminabile né spocchioso, e perimetra una bibliografia sensata in un argomento altrimenti pronto a esondare.

– Tornando in Italia, è invece dedicato alle donne il densissimo studio di Meris Nicoletto, Donne nel cinema di regime fra tradizione e modernità (Falsopiano, 36 euro). Dottore di ricerca all’Università di Padova, Nicoletto raccoglie e capitalizza molti studi recenti che l’accademia italiana ha dedicato al cinema fascista, facendone giustamente uno dei campi di studio più importanti per comprendere contaminazioni e contraddizioni della produzione anni Trenta e Quaranta. Sebbene molto lungo e talvolta fin troppo generoso (500 pagine e 1352 note!), il volume si fa apprezzare per l’attenzione dedicata al femminile, tema quanto mai dibattuto sul cinema dell’epoca. Come spiega Nicoletto stessa: “adolescenti in fiore, adultere, angeli della patria, vittime sacrificali, femmes fatales, donne volitive”, la varietà delle tipologie è troppo ampia per poterla definire univocamente. Come si fa nella “scuola padovana”, Nicoletto riprende e studia  i film di prima mano, facendo venire voglia anche al lettore non accademico di rivedere parecchi titoli un po’ trascurati, e eppure nascosti spesso tra le pieghe dei palinsesti televisivi free.

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