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ROY MENARINI

Cinefilia, ricerca, visioni

Mese

gennaio 2015

Periscopio cinefilo: horror italiano, Damiani, Deleuze

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Ancora novità editoriali per questa nuova puntata di Periscopio cinefilo. Alcune di queste saranno inevitabilmente anche una forma di autopromozione, d’altra parte il blog ha uno spirito di servizio ma anche di comunicazione delle attività personali.

È uscito Damiano Damiani. Politica di un autore (Bulzoni, 15 euro), curato da Christian Uva, prefato da Vito Zagarrio, e numero due della bella collana Zootropio. Si tratta di un volume originato da un convegno ma ben lontano da una mera raccolta di Atti. I saggi, anzi, sono tutti molto compatti e in forte relazione tra di loro. Il sottoscritto è autore di un pezzo sulle tracce del cinema di Damiani nella produzione contemporanea, in particolare Michele Placido e Stefano Sollima. Poi ci sono articoli di Giacomo Manzoli (sul rapporto con Solinas), Pezzotta (la critica e i generi), Lombardi (la televisione di Damiani), Morreale (il mafia movie), Renga (Il giorno della civetta) e altri studi di caso.

Per Simone Venturini e il suo Horror italiano (Donzelli, 19,50 euro) vi è la necessità di qualche spiegazione ulteriore. Si tratta infatti del primo volume di una nuova collana, Italiana, che però va considerata prosecuzione (medesimo comitato scientifico) della omonima serie di volumi editi per il Castoro, ciascuno dedicato a un aspetto della storia del cinema italiano. La struttura del volume richiama quella bella esperienza, con un lungo saggio introduttivo e alcune analisi di film. Venturini (arrivando al libro in questione) è studioso attentissimo e curioso, tanto da ricollocare l’horror in una prospettiva inedita, da una parte senza ansie di rivoluzione storiografica, dall’altra con la pertinace convinzione che di “sensibilità orrorifica” si possa parlare ben al di là dell’epoca gotica che ben conosciamo. Ecco dunque una cavalcata colta e indipendente, dove l’autore esplora davvero tutte le possibilità iconiche e letterarie che fanno da background culturale all’horror. Anche la scelta dei film da analizzare – citiamo per tutti Contronatura di Margheriti e Zombi 2 di Fulci – dimostra l’ampiezza di vedute, così come l’attenzione agli orrori anni Trenta, sconosciutissimi ai più. Cinefilia e ricerca a braccetto, insomma, come piace a noi.

Uscito anche il nuovo numero di Segnocinema (191, gennaio-febbraio 2015), con uno speciale curato da Enrico Terrone su Deleuze e su che cosa ha ancora da dirci a novant’anni dalla nascita, venti dalla morte e trenta dalla pubblicazione di L’immagine-tempo. All’interno delle recensioni, una mia analisi di Lo sciacallo di Gilroy, film molto particolare e apprezzabile, del quale metto in luce la parentela con la filmografia dedicata ai giornalisti.

Periscopio cinefilo: cinema e narrativa

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Oggi, occupandoci di libri da recensire, torniamo su due testi atipici, in quanto legati alla narrativa invece che alla saggistica. Cui seguiranno consuete segnalazioni di convegni e visioni:

– David Cronenberg, Divorati (Bompiani, 18,50 euro). A pagina 327 del romanzo, leggiamo: “Chase scelse una ferita nella guancia della Celestine-testa, ma dopo aver piazzato il pene/larva diede l’impressione di trovarlo troppo lungo, troppo predominante. Al tavolo di pittura, cominciò allora ad accorciarlo dalla radice con un taglierino X-Acto”. Ecco, se non sapessimo come siamo arrivati fino a lì, ci sarebbe da pensare a una parodia dei temi tipici di Cronenberg. Temi di cui il suo primo romanzo è pieno: nuova carne, malattie veneree, body art estrema, confronto tra nuove tecnologie e biologia umana, spionaggio industriale, analisi della comunicazione e dei media, filosofia francese e altro ancora. Bisogna essere onesti: non si può liquidare Divorati come un tardo rilavaggio di ossessioni d’autore. Ma altrettanto: Divorati è ben lungi dall’essere un libro significativo o importante. In effetti, se non fosse per una presenza quasi maniacale di tecnologie “mobile” e digitali di oggi, parrebbe un simil-Videodrome senza elementi fantastici. E il confronto con il cinema di Cronenberg viene da sé. Proprio quando il cineasta canadese ha seminato i suoi critici sterzando e facendosi trovare lontano dal suo habitat (come dimostra lo splendido Maps to the Stars), Cronenberg come scrittore fa esattamente quello che il Cronenberg regista si è ben guardato dal rischiare: l’aggiornamento coatto delle sue costanti e figure narrative. Nulla di male, sia chiaro. In fondo Divorati non è un thriller peggiore di molti altri che escono impunemente (anzi), pur tuttavia le lodi sperticate da cui è stato accolto lasciano perplessi.

Racconti di cinema (a cura di Emiliano Morreale e Mariapaola Pierini, Einaudi 22 euro). In questo caso il territorio narrativo è molto più sostanzioso. I due curatori, infatti, avendo selezionato e raggruppato per temi e approcci un buon numero di racconti novecenteschi (e non solo) dedicati al cinema, hanno fatto un’opera meritoria cui curiosamente non si era ancora pensato. Lasciando da parte (ma citando nelle acute introduzioni) gli estratti dei noti romanzi sul cinema – da Serafino Gubbio a Gli ultimi fuochi – hanno quindi lavorato sulla forma breve. Alcuni racconti sono noti (Capote, Oates, Schulberg, Ballard), altri assai meno (Giraudoux, Santi, Quiroga), in ogni caso sono davvero tanti e il libro desta tutte le impressioni tranne quella di essere un lavoro raffazzonato e puramente antologico. Il problema, del tutto indipendente dalla bravura dei curatori, è che i racconti sono per la maggior parte deludenti. Ruotano intorno a una mezza idea, vengono svolti con scolastica bravura, sembrano poco consci anche della materia di cui trattano (il porno per il deludente Bolaño e per il pur interessante Greene, il divismo per Cortazar e molte altre idee stiracchiate). Vincono, a nostro parere, Apollinaire (che anticipa lo snuff movie), De Lillo, Reyes e Matheson. In ogni caso rimane l’impressione che la messe di rapporti tra cinema e letteratura trovi nel rapporto diretto tra racconto e immaginario filmico uno specifico scacco.

– Segnaliamo poi questo promettente convegno, organizzato dall’Università degli Studi di Milano, dedicato a “osceno e censura”. In delicati temi verranno affrontati da un gruppo di studiosi di ormai comprovata bravura, dunque consigliamo senz’altro la frequenza della giornata di studi: qui la locandina.

– Ricordiamo inoltre l’importante appuntamento di venerdì 23 su Rai Tre, quando alle 22.45 si potrà finalmente vedere Night Will Fall. Si tratta come noto di una raccolta di documentazioni inedite e terribili sui campi di sterminio, girati durante la liberazione di undici campi, tra cui di Bergen-Belsen, Dachau, Buchenwald, Ebensee, Mauthausen, Majdanek, filmate da quattro operatori militari: gli inglesi Mike Lewis e William Lawrie, l’americano Arthur Mainzen e il sovietico Aleksandr Vorontsos, e montate tra gli altri da Alfred Hitchcock. Qui un articolo di Paolo Mereghetti che spiega di che cosa si tratta, scritto quando evidentemente non sapeva ancora della programmazione su Rai Tre.

Periscopio cinefilo: il Sessantotto, le fonti, gli almanacchi

cagna

 

Dopo la pausa natalizia sfociata nella classifica 2014, torniamo al normale andamento del blog, con uscite – si spera – almeno settimanali che danno conto di cinefilia, editoria, critica e appuntamenti accademici. Cominciamo con qualche volume:

Alberto Tovaglieri, La dirompente illusione. Il cinema italiano e il Sessantotto (Rubbettino, 22 euro). Si tratta di un volume decisamente denso (514 pagine), edito all’interno della collana “Lo schermo e la storia”, diretta da Christian Uva, che ha già dato ottimi prodotti editoriali. La differenza rispetto al solito è che Tovaglieri non proviene da studi di cinema, ma è un maturo esperto di Storia Contemporanea e specialista in passato di storia sovietica. Appassionato di storia delle idee e dell’ideologia, ha lavorato su alcuni film italiani che hanno messo in scena il Sessantotto. A ciascuno (tra cui Indagine su un cittadino…, La cagna, Allonsanfan, Buongiorno, notte per esempio) viene dedicato un lungo capitolo, con ricostruzione del dibattito, della ricezione critica ma al tempo stesso rivisto attraverso uno sguardo nuovo, non incrostato dalle battaglie cinefile o dalle idiosincrasie giornalistiche. Questo strano equilibrio tra sguardo di prima mano di un cultore, ma non ortodosso, di materie cinematografiche e attenzione alla storia delle idee politiche fa del volume un caso abbastanza unico, anche se talvolta si sente la mancanza di alcuni “dialoghi” bibliografici importanti – uno su tutti, Claudio Bisoni e il suo Gli anni affollati, che sugli anni Settanta sarebbe importante tenere in considerazione. Comunque una lettura di sicuro interesse.

Paolo Caneppele, Denis Lotti, La documentazione cinematografica ovvero le fonti storico-cinematografiche (Persiani Editore, 17,90 euro). Il sottotitolo recita Manuale per studiosi, studenti e appassionati e la definizione è davvero giusta. Di che cosa si tratta? Lo facciamo dire agli autori nella quarta di copertina: “Questo libro vuole offrire a studenti e studiosi un quadro dei molteplici documenti utilizzabili per fare storia del cinema. Inventariare le fonti utilizzabili per scrivere la storia cinematografica è uno sforzo, forse vano e discutibile, ma, necessario. L’impresa non è facile perché la storiografia del cinema non ha finora tentato di dare una struttura alle proprie fonti. Qui proponiamo un ordine orientativo, uno tra i molti possibili, per sistemare la moltitudine di documenti, testimonianze e fonti che parlano di cinema. Oltre a stabilire delle categorie ove ordinare i diversi tipi di documenti abbiamo cercato di individuare le tipologie d’informazioni che essi contengono. Il manuale propone quindi una metodica per classificare e conseguentemente interrogare le fonti”. Strutturato come un manuale di realizzazione del film, ma in verità osservato come materiale “desunto”, il percorso è appassionante e la sua forza sta nell’originalità, visto che anche i più noti volumi di didattica della ricerca (Cherchi Usai in primis) non avevano questo approccio. Stanti gli interessi degli autori, molto spazio viene lasciato al cinema muto e all’archeologia della modernità, ma non mancano continui e puntuali riferimenti sul ruolo dei nuovi media nello studio delle fonti. Da non sottovalutare lo stile erudito ma sempre piaceovle, e non di rado ironico. Poche volte si può parlare di “libro necessario”. Questo lo è.

Almanacco del Cinema 2014 – Micromega (15 euro). Anche quest’anno in edicola questa sorta di omnibus di Micromega, con una messe di contenuti all’interno. Tra questi spiccano un dialogo sul Left Unity Party con Ken Loach, una bella intervista di Flavio De Bernardinis a Saverio Costanzo che dimostra perché è uno dei registi italiani più preparati dal punto di vista teorico, qualche notula interessante sulle serie TV, e soprattutto uno speciale Fellini con un’intervista mai tradotta di Jean A. Gili. Tutto il resto, più che altro, pare affastellato: una conversazione interessante ma invecchiata con Assayas prima di Sils Maria, una tavola rotonda con Alice Rohrwacher, Sydney Sibilia e Michelangelo Frammartino di scarso peso, e altre conversazioni che sembrano fatte apposta per irritare (Sorrentino, senza colpe dell’intervistatore Gianni Canova che gli pone questioni ad altezza di intellettuale, si conferma ottimo talento dietro la macchina da presa ma persona refrattaria a spiegare le proprie idee, finendo col dire così a mezza bocca banalità grossolane). Certo la natura del prodotto è antologica, ma da lì al guazzabuglio il passo è breve.

–  Uscito poi, free online, il numero 6 della rivista Cinema: Journal of Philosophy and the Moving Image dedicata a Gilles Delezue e il cinema. Ancora Deleuze? Se ne sentiva il bisogno? Magari no, ma il numero sembra ben fatto.

Miglior film 2014

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Eccoci giunti, anche quest’anno, all’agognata classifica, redatta dopo aver visto anche i film di Natale, dunque al solito ritardata rispetto ai colleghi. Buona lettura (alla fine, anche le schegge di cinema).

Posti caldi extra-20: American Hustle, Father and son, Edge of Tomorrow

20) Hunger games: il canto della rivolta
19) X-Men: Giorni di un futuro passato
18) Guardiani della galassia
17) Transformers 4
16) L’amore bugiardo – Gone Girl
15) Snowpiercer
14) Mommy
13) Captain America: The Winter Soldier
12) Interstellar
11) Si alza il vento
10) The Look of Silence
9) Adieu au langage
8) Big Hero 6
7) The Lego Movie
6) Belluscone
5) Boyhood
4) Maps to the Stars
3) Solo gli amanti sopravvivono
2) A proposito di Davis
1) The Wolf of Wall Street

Schegge di cinema, in ordine sparso: la luce di C’era una volta a New York, Stacy Keach in Nebraska, la corda tesa per la decapitazione in mezzo alla strada di The Counselor, l’AI che gioca a videogame in Lei -Her, le farneticazioni di Noah, i tappeti di Grand Budapest Hotel, la discussione sul guacamole in Non dico altro, Godzilla in Godzilla, il cinema senza luce di The Dark Side of the Sun, Maisie in Quel che sapeva Maisie, le gelosie in La gelosia, Michael Douglas in Mai così vicini, l’arte del risparmio di Anarchia, il ritrovamento della mamma in Dragon Trainer 2, come Frances Ha si libera del primo fidanzato, Defoe in Pasolini, come cammina Scarlett Johannson in Lucy, la tattiche di combattimento di Denzel Washington in Equalizer, il nuovo professore di Class Enemy, come Chomsky prende in giro Gondry in Is the Man Tall Happy?, l’attesa della sparatoria nel bar di Lo sciacallo, la sparatoria con Liam Neeson ubriaco all’inizio di La preda perfetta, ovviamente la testa di Frank, le idee sprecate (belle per questo) di Clown, le tecnologie domestiche di Melbourne, il ghiaccio in Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate. E aspettare sempre il prossimo film come se fosse il migliore.

E a tutti i lettori del mio blog, un buon anno di cuore.

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