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Oggi, occupandoci di libri da recensire, torniamo su due testi atipici, in quanto legati alla narrativa invece che alla saggistica. Cui seguiranno consuete segnalazioni di convegni e visioni:

– David Cronenberg, Divorati (Bompiani, 18,50 euro). A pagina 327 del romanzo, leggiamo: “Chase scelse una ferita nella guancia della Celestine-testa, ma dopo aver piazzato il pene/larva diede l’impressione di trovarlo troppo lungo, troppo predominante. Al tavolo di pittura, cominciò allora ad accorciarlo dalla radice con un taglierino X-Acto”. Ecco, se non sapessimo come siamo arrivati fino a lì, ci sarebbe da pensare a una parodia dei temi tipici di Cronenberg. Temi di cui il suo primo romanzo è pieno: nuova carne, malattie veneree, body art estrema, confronto tra nuove tecnologie e biologia umana, spionaggio industriale, analisi della comunicazione e dei media, filosofia francese e altro ancora. Bisogna essere onesti: non si può liquidare Divorati come un tardo rilavaggio di ossessioni d’autore. Ma altrettanto: Divorati è ben lungi dall’essere un libro significativo o importante. In effetti, se non fosse per una presenza quasi maniacale di tecnologie “mobile” e digitali di oggi, parrebbe un simil-Videodrome senza elementi fantastici. E il confronto con il cinema di Cronenberg viene da sé. Proprio quando il cineasta canadese ha seminato i suoi critici sterzando e facendosi trovare lontano dal suo habitat (come dimostra lo splendido Maps to the Stars), Cronenberg come scrittore fa esattamente quello che il Cronenberg regista si è ben guardato dal rischiare: l’aggiornamento coatto delle sue costanti e figure narrative. Nulla di male, sia chiaro. In fondo Divorati non è un thriller peggiore di molti altri che escono impunemente (anzi), pur tuttavia le lodi sperticate da cui è stato accolto lasciano perplessi.

Racconti di cinema (a cura di Emiliano Morreale e Mariapaola Pierini, Einaudi 22 euro). In questo caso il territorio narrativo è molto più sostanzioso. I due curatori, infatti, avendo selezionato e raggruppato per temi e approcci un buon numero di racconti novecenteschi (e non solo) dedicati al cinema, hanno fatto un’opera meritoria cui curiosamente non si era ancora pensato. Lasciando da parte (ma citando nelle acute introduzioni) gli estratti dei noti romanzi sul cinema – da Serafino Gubbio a Gli ultimi fuochi – hanno quindi lavorato sulla forma breve. Alcuni racconti sono noti (Capote, Oates, Schulberg, Ballard), altri assai meno (Giraudoux, Santi, Quiroga), in ogni caso sono davvero tanti e il libro desta tutte le impressioni tranne quella di essere un lavoro raffazzonato e puramente antologico. Il problema, del tutto indipendente dalla bravura dei curatori, è che i racconti sono per la maggior parte deludenti. Ruotano intorno a una mezza idea, vengono svolti con scolastica bravura, sembrano poco consci anche della materia di cui trattano (il porno per il deludente Bolaño e per il pur interessante Greene, il divismo per Cortazar e molte altre idee stiracchiate). Vincono, a nostro parere, Apollinaire (che anticipa lo snuff movie), De Lillo, Reyes e Matheson. In ogni caso rimane l’impressione che la messe di rapporti tra cinema e letteratura trovi nel rapporto diretto tra racconto e immaginario filmico uno specifico scacco.

– Segnaliamo poi questo promettente convegno, organizzato dall’Università degli Studi di Milano, dedicato a “osceno e censura”. In delicati temi verranno affrontati da un gruppo di studiosi di ormai comprovata bravura, dunque consigliamo senz’altro la frequenza della giornata di studi: qui la locandina.

– Ricordiamo inoltre l’importante appuntamento di venerdì 23 su Rai Tre, quando alle 22.45 si potrà finalmente vedere Night Will Fall. Si tratta come noto di una raccolta di documentazioni inedite e terribili sui campi di sterminio, girati durante la liberazione di undici campi, tra cui di Bergen-Belsen, Dachau, Buchenwald, Ebensee, Mauthausen, Majdanek, filmate da quattro operatori militari: gli inglesi Mike Lewis e William Lawrie, l’americano Arthur Mainzen e il sovietico Aleksandr Vorontsos, e montate tra gli altri da Alfred Hitchcock. Qui un articolo di Paolo Mereghetti che spiega di che cosa si tratta, scritto quando evidentemente non sapeva ancora della programmazione su Rai Tre.

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