pic90

Ancora novità editoriali per questa nuova puntata di Periscopio cinefilo. Alcune di queste saranno inevitabilmente anche una forma di autopromozione, d’altra parte il blog ha uno spirito di servizio ma anche di comunicazione delle attività personali.

È uscito Damiano Damiani. Politica di un autore (Bulzoni, 15 euro), curato da Christian Uva, prefato da Vito Zagarrio, e numero due della bella collana Zootropio. Si tratta di un volume originato da un convegno ma ben lontano da una mera raccolta di Atti. I saggi, anzi, sono tutti molto compatti e in forte relazione tra di loro. Il sottoscritto è autore di un pezzo sulle tracce del cinema di Damiani nella produzione contemporanea, in particolare Michele Placido e Stefano Sollima. Poi ci sono articoli di Giacomo Manzoli (sul rapporto con Solinas), Pezzotta (la critica e i generi), Lombardi (la televisione di Damiani), Morreale (il mafia movie), Renga (Il giorno della civetta) e altri studi di caso.

Per Simone Venturini e il suo Horror italiano (Donzelli, 19,50 euro) vi è la necessità di qualche spiegazione ulteriore. Si tratta infatti del primo volume di una nuova collana, Italiana, che però va considerata prosecuzione (medesimo comitato scientifico) della omonima serie di volumi editi per il Castoro, ciascuno dedicato a un aspetto della storia del cinema italiano. La struttura del volume richiama quella bella esperienza, con un lungo saggio introduttivo e alcune analisi di film. Venturini (arrivando al libro in questione) è studioso attentissimo e curioso, tanto da ricollocare l’horror in una prospettiva inedita, da una parte senza ansie di rivoluzione storiografica, dall’altra con la pertinace convinzione che di “sensibilità orrorifica” si possa parlare ben al di là dell’epoca gotica che ben conosciamo. Ecco dunque una cavalcata colta e indipendente, dove l’autore esplora davvero tutte le possibilità iconiche e letterarie che fanno da background culturale all’horror. Anche la scelta dei film da analizzare – citiamo per tutti Contronatura di Margheriti e Zombi 2 di Fulci – dimostra l’ampiezza di vedute, così come l’attenzione agli orrori anni Trenta, sconosciutissimi ai più. Cinefilia e ricerca a braccetto, insomma, come piace a noi.

Uscito anche il nuovo numero di Segnocinema (191, gennaio-febbraio 2015), con uno speciale curato da Enrico Terrone su Deleuze e su che cosa ha ancora da dirci a novant’anni dalla nascita, venti dalla morte e trenta dalla pubblicazione di L’immagine-tempo. All’interno delle recensioni, una mia analisi di Lo sciacallo di Gilroy, film molto particolare e apprezzabile, del quale metto in luce la parentela con la filmografia dedicata ai giornalisti.

Annunci