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Ecco una nuova serie di segnalazioni e uscite per cinefili e acafan. Cominciamo con Massimo Zanichelli, Christopher Nolan. Il tempo, la maschera, il labirinto (Bietti, 20 euro). La prefazione è del sottoscritto, e dunque dichiaro da subito che queste righe non rappresentano una recensione (visto il conflitto di interessi) quanto un invito alla lettura. Giunti a Interstellar, film a suo modo (nel bene e nel male) epocale, non si può più affermare che una monografia su Nolan sia prematura. Le sue opere, già da tempo ben riconoscibili – al punto che Nolan è esso stesso un brand di lancio del film, e solo un folle può negarne l’autorialità – prospettano ora la possibilità di una lettura trasversale e di categorie precise che le contengano. Zanichelli lavora con grande competenza, analizzando i film uno per uno, estraendo la trilogia di Batman, rispettando per il resto l’andamento cronologico, e usando strumenti analitici molto concreti per restituire il volto estetico del cinema di Nolan.

  • Rimaniamo alla collana Heterotopia con Jacques Rancière, Béla Tarr. Il tempo del dopo (Bietti, 14 euro). Si tratta della traduzione del bellissimo Béla Tarr, le temps d’après uscito in Francia nel 2012. Questa volta ci troviamo (a quanto pare) di fronte a un’opera, quella di Tarr, ormai conclusa. Il filosofo francese rinverdisce la linea dei pensatori transalpini che si occupano di singoli autori (pensiamo all’ottimo studio su Kiarostami di Nancy), e affronta Tarr in maniera unica. Per chi vuole approfondire oltre, linkiamo anche questa conferenza integrale su Youtube. Come scrive Paolo Vernaglione recensendo il volume: “Il cinema inattuale di Tarr affonda nel presente e viene letto da Rancière come l’ombra di ciò che è già successo. L’umanistica disfatta dei socialismi a est, la corruzione della famiglia, la liberante esplosione della ragion di Stato, una teoria del tradimento, sperimentata da Artaud nel teatro della crudeltà e messa in scena da Beckett con lo stile a cui pensa Flaubert: non l’ornamento di un discorso, ma un modo assoluto di vedere le cose. Perchè è in questo modo che la trama del tempo, la linea e il circolo, sono visibili e si dissolvono metafora e analogia: la macchina ottica del visibile sottrae alla ripetizione la durata ad essa necessaria per prodursi; il racconto, nei romanzi di Laszlo Krasznahorkai, sceneggiatore, stacca in un salto nel vuoto la linea dell’azione dalla progressione infinita del discorso”.
  • Facciamo una piccola deviazione rispetto al solito per parlare di Gianfranco Marrone, Gastromania (Bompiani, 14 euro). Perché occuparsi di un pamphlet polemico sulle mode del cibo scritto da un (bravo) semiologo? Per due motivi essenziali. Il primo è che Marrone si occupa parecchio di film, nelle sue pagine. Vengono citate molte opere sul cibo e sulla cucina, a cominciare da Ratatouille, spiegato in maniera illuminante (specie nella figura di Anton Ego), a proseguire con il dimenticatissimo Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d’Europa, da recuperare. In secondo luogo, Gastromania è interessante perché, leggendo tra le righe, ci dice qualcosa di profondo anche sulla cinefilia e sulla critica cinematografica. Tanto quest’ultima è bistrattata e derisa, quanto “fa fico” invece dilettarsi di discorsi critici sul cibo, spesso campati in aria e sostenuti da perfetti incapaci. Ecco perché gli strali di Marrone sono condivisibili, ed estendibili.
  • È uscito il n. 4 della rivista Zone Moda Journal, edita da Pendragon, coordinata da Antonella Mascio e dedicata alle teorie della moda, del design e degli studi connesso al corpo e ai media. Il tema del monografico è Fashion and Well-Being, con la curatela di Daniela Baroncini. All’interno, un mio saggio su La grande bellezza e la ricezione all’estero, tra elogio dell’otium e analisi di una forma particolare di Made in Italy.
  • Uscito, free online, il nuovo numero della versione web di La furia umana, il 23. Solita messe di saggi e articoli da leggere e discutere, in particolare con un simposio speciale sul futuro del cinema, firmato tra gli altri da Steven Shaviro, garanzia di qualità.
  • Uscito anche il sempre più imperdibile Brooklyn Rail, dove si trovano saggi su arte, musica, audiovisivi e ovviamente cinema, specialmente di quello sperimentale.

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