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Con il consueto ritmo da bradipo di queste settimane, aggiorno il mio spazio con una segnalazione che mi riguarda direttamente:

Il corpo nel cinema. Storie, simboli e immaginari (Bruno Mondadori, 16 euro) è il mio nuovo libro. Si tratta di una ricognizione sulla rappresentazione (e le pratiche) del corpo nel cinema, tra storiografia e viaggio nell’immaginario. Breve (poco più di 100 pagine), sintetico ma vivace – almeno nelle speranze – tiene a proporre una piccola mappa del corpo e della settima arte.

Dall’introduzione: “È sorprendente che, nella ricca saggistica sul cinema, fino a questo momento non sia stato scritto un volume esplicitamente dedicato al corpo. Molti studi settoriali, certo; molte porzioni di teoria, molti saggi specifici, e spesso dei più lucidi; eppure, mancava un atlante del corpo nel cinema, una sitematizzazione completa. Questo volume ambisce a proporla, sia pure attraverso gli strumenti di un saggio agile, e pensato sia per la lettura autonoma sia per la divulgazione universitaria. A convincermi dell’utilità del progetto, sono stati molti fattori. Sebbene il presente volume, infatti, si occupi principalmente della rappresentazione del corpo al cinema e delle conseguenze sulle pratiche del corpo nel rapporto simbolico che instauriamo con i film, vale la pena sottolineare la sua consonanza con alcuni approcci recenti. Non è un caso che siano usciti negli ultimi quindici anni, una semiotica del corpo (Figure del corpo di Jacques Fontanille), una sociologia del corpo (il volume omonimo di Paolo Borgna), una antropologia del corpo (Antropologia del corpo e modernità di David Le Breton), i volumi di “somaestetica” del filosofo pragmatista Richard Shusterman (come Coscienza del corpo), saggi di teoria del cinema centrati sul rapporto con il corpo (L’alieno e il pipistrello di Gianni Canova, The Body Vanishes a cura di Franco La Polla, Teoria del film di Thomas Elsaesser e Malte Hagener), saggi di ermeneutica (L’uso dei corpi di Giorgio Agamben), di biopolitica (Le persone e le cose di Roberto Esposito), di confronto tra cinema e pensiero (Corpo a corpo curato da Toni D’Angela), di fotografia (Corpo e figura umana nella fotografia di Elio Grazioli), di Moda (Black Modes – I linguaggi del corpo e della moda di Ugo Volli o Anatomia della moda di Hélène Blignaut, tra i tanti), di arte contemporanea (Il corpo nell’arte contemporanea di Sally O’Reilly), di iconografia letteraria (Corpi che parlano. Il nudo nella letteratura italiana del Novecento di Marco Bazzocchi), di poesia (Corpo e poesia nel Novecento italiano di Niva Lorenzini,), miriadi di saggi sul corpo post-organico (Teresa Macrì), postumano (Rosi Braidotti e altri), tecnologico, gender, ideologico e così via, citando solo alcuni dei più letti. Tutto questo limitandoci a testi generali, perché dei particolari ci occuperemo durante la trattazione. Persino la letteratura non si è tirata indietro, come insegna il curioso e riuscito Storia di un corpo di Daniel Pennac.

E non parliamo poi delle recenti acquisizioni provenienti delle scienze cognitive, per cui tra neuroni-specchio e altre ricerche cominciano a emergere studiosi che si domandano se non sia il caso di ridimensionare le teorie linguistiche che per tanti anni hanno spiegato il senso dei fenomeni artistici, per privilegiare invece quelle esperienziali, fisiche, cognitive – una radicalizzazione del neo-cognitivismo in voga qualche tempo fa. Non basta. Il volume nasce nell’alveo di una collana particolarmente suggestiva, che investe da vicino il contesto di ricerca e di didattica in cui mi muovo di recente. Ciò mi offre non solo il pretesto di ricordare e ringraziare tutti i colleghi del Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita (Università di Bologna, sede di Rimini) con cui lavoro, ma anche l’assoluta originalità del gruppo, dove convivono e cercano di studiare insieme umanisti, filosofi, studiosi di media, sociologi, chimici, biologi, studiosi di scienze motorie, pedagogisti del gioco e dello sport, e molti altri specialisti. Il centro del discorso è rappresentato proprio dal corpo in tutte le sue estensioni. E non sarà un caso che proprio a una Enciclopedia del corpo (L’universo del corpo, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani) si deve il primo nucleo della mia ricerca, grazie a una voce che ho curato insieme ad Antonio Costa alla fine degli anni Novanta, “L’immagine del corpo nei nuovi media”.

Non di meno, trovarmi a insegnare in uno dei corsi di studio che costituiscono il tessuto del Dipartimento, ovvero quello di Tecniche e Culture della Moda, ha significativamente reindirizzato i miei studi verso la dimensione non solo iconologica ma pienamente corporea del cinema, come luogo di elaborazione e influenza reciproca di stili di vita e di espressione del sé, e come campo di studi privilegiato per una estetica del film che tenga conto del modo in cui esperiamo l’audiovisivo (attraverso gli occhi e le orecchie, per cominciare). Last but not least, la suggestione esercitata dal momento in cui mi trovo a scrivere – in un contesto di fortissima trasformazione dell’esperienza mediale e di rapida metamorfosi del ruolo nel cinema nel contesto dei media digitali – ha costituito il fattore definitivo che mi ha convinto all’impresa.

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