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Periodo caldo per quel che riguarda gli studi femminili (e femministi) al cinema. Nella ricerca internazionale si sta muovendo molto, ma potrebbe non essere una novità per coloro che hanno seguito le tante diramazioni e riconfigurazioni del pensiero femminista legato ai media, durante gli anni. E’ in Italia che, invece, le cose stanno facendosi sempre più interessanti, grazie a gruppi di studiose e di ricercatrici agguerrite e soprattutto metodologicamente preparate. Lo confermano altri due volumi usciti di recente.

  • Il primo è Filmare il femminismo. Studi sulle donne nel cinema e nei media (a cura di Lucia Cardone e Sara Filippelli, ETS, 20 euro), la cui collana di riferimento – FAScinA (Forum delle Studiose di Cinema e Audiovisivi) – proviene da un convegno combattivo e di ritorno del genere a strumenti forti, oltre che efficaci. In questa prima raccolta d’atti, le curatrici hanno suddiviso il volume in quattro parti: la prima è dedicata al cinema delle origini e muto, e capitalizza quella ricerca storiografica sulle donne nel cinema che da anni unisce gruppi internazionali di ricerca sulle Women Pioneers; il secondo focus guarda all’impiego delle donne all’interno della produzione filmica e audiovisiva; il terzo riguarda le donne nella produzione mediale; e il quarto ci porta a scoprire il femminile nelle pratiche artistiche allargate contemporanee. E’ come se ci trovassimo di fronte ai grandi mainstream che questo tipo di lavoro può attraversare, ognuno con esiti utili e interessanti. Ovviamente il volume ne esce diseguale, a seconda dei contributi, ma non così la fisionomia generale del progetto, sostenuto da studi di caso comunque centrati. E così, tra ricostruzioni della storia delle donne, analisi delle politiche RAI, interpretazioni del femminile nella finzione e nel documentario contemporanei, post-femminismo nelle performance, e così via, i rivoli aperti sono tanti e se ne vorrebbe sapere di più. Cosa che avverrà col prossimo convegno, previsto a Sassari a novembre.
  • Ancora sulle donne: La TV delle donne. Brand, pubblici e programmi di Cecilia Penati e Anna Sfardini (Unicopli, 15 euro) è un volume diverso ma altrettanto cogente. Le due ricercatrici di television studies si pongono di fronte al frenetico mutamento  in atto nel sempre più disgregato mondo delle reti televisive e dei programmi. Partendo dal big bang del pay e del digitale terrestre, le autrici setacciano (interrogando anche i curatori di contenuti) tutte le reti al femminile, ne ripercorrono la storia e i palinsesti, ne mettono in luce le caratteristiche, contribuendo già solo in questo modo a una piccola storia contemporanea del femminile nella TV italiana – e si va da Lei a Fox Life, da Diva Universal a La7d, da Real Time a La5, etc. Ma è nella sezione intitolata “Audiences” che il volume trova ancora più interesse poiché – grazie alle ricerche sul campo delle autrici – si scopre (come sempre, del resto) che il rapporto tra target dei programmi e spettatrici è molto più complesso e reticolare di quanto non si creda nell’opinione comune. Qui il tema del femminile, della propria auto-percezione, della rappresentazione di se stesse, torna fortissimo e – sia pure meno inclini del gruppo prima citato a posizioni di articolazione del femminismo (né sarebbe il volume giusto dove sostenerle) – Penati e Sfardini riescono comunque a proporre risultati interessanti anche dal punto di vista del dibattito sul genere.

Spostandoci ad altri appuntamenti, segnaliamo un gradito ritorno. Dopo alcuni anni di difficoltà il Premio Adelio Ferrero per giovani critici torna a ruggire, a dispetto dell’epoca che pare fatta apposta per l’apprendistato diretto sul web. Insieme al concorso (nella cui giuria mi sono trovato a operare, anche stavolta), riecco anche comparire alcune Giornate di incontri e dibattiti, simili ma meno “polemologiche” rispetto al compianto Ring, vero e proprio festival della critica. Qui il programma, dall’1 al 3 ottobre.

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