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Eccoci tornati al lavoro dopo un inizio anno dedicato alle tradizionali classifiche. Ci vestiamo di un abito più accademico e procediamo a recensire e segnalare alcune uscite davvero interessanti. Colgo l’occasione per ricordare che, dal momento che i libri e le riviste su questo blog vengono letti davvero, ci sono ovvi tempi tecnici per scriverne su, dunque troverete riflessioni su volumi usciti da settimane o anche mesi. Non trattandosi di pubblicazioni che invecchiano in fretta (per loro natura), preferiamo l’approfondimento alla pura lista.

  • La rivista Fata Morgana, all’uscita numero 26 (Pellegrini Editore, 15 euro), propone un monografico particolarmente ambizioso, e che già si pone come riferimento per questi anni: “Teoria” ne è il titolo: è l’occasione, per la rivista diretta da Roberto De Gaetano, per fare il punto sullo stato della teorie e dei suoi mainstream più interessanti degli anni Duemila. Si parte con un lungo dialogo tra De Gaetano e Francesco Casetti, che come noto ha fatto uscire l’anno scorso una summa delle sue ricerche sul post-cinema con La galassia LumièreSeguono un ampio numero di interventi. Fa piacere ritrovare Pietro Montani, con un lucido saggio sul futuro della teoria. C’è Michele Guerra, che – con altri studi che vedremo presto – sta capitalizzando il lavoro su cinema e neuroscienze. C’è un aureo articolo di Ruggero Eugeni su teoria del film e scienze sperimentali. Ci sono i “filosofi del film” come Donà o Angelucci. Ci sono le figure più contemporanee (Zizek, per esempio), rianalizzate da Dottorini, o Badiou da Besana e Bianchi. Utilissimo il pezzo di Federico Zecca che propone una gerarchia esplicita sui termini di intermedialità, crossmedialità, transmedialità ecc. E molti altri di Bertetto, Villa, Zagarrio, Somaini, e via citando. Di alto livello anche la consueta sezione delle “Rifrazioni”, dove spicca Marcello Walter Bruno sulla teoria post-fotografica.
  • Ancora il prolifico Roberto De Gaetano sugli scudi, visto che è uscito il secondo volume di Lessico del Cinema Italiano (Mimesis, 28 euro)Proprio come nel primo volume, i lunghi saggi dei contributori partono da parole-chiave, per poi scegliere ciascuno un percorso che attraversa in maniera spesso libera la storia del cinema italiano, allo scopo di far emergere categorie comuni, elementi di stabilità o al contrario dimensioni di fluidità e trasformazione, che è poi il concetto di “Identità” proposto dal curatore nel suo pezzo. Prima, però, tocca a Giacomo Manzoli con una ricca riflessione sull’idea di “Habitus”, che va da Lattuada a Zalone senza mai perdere in brillantezza. “Lingua” di Fabio Rossi e “Opera” di Ceraolo spiccano per originalità, mentre “Maschera” di Bruno Roberti e “Nemico” di Daniele Dottorini emergono per ampiezza di sguardo e controllo dei materiali. Chiude “Potere” di Gianni Canova, saggio molto aggiornato su una immagine disciplinare che vale la pena, come fa il docente IULM, analizzare a fondo e senza sconti rispetto all’atteggiamento nazionale. Libro capitale, e non solo per chi si appassiona allo studio del nostro cinema.
  • Felicissimi di aver letto Il cinema di Roger Vadim (a cura di Mario Gerosa, Edizioni Il Foglio, 16 euro). Finalmente un volume complessivo su un regista oggi completamente ignorato – da molti non da tutti, sicuramente non dal gruppo di studiosi che ha dato vita al ricco e dettagliato volume. Come spiega Gerosa nella bella introduzione, Vadim non può essere rubricato solo come regista di Brigitte Bardot o frutto disimpegnato di una Nouvelle Vague che non lo sopportava, bensì va letto come figura unica e al tempo stesso perfettamente inserita nell’industria culturale francese ed europea. Il passaggio dal “divismo al post-divismo” (ancora Gerosa) assume caratteristiche di scambio con gli ambiti del rock, della moda e della pubblicità. Nel resto del volume i singoli film e periodi vengono approfonditi: da Sara Martin sulla moda a Giuseppe Fidotta su Beauty and the Beast , da Elisa Cuter su Orgoglio a Roberto Curti sul gotico, e molti, molti altri. Particolare attenzione la meritano senza dubbio Vito Zagarrio su et Dieu créa la femme (compreso il remake) e la lunga, appassionante analisi di Andrea Mecacci sul design di Barbarella. 
  • Eravamo in debito poi di una pazzesca lista di uscite web open access e risorse utili offerte a fine anno dall’impagabile Catherine Grant. Inutile cercare di riassumerla. Ecco il link. Buona lettura.
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