shar

 

Felicemente travolti da libri, riviste, volumi monografici, studi e link, non neghiamo di stare vacillando. Meglio così, significa che la cultura cinematografica e la ricerca – in Italia e all’estero – godono di ottima salute, come in effetti la qualità delle pubblicazioni dimostra. E così, anche se ci sembra di svuotare il mare con un cucchiaino, continuiamo a leggere, leggere, leggere, che è poi un’ottima pratica affiancata a guardare, guardare, guardare, appaiate entrambe nella quotidianità di noi cinefili accademici. Si parte…

  • Elena Marcheschi, Videoestetiche dell’emergenza. L’immagine della crisi nella sperimentazione audiovisiva (Kaplan, 15 euro). Il volume indaga il rapporto tra artisti visuali e audiovisivi alle prese con i temi politici e sociali dell’epoca dei conflitti che stiamo vivendo. Il terminus a quo è l’11 settembre 2001, che come noto ha dato vita a un quindicennio di furiose contrapposizioni internazionali e guerre che proprio in questi mesi sembrano aver raggiunto il culmine. Marcheschi, attentissima analista del campo artistico contemporaneo, studia e spiega numerosi autori e opere, alcune note e altre ignorate dal campo del cinema ufficiale o anche nel contesto dei grandi centri visivi, e lavora ai fianchi la nozione di emergenza e conflitto. Il bagaglio è inevitabilmente interdisciplinare, visto che la sperimentazione a sua volta si fa imprendibile e sospesa tra diversi media e, se non ci fossero volumi come questo, rimarrebbe anche inattingibile. Il capitolo finale, su controinformazione e contropolitica, è la degna conclusione di un viaggio certamente appassionante per tutti coloro che amano le ibridazioni artistiche – si astengano invece gli apocalittici per cui lo scenario contemporaneo è solamente rumore di fondo.
  • Andrea Parlangeli, Da Twin Peaks a Twin Peaks (Mimesis, 14 euro). Proprio mentre David Lynch sta realizzando la nuova stagione di Twin Peaks, un quarto di secolo dopo l’exploit della serie originale, esce il volume di Parlangeli come “guida pratica al mondo di Lynch” (che peraltro non si limita alla celebre opera televisiva). Curiosa la formazione del saggista, che è caporedattore di “Focus”, dove lavora come giornalista dal 2000. Fisico di formazione (PhD), ha scritto alcuni libri, tra cui Benvenuti nell’Antropocene, con il premio Nobel Paul Crutzen. Sorprendente ritrovarlo qui. Ovvio che il linguaggio non sia accademico, ma la lettura è piacevole, anche grazie alla suddivisione in capitoletti, anzi in frammenti, che restituiscono un panorama seriale e autoriale particolarmente spezzettato. Il capitolo finale, dopo l’analisi di tanti film di Lynch, si intitola “Ogni cosa è collegata”: come dargli torto?
  • Alberto Abruzzese, Gian Piero Jacobelli (a cura di), Bond, James Bond (Mimesis, 12 euro). Il nome di Abruzzese non ha bisogno di presentazioni. Questa volta, in compagnia di un’ottima banda filosofica, e di Jacobelli naturalmente, riesamina il mito di Bond alla luce delle trasformazioni che la storia recente del personaggio ha offerto al pubblico. E in effetti, così come Abruzzese ripropone, con una presentazione, un suo noto saggio del ’68, gli altri saggisti intervengono su Bond escludendo tutte le traiettorie oggi in voga, dalla sociologia dei media al rapporto tra film e product placement, preferendo ritrovare Bond – dopo la guerra fredda – come un personaggio un po’ alla deriva filosofica. Bisogna riorganizzare un pensiero contemporaneo su di lui, e di stampo prettamente mitico-filosofico, come dimostrano gli interventi di Barile, Dubois, Scipioni e Fabbri, tra gli altri. Lettura che, anche quando sbanda, mostra una deliziosa convivenza tra approcci accademici d’un tempo e soggetti pop di oggi, appositamente riconvocati (il libro, a suo modo, è anche un modo di riprocessare come guardavamo Bond ieri, con Eco e Barthes, e come lo possiamo osservare oggi).
  • Federico Capitoni, La critica musicale (Carocci, 12 euro). Che cosa ci fa in questo blog un libro sulla musica? Come già accaduto in passato, ci permettiamo di inserire volumi eccentrici quando ci pare che possano aiutare anche la comprensione della nostra disciplina. E, leggendo questo generoso saggio di Capitoni sulla critica musicale (molto lineare ma non per questo poco denso), si affastellano continui paragoni con la critica cinematografica – che peraltro l’autore convoca più volte, e quasi sempre per mostrare un luogo dove l’istituzione critica mantiene il suo carisma. Sapesse invece come viene messa in discussione! Detto questo, chi – come il sottoscritto – si ciba gioiosamente di critica musicale, troverà qui messe in fila tutte le condizioni storiche e pratiche che questa nobile disciplina ha affrontato e soprattutto affronta oggi. A quanto si capisce, il problema più grande deriva dall’iper-specializzazione dei sottogeneri critici, e dal rifiuto epocale della critica classica e accademica di occuparsi del pop. Ottima scrittura, livello piacevole, un po’ meno teoria, ma tanta passione e competenza da parte di un critico e docente del Conservatorio di Vibo Valentia.
  • Uscito il nuovo numero di Lola, rivista online gratuita diretta dai fantastici Adrian Martin e Girish Shambu. Il numero 6 ha come tema “Distances”, ed è aperto da un bell’articolo di Peter von Bagh sulla programmazione festivaliera come riscrittura della storia del cinema (ed è un magnifico ricordo di uno dei programmatori e cinefili verso cui è stato doveroso provare smisurato affetto). Tra i molti saggi, segnalo “Writing the Cinema Experience:
    The Film Review” di Tom O’Regan and Huw Walmsley-Evans, sulla critica come studio dell’esperienza cinematografica.
  • Eravamo in debito anche del n.2 di Series, la rivista dedicata alle narrazioni televisive realizzata, tra gli altri, dai miei colleghi del Dams di Bologna. Molti studi comparativi, in questo contesto, da Bron/The Bridge ai format turchi, ma anche Breaking Bad The Wire analizzati ancora una volta. Studi poi sul fandom di Gomorra e, particolarmente intrigante, un lavoro su autorialità e quality tv in Game of Thrones (ad opera di Tobias Steiner). Si conferma il trilinguismo della rivista, spagnolo-inglese-italiano.
  • Numero 26 per l’implacabile LFU _ La Furia Umana con le imperdibili e visionarie top ten 2015 da parte di redattori e saggisti. Poi un lavoro di fino su Bruce Baillie e Paul Sharits, e una sezione monografica su Paul Thomas Anderson (di cui andrebbero indagate le strane traiettorie di ricezione cinefila, a dir poco diseguale, ora nel suo apice grazie a Vizio di forma); troviamo poi un’ondata di analisi su film contemporanei (sugli scudi The Walk) più altri approfondimenti su Straub, Pasolini, Shyamalan, Kwon-taek e molti altri. Al solito godibilissimo nella sua anarchia programmata.
Annunci