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Viva l’abbondanza ma anche attenzione alla frenesia. La sensazione è che talvolta i contenuti siano troppi per essere seguiti tutti, e rischino di sterilizzare dibattiti accademici e pubblici di cui si sente in verità una certa mancanza. Ben vengano da questo punto di vista gli appuntamenti convegnistici e i numeri di rivista, perché permettono interventi più rapidi e a caldo, fermo restando che l’elaborazione delle ricerche a più ampio spettro deve poi suggerire punti fermi e interpretazioni di largo respiro.

  • Partiamo proprio da un convegno che si svolge in queste ore a Bologna (sarò presente come chair martedì 16 febbraio mattina), dal titolo Il sistema dell’impegno nel cinema italiano contemporaneo a cura di Claudio Bisoni, Dom Holdoway e Dalila Missero, presso Via Barberia 4. Questa la presentazione in breve: “Conosciamo le traiettorie che hanno condotto l’industria culturale a polarizzarsi sull’asse impegno vs. intrattenimento. Uno schema che ha attraversato momenti di particolare tensione (il Dopoguerra, gli anni Settanta) e fasi in cui sembrava stemperarsi in una prospettiva più articolata e problematica (la politique des auteursdegli anni Cinquanta, il postmodernismo degli anni Ottanta). Negli ultimi anni, alcuni studi (Antonello e Mussgnug, Burns, O’Leary, Uva) hanno inquadrato la questione dell’impegno affrontando e superando i problemi più immediati di definizione (che cosa è in realtà un film impegnato?) e di classificazione (quali film sono impegnati e quali non lo sono?). Il convegno rifletterà su questi temi e quindi sull’influenza che la nozione d’impegno esercita sui discorsi e sulle pratiche relative al cinema italiano contemporaneo”. Tra i relatori: Ortoleva, Minuz, Fanchi, Cucco, Rigola, Garofalo, Zagarrio…
  • Ripartiamo a razzo con i libri. Invenzioni dal vero. Discorsi sul neorealismo, a cura di Michele Guerra, dà conto (abbondantemente, per oltre 300 pagine, Diabasis, 18 euro) degli atti del convegno tenutosi a Parma nel 2013, che a sua volta celebrava il famoso congresso sul neorealismo del 1953, tenutosi nella stessa città. Guerra – nella ricca introduzione – ricostruisce anche quell’esperienza, sospesa tra conservatorismo e germi di novità. Oggi invece ci troviamo di fronte a un gruppo di studiosi dagli strumenti metodologici ormai affinatissimi. Semmai stupisce come il neorealismo, ancora adesso, sia in grado di pungolare e produrre iniziative storiografiche oltre che editoriali (negli ultimi anni i volumi di Noto/Pitassio e Parigi sono solo due maiuscoli esempi di reference books usciti dopo che qualcuno sospettava non ci fosse altro da dire sull’argomento). Anche in questo caso l’assalto critico-teorico è godibilissimo, e schiera sia la brillante old school (Brunetta, Caldiron, Sorlin, Campari, Gili…) sia i docenti e ricercatori contemporanei (De Gaetano, Morreale, Manzoli, Mosconi, Cervini, ancora Pitassio, e altri).
  • Importantissima la notizia che ci giunge dalla rivista Film Criticism. Per il suo quarantennale, i redattori hanno deciso di passare all’open access (siano benedetti) e per fare questo hanno messo in piedi un numero speciale dedicato allo stato della critica cinematografica. Hanno chiesto a numerosi storici, critici e ricercatori di dire la loro e hanno raccolto i risultati, come si spiega qui. Applausi.
  • Uscito online il nuovo numero di Filmidee, siamo arrivati al 15, ridendo e scherzando. Spazio naturalmente al ricordo di Rivette, ma anche a riconsiderazioni su Deleuze, prevedibilmente al Tarantino degli Hateful Eight, a una bella ripubblicazione di articoli di Rosenbaum (omaggiato anche da una intervista inedita), e tantissimo altro.
  • Ma di Filmidee parliamo anche, come annunciato qualche post fa, perché è uscito il primo volume cartaceo, in una collana annuale dallo stesso titolo (il numero 1 si chiama Cinema is not Dead. We Are, Agenzia X, 15 euro). Quello di affiancare alla più fluida pubblicazione web alcuni punti fermi in forma di libro tradizionale è pratica diffusa (per esempio lo fanno anche “Furia Umana” e “Scenari”, tra gli altri). Utilissimo, questo fascicolo a cura dei direttori Daniela Persico e Alessandro Stellino, perché – specie nella prima parte – infila una serie di articoli e saggi (in parte già comparsi, comunque arricchiti) sul concetto di nuova cinefilia (Hagener, Martin, Perrot/Poli), cui segue una sezione dedicata al cinema del reale italiano (luogo di battaglia cinefila per la rivista), e altre visioni, fuochi, cortocircuiti.
  • Uscito free online il numero 7 di Cinema – Journal of Philosophy and Moving Image, con un monografico dedicato al “Poshumanism” (scritto così), curato da Patricia Castello Branco, con articoli su Malick, Blomkamp, la fantascienza giapponese, Topolino e Benjamin (!), gli zombie, Andrew Niccol, Matthew Barney, e altro. Un interessante frullatore.
  • Segnaliamo la nuova rubrica del bravo Ignatiy Vishnevetsky, intitolata “The Overlook”, sull’ottimo sito The A.V. Club. La sezione è dedicata a riscoperte di gemme nascoste e film poco visti della storia del cinema, o anche solo da riconsiderare sotto un altro aspetto – come per esempio la proposta di leggere come film comico The Happening del grandissimo M. Night Shyamalan. Ci sarà da divertirsi con Ignatiy.

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