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Giugno come sempre si rivela intensissimo. I docenti italiani di cinema e media si sono ritrovati a Milano per la convention annuale della Consulta Universitaria Cinema, in coda al convegno sulla cultura cattolica e il cinema di cui avevamo accennato la settimana scorsa. Ma altre manifestazioni incombono, a cominciare da quelle bolognesi (quindi di casa per l’autore di questo blog) che hanno un peso nazionale (Biografilm) o internazionale (Cinema Ritrovato). In entrambi i casi rimandiamo ai siti per saperne di più. Su questa testata non ritorneremo su questi festival, tuttavia per gli appassionati c’è la possibilità di seguirli giorno per giorno nell’altro blog che dirigo, Cinefilia Ritrovata. Anyway, grazie ai continui viaggi in treno, le letture di libri e riviste aumentano e dunque oggi ci mettiamo in pari dopo qualche battuta d’arresto.

  • Francesco Di Chiara, Peplum (Donzelli, 21 euro). Si tratta del nuovo frutto della collana dedicata al cinema italiano, il cui comitato scientifico è espresso da molti colleghi di tutta Italia ed è gestita insieme al Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale. Lo schema è sempre lo stesso (una parte saggistica di inquadramento storico-critico, una serie di analisi di film-chiave), ma ogni volta declinato dall’autore in maniera differente. Di Chiara si inserisce nella storia del peplum con strumenti metodologici affinati, facendo tesoro della bibliografia cinefila e produttiva di riferimento, portando lo studio a un livello differente e inquadrando la questione nel segno della storia culturale, decisamente adatta all’argomento. Da Cabiria Ercole alla conquista di Atlantide le analisi sono molto efficaci, mentre l’ultimo capitolo è dedicato a sorpresa a Gladiatori di Roma di Straffi del 2012, una scelta ben spiegata e in fondo coerente con l’approccio ma forse incongrua per l’insignificanza dell’oggetto. In ogni caso, un ottimo volume e una conferma della serietà di collana e singolo studioso.
  • Andrea Rabbito, L’onda mediale. Le nuove immagini nell’epoca della società visuale (Mimesis 25 euro). L’approccio è molto denso e si inserisce nel contesto della teoria estetica. Il volume, come spiega lo stesso autore, “segna la tappa conclusiva di una tetralogia dedicata alle illusioni e agli inganni che vengono prodotti dalle nuove immagini fotografia, cinema, televisione e video” e serva a mettere in evidenza le differenze che le separano, e sono state analizzate le peculiarità dei nuovi mezzi di rappresentazione che, grazie al susseguirsi delle innovazioni tecnologiche, riescono a produrre la sensazione sempre più suggestiva di una presentazione della realtà e di un’onda mediale che travolge lo spettatore e lo trasporta “in uno spaesante perfetto doppio del reale”. Anche Rabbito, come altri docenti e studiosi contemporanei, trova nella modernità un luogo di pensiero tuttora proficuo e una prassi di pensiero in grado di produrre teoria anche nell’epoca dei new media. Il libro è appassionante, talvolta cerebrale, in ogni caso stimolante per le sue oltre 400 pagine fitte di analisi.
  • Marco Dalla Gassa, Orient (to) Express. Film di viaggio, etno-grafie, teoria d’autore (Mimesis, 30 euro). Originalissimo il campo di indagine del volume: il cinema dedicato all’Asia da cineasti europei tra anni Cinquanta e Settanta. Scritto con spirito di “viaggio culturale”, il libro ci consegna un quadro molto ampio, dove tutti i nodi teorici (dall’esotismo e orientalismo alle routine dell’odeporico, dalla prassi d’autore al concetto di film di viaggio) vengono affrontati senza – ed è ciò che più importa – sudditanza psicologica nei confronti dei maestri del passato, tra cui Antonioni, Pasolini, Marker, Malle ecc. L’ampia strumentazione bibliografica, per forza di cose non limitata ai film studies, stimola la lettura, anch’essa non breve, e provoca alcune riflessioni sul presente e sulla nostra relazione tanto con il cinema d’autore quanto con la rappresentazione dell’Oriente. Giova ricordare che Dalla Gassa cura, insieme a Federico Zecca, la sezione “Orienti/Occidenti” della rivista Cinergie, che dirigo.
  • Renato Stella, Corpi virtuali (Mimesis, 18 euro). Scusandomi per l’insistenza su Mimesis, e sulle collane dove mi trovo in comitato scientifico (i due volumi precedenti erano della collana Cinema, questo invece esce per Media/Eros), devo comunque citare l’ottima ricerca di Stella, docente dell’Università di Padova. Non si tratta – va detto subito – di un volume sul porno nell’era del web, bensì della pubblicazione e analisi dei risultati di una ricerca sui giovani, fatta direttamente sul campo, e sulle loro reazioni di fronte alla sessualizzazione della società contemporanea e in particolare alla disponibilità di pornografia online. La lettura è illuminante, e ci offre squarci talvolta prevedibili, altre volte assai meno, sulla risposta, sulle paure, sui desideri, sui pericoli, sulla tensioni che la rappresentazione esplicita dell’erotismo suscita sulle nuove generazioni. O, come spiega l’autore: “Questo libro è uno dei primi tentativi di ricostruire una parte dei processi di socializzazione all’identità di genere e alla sessualità, che i consumi erotici del web rappresentano per i giovani adulti, a partire dal significato che essi stessi vi attribuiscono”.
  • Segnaliamo infine l’uscita, free online, del nuovo numero, il 10, di The Cine-Files, dedicato – è il topic del momento – alla corporeità dello spettatore. Questa la spiegazione della combattiva curatrice Anne Rutheford: “Three key considerations—the corporeality of spectatorship, the temporality of the moment and film as an event, an encounter—have been pivotal in reframing understandings of cinematic experience to emphasize the centrality of affect. This paradigm shift has seen a proliferation of new studies, many of which apply or illustrate one of the critical frameworks of affect in ever-more diverse contexts. However, much of this recent work takes the concept as a ‘found object,’ whose parameters are pre-defined and known, and simply ‘replays’ it without further investigation or interrogation. This dossier seeks to keep the concept of affect ‘in play,’ exploring some of the cutting edges of how scholars are currently thinking about cinematic affect”.
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