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In pieno svolgimento, il NYFF (New York Film Festival) arriva in fondo a quel circuito di festival che, partendo da Venezia, attraversa poi Toronto e Telluride e giunge alla Grande Mela, segnando gran parte dell’hype cinefilo – e non solo – del primo autunno. A breve poi partono Roma e Torino, sempre troppo ravvicinati. Per gli appassionati di “silent era”, invece, è cominciato Le Giornate del Cinema Muto, alla sua 35a edizione, ricchissima come al solito. 

  • Uscito il nuovo numero di CinemaScope, cartaceo ma con numerosi testi open access online. In copertina svetta Isabelle Huppert, attrice in grado – tutte le volte che si sta per museificare nei suoi ruoli autoriali più irritanti – di gettare un colpo di spugna e ripartire da capo (sarà che non riusciamo a togliercela dalla testa nella sua versione giovanile “in purezza” nel restauro di I cancelli del cielo). Adam Nayman analizza il suo ruolo in Elle di Paul Verhoeven, colpo di fulmine cinefilo ancora in attesa di distribuzione qui da noi. Poi articoli sul cinema di Angela Schanelec, Eduardo Williams, Peter Hutton, Locarno e l’imperdibile column di Rosenbaum sui DVD , dove ricorda anche i premi per le migliori edizioni digitali dell’anno assegnati al Cinema Ritrovato 2016.
  • Abbiamo letto Santos Zunzunegui, Lo sguardo plurale (a cura di Maria Cristina Addis, Bulzoni, 20 euro). Si tratta di uno dei rari casi di traduzione di studiosi spagnoli. Zunzunegui, come segnala il nome, è basco, è nato nel ’47 e insegna all’Università del suo paese. Ha raccolto i suoi saggi, che leggiamo qui per la prima volta in italiano, dedicati principalmente a una lettura modernista del classico hollywoodiano, e al moderno vero e proprio. Brecht, Godard, Daney sono tra le firme di riferimento del pensiero di Zunzunegui, che si inscrive nello stream di teorici che individuano ancora oggi nel cinema uno scarto, una marca, una differenza, uno sguardo disassato che lo rende irriducibile – tema di fondo (qui da me assai schematizzato) non sempre convincente, ma poi riscattato dai singoli articoli, molto interessanti e acuti. Uno di quei casi in cui la disarmonia della raccolta permette di saggiare meglio la vivacità intellettuale dell’autore invece che perdere in compattezza. Quelli su La Cava e Val Lewton i pezzi più stimolanti. Prefazione della curatrice, densa postfazione di Luca Venzi. Qui invece alcuni estratti open access della sua intro.
  • Grazie all’instancabile passione di Adrian Martin e attraverso la sua pagina FB si scoprono sempre tante cose. Lui segnala questo saggio di Alena Lodkina su Chantal Akerman, e io scopro meglio il journal su cui è pubblicato, 4:3 (FourthreeFilm), di base a Sydney. Sempre Martin posta anche un pdf free di un seminario con Badiou (in francese) tenutosi in aprile.
  • Tra voraci letture e appassionanti visioni, i cinefili rischiano di ascoltare poco. Il podcast settimanale di Film Comment è un bell’antidoto, specie questa volta con una round table sull’influenza del cinema classico sulle nuove generazioni di moviegoers. Ne parlano qui il critico di Vulture Mark Harris, Farran Smith Nehme e Imogen Sara Smith. Se vi piace, recuperate anche questo sul “movie acting today”.
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