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Un ottobre non particolarmente caldo per il consumo di cinema in Italia, e forse anche in giro per il mondo, dopo un settembre altrettanto stanco. Per alcuni il problema va individuato in una fase non particolarmente innovativa della produzione mainstream, soprattutto per aver insistito su saghe ormai moribonde o riesumato sequel nel cassetto da pochi anni. Tuttavia, il problema non è nella ripetizione in sé e per sé, quanto nella percezione di originalità, brillantezza e attrattività dei film, oltre al fatto che – tutto sommato – è ancora decisivo se si riesce a realizzare un’opera universale e riuscita oppure no (ma questo gli analisti del box office lo dimenticano spesso, considerandolo una sorta di accidente poco rilevante). 

  • Perché allora non dedicarsi ai festival? E’ in corso in questa ore Presente Italiano, diretto e fondato dall’amico Michele Galardini, nella città di Pistoia. Già dalla prima edizione del 2015, mi fregio di una collaborazione con questo vivacissimo festival, per cui curo la sezione dedicata alla riscoperta del cinema italiano. Quest’anno abbiamo puntato su comico e commedia, per cui ci saranno un po’ di film da ricontestualizzare, nella nostra cultura come nella nozione di gusto, senza per questo precipitare nella cinefilia da rivalutazione “bis”. Un paio di Pozzetto, Citti, certi film a episodi anni Sessanta, Buzzanca, le parodie…qui il programma della retrospettiva, che parte giovedì 13 ottobre e va fino al 16. Il 15 mattina, tavola rotonda con Giacomo Manzoli, teorico della cultura popolare, e lo sceneggiatore e regista Fabio Bonifacci.
  • Procediamo poi con una segnalazione atipica, ovvero quella di un database, di cui ci dà notizia l’amica e collega Veronica Innocenti del Dams Bologna. Si tratta di una ricerca che ha visto la pubblicazione di alcuni dei risultati sul sito www.narrativecosystems.org, indirizzato sia agli studiosi che agli studenti, e quasi interamente in inglese per potersi confrontare con una dimensione internazionale. In particolare, oltre alla descrizione del progetto di ricerca e dei suoi primi risultati, il sito propone: il primo sviluppo di un glossario di termini-chiave per la riflessione sulla narrazione seriale in funzione degli ecosistemi; la pubblicazione di alcune presentazioni effettuate in convegni internazionali in cui si sono poste alcune questioni al centro della riflessione sugli ecosistemi; la raccolta dei dataset e delle tesi di laurea magistrale che hanno utilizzato le metodologie della network analysis applicata ad alcune serie prodotte da ABC. Il database bibliografico e il blog sono invece ancora in lavorazione, ma verranno a breve completati. Il sito infatti è in costante aggiornamento, e vuole essere innanzitutto un punto di raccolta e condivisione di idee diverse riguardo alle narrazioni seriali estese, di dibattito e riflessione comune.
  • Uscito online e open access il nuovo numero di “View”, ottima rivista dedicata agli studi europei su storia e cultura della televisione. Il numero 9 si intitola “Tv Formats and Format Research: Theory, Methodology, History and New Developments”, e credo sia abbastanza chiaro dove si va a parare, ovvero in un’area di grande dinamicità in questi anni, quella appunto della ricerca sui format, la cui trasnazionalità permette grande ampiezza di approcci, non ultimi quelli comparativi ed etnografici. Ecco (in inglese) alcune considerazioni introduttive dei curatori  John Ellis, Andrea Esser and Juan Francisco Gutierrez Lozano: “Theoretically no consensus has yet been found on what exactly is a TV format and how it should be understood. In his recent monograph, Jean Chalaby helpfully assembles four definitions to highlight different aspects: TV Format as licensed remake, recipe, method of production and proof of concept. But scholars more interested in cultural analysis, like Joseph Straubhaar, Tasha Oren and Sharon Shahaf, have argued that economic based definitions are too narrow. For a more nuanced historical and theoretical understanding of TV programme adaptation and imitation, they contend, generic adaptations in the form of textual characteristics, production practices and audience address—all of which can also be found in unlicensed appropriations—also need to be considered. Methodologically, too, formats, which are global in nature, raise challenges. The world is a big place. Markets and their contexts vary hugely in economic, cultural, technological and policy terms; and the enormous growth in distribution platforms and changing consumption habits, too, seem to make it ever more difficult to approach format phenomena holistically. The complexity is augmented by the fact that formats are highly commercialised television products, yet undoubtedly possess (often great) cultural significance, both locally and transnationally. Finally, there are numerous sites of negotiation and adaptation and countless reasons for making individual changes in the adaptation process. In short, if we truly want to understand formats there are a lot of things to be considered”.
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