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Il 2017 è l’anno della Legge sul Cinema voluta da Franceschini. In attesa degli ultimi decreti e della sua decorrenza, si dibatte già in luoghi pubblici e privati, in assemblee e sui media audiovisivi, ma dovremo attendere un bel po’ prima di poter tirare somme credibili. Lo stesso vale per il cinema a 2 euro, ogni secondo mercoledì del mese, che vede opinioni decisamente opposte. Nulla che sembri toccare direttamente ciò di cui si occupa questo blog, ma in verità sì, perché un’idea complessiva di cultura cinematografica nazionale – coltivata da pochi e considerata sospetta dai più – è essenziale per il destino del cinema italiano. Noi, intanto, continuiamo a guardare e a leggere.

  • E infatti cominciamo da Mario Gerosa, a cura di, James Bond spiegato ai cinefili (Edizioni Il Foglio, 15 euro). Molti, come me, potrebbero dire: ancora Bond!? Gerosa riesce a dimostrare, saggi dei contributori alla mano, che un altro volume su 007 era necessario, in particolare uno – come questo – che desse conto della cultura “alta” presente nella serie tratta da Ian Fleming. Come spiega il libro, “Tutte le pellicole della saga sono legate tra loro da una serie di corrispondenze più o meno evidenti. Ma oltre ai collegamenti tra un film e l’altro, nel ciclo di 007 si possono cogliere anche relazioni importanti con altre opere del cinema d’autore e con grandi temi affrontati nel corso del tempo dai maestri della settima arte. Emergono allora tutta una serie di sottotesti che invitano a sviluppare una lettura trasversale dei film della saga dell’agente segreto britannico, come in queste pagine, dove, tra vodka Martini e basi fantascientifiche, compaiono, tra gli altri, anche i nomi di Fellini, Hitchcock e Visconti”. Il libro comprende saggi, tra gli altri, di Lapo Gresleri, Roberto Lasagna, Anton Giulio Mancino, Vito Zagarrio, Fabio Zanello.
  • Alberto Castellano, a cura di, Paul Schrader. Il cinema della trascendenza (Mimesis, 18 euro). Da schraderiano – curai a mia volta un volume sul regista, dove erano anche tradotte alcune delle sue recensioni da critico – non posso che rallegrarmi di un nuovo volume, tanto più che l’ultimissima, discontinua, parte di carriera del cineasta era appannaggio della sola critica cinefila e poco accorpata al resto della filmografia. Il volume curato da Castellano è ricchissimo e stimolante. Gli autori (tra cui Roberti, Frezza, Canadé, Pagliara, e un vivacissimo Silvestri) tracciano un percorso interpretativo-analitico che apre l’universo del regista ad audaci e stimolanti chiavi di lettura ed esplora zone anche oscure ed enigmatiche del suo complesso rapporto con il cinema e con la realtà. E quindi: lo Schrader sceneggiatore, la religione, l’erotismo e il sesso presenti nel suo cinema, le colonne sonore, le influenze europee, lo spazio, il rapporto con la letteratura e con i generi, la rappresentazione delle figure femminili.
  • Cambiamo decisamente scenario con il n. 19 della rivista cartacea Transalpina, che riceviamo e volentieri recensiamo. Il volume monografico, in francese e italiano, si intitola Le cinéma italien d’aujourd’hui entre film politique et film engagé. Pubblicato dall’Università di Caen e curato da Mariella Colin con prefazione di Rosella Giardullo, il numero esplora il campo – molto dibattuto di recente – del film impegnato e del cinema neopolitico italiano. Tra i contributori, Gili, Tassi, Rigola, Leclerc e molti altri. Qualche riga estratta (in francese) dalla presentazione: “Ce numéro de Transalpina s’inscrit dans une perspective résolument moderne, qui met en évidence la volonté des réalisateurs d’aujourd’hui de suivre la leçon des grands maîtres du cinéma engagé, tout en innovant pour trouver de nouvelles formes narratives. Grâce à l’approfondissement des questions émergentes, les études ici réunies explorent la relation qui s’est établie entre la politique, la réalité sociale et le cinéma, dans un contexte nouveau et vivant”. Molto utile.
  • Su argomenti non dissimili, l’ottimo numero 3/2016 di Comunicazioni Sociali, dal titolo Italian Quality Cinema – Institutions, Taste, Cultural Legitimation, curato dagli indiscussi Claudio Bisoni, Danielle Hipkins e Paolo Noto (fascicolo digitale qui). A proposito del gruppo di studiosi che sta affrontando queste ricerche, qui compaiono in gran numero (tra di essi: Minuz, Renga, Peretti, Barra/Scaglioni, Cucco, Holdaway, Garofalo…). E, per chiudere il cerchio con quanto scritto in apertura, leggiamo la nota dei curatori: “L’obiettivo di questo nuovo numero di Comunicazioni Sociali – in uscita in un periodo che non poteva essere più appropriato, a causa delle sfide industriali, normative e culturali che attendono il cinema italiano dopo la promulgazione della Legge 220/2016 – è quello di definire ciò che sta costruendo l’idea di qualità nel cinema italiano contemporaneo, dal 2000 fino ad oggi. Mentre nel dibattito sulla TV sta prendendo piede anche nel nostro Paese un’accezione del termine quality fondata sull’idea di production value, in ambito cinematografico la questione resta più opaca. Nei provvedimenti legislativi, nei comunicati stampa, nelle recensioni, nei saggi accademici e nei discorsi comuni l’idea di cinema di qualità, infatti, si sovrappone spesso a quella di cinema d’arte e d’autore, incrocia la nozione di impegno e ottiene una sua definizione formale nella categoria di ‘film di interesse culturale nazionale’ promossa e sostenuta dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT). Sul piano dei discorsi collettivi il cinema di qualità, per poter funzionare come tale, ha bisogno di processi di legittimazione culturale articolati, che chiamano in causa il lavoro di certe istituzioni, i discorsi critici, i comportamenti delle audience e tutto quanto contribuisce, al di là (o al di qua) degli incassi, alla formazione del gusto, alla costruzione di definizioni socialmente condivise e al ‘buon funzionamento’ di questo tipo di prodotti”.

 

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