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Sebbene il cinema americano sia sempre stato il mio compagno di strada, con tutte le sue meravigliose contraddizioni, i fraintesi critici che ha creato, le difficoltà di studiarlo in maniera utile e produttiva (in tutti i sensi), è con il cinema italiano che si misura davvero la capacità di pensiero. Il nostro cinema esprime una originalità assoluta. La sua storia e i suoi lati esposti o nascosti forse rappresentano tutto quello che il cinema può dire, ed essere, nei confronti della cultura, della società, della storia delle idee, della rappresentazione. Ecco perché siamo ancora una volta felici di riparlarne diffusamente in questo post.

  • Cominciamo da Denis Lotti, Muscoli e frac. Il divismo maschile nel cinema muto italiano (Rubbettino, 14 euro). Lo dico subito, mi sembra un libro che terremo come riferimento a lungo. Dopo i molti studi sulle dive italiane del muto, infatti, Lotti inverte le lenti e osserva, studia, analizza e documenta il divismo maschile. Grazie a una griglia teorica molto concreta, ovvero derivata dai testi primari e dalla storia della ricezione, individua in alcune figure i modelli e le tipologie dei ruoli drammatici maschili (il mattatore, il dandy, l’elegante, la spalla, l’alter ego). Ne esce un volume appassionante che – pur senza esibire l’apparato dei gender studies e degli stardom studies più teorici (tenuti comunque in orizzonte) – riesce a irrobustire la storiografia con forti interpretazioni critiche, dove ovviamente fa capolino anche la mascolinità – tema quant’altri mai affrontato in questi anni. Da Giolitti a Mussolini, dal proto-divismo alla Grande Guerra, scorre un pezzo di identità italiana attraverso i Zacconi, i Ghione, i Bonnard, i Pagano. Da leggere avidamente.
  • Numero 30 per Fata Morgana, rivista diretta da Roberto De Gaetano, che negli anni ha saputo impostare non solo un contenitore di saggi e articoli ma anche una rinnovata spinta alla teoria e alla visione del cinema. Ne parliamo oggi perché proprio Italia è la parola chiamata a definire il fascicolo speciale. La struttura è atipica, infatti. Prestigiosi studiosi di diversi ambiti scelgono e scrivono del loro “più grande film italiano”. Oltre a docenti e studiosi (soprattutto nella prima parte), sono stati chiamati a parlare di film nazionali anche importanti artisti, registi, fotografi, che rispondono a una domanda sul loro rapporto con il cinema italiano, sui loro amori, sulle immagini e sui loro film preferiti. Tra di loro, davvero interessanti le pagine di Gianni Amelio, Marco Bellocchio, Romeo Castellucci, Tonino De Bernardi, Michelangelo Frammartino, Franco Maresco.
  • E finiamo con Mario Gerosa, Anton Giulio Majano. Il regista dei due mondi (Falsopiano, 20 euro). Il molto produttivo studioso si confronta questa volta con un regista che si è diviso tra cinema e televisione, e che – anch’esso – racconta in maniera esemplare certi percorsi nell’industria culturale italiana e nell’immaginario da piccolo e grande schermo. Con una bella prefazione di Oreste de Fornari, il volume racconta tutto del regista di Chieti, spiegando in particolare con dovizia di riferimenti e materiali la grande stagione dello sceneggiato italiano. Tra le testimonianze, troviamo quelle di Roberto Chevalier, Loretta Goggi, Orso Maria Guerrini, Mita Medici, Ilaria Occhini solo per citare alcuni dei più noti. Non mancano neanche le analisi di molte operazioni eterodosse, come le dirette televisive o i documentari, oltre alla filmografia cinematografica, a sua volta eclettica. Un vero piacere da leggere.
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