Ogni tanto il dibattito sul cinema italiano si rianima, ma quasi sempre senza colpire a fondo, come se in fondo discutessimo sempre con i toni che si avrebbero in una trattoria, o su un bus. Nulla sembra davvero importante, e la sensazione arriva in primis da chi accende i riflettori su qualche tema. A irritare i difensori della commedia ci ha pensato Mereghetti, con un pezzo molto arbitrario, per quanto sincero, sui problemi del genere in questi anni; gli ha risposto uno dei più noti appassionati di cinema italiano pop, Marco Giusti, con un pezzo condivisibile ma sempre ridotto ai minimi termini dei nessi causa-effetto. E se il vero problema fosse, al solito, il fossato culturale che in Italia impedisce persino a una commedia di essere compresa nelle sue sfumature? Del resto, se tutti i dati ci indicano una difficoltà sempre maggiore per molti nostri concittadini a comprendere testi minimamente complessi, non si vede perché non dovrebbe accadere anche di fronte a un film. E sia: non per sembrare snob, ma torniamo alle nostre letture e visioni.

  • Il volume Suspense – Il cinema della possibilità di Damiano Cantone e Piero Tomaselli (Orthotes, 23 euro), vede due filosofi ed estetologi alle prese con uno dei temi più sfuggenti del cinema. Rifiutando – ma non ignorando – l’attribuzione meccanica della suspense a film di generi esclusivi, i due autori ci propongono una delle più complete dissertazioni sull’argomento che si possano leggere. La suspense, secondo i saggisti, sovrintende da molti punti di vista a una grande quantità di operazione di senso e di narrazione nel cinema, essendo all’opera in contesti nei quali non ce la potremmo immaginare, e addirittura potrebbe valere come motore consustanziale all’idea stessa di serialità contemporanea. L’idea di Cantone e Tomaselli è che la suspense trovi nel medium audiovisivo (nel cinema, ma anche nella serialità televisiva e nel videogame) il suo terreno più fertile proprio perché l’immagine in movimento la declina in una sua specifica forma , relativa ai diversi ambiti mediatico-culturali nei quali essa si esercita: la suspense si sostanzia più a partire dalla peculiare dimensione esistenziale e storica del soggetto-spettatore che attraverso le tecniche narrative utilizzate per metterla in funzione. Nel compiere la loro indagine i due autori hanno considerato un corpus di circa 1000 film di detection, con un ventaglio molto ampio di riferimenti (da Lynch a Cronenberg, da Antonioni a Bong, da Tsukamoto a Carpenter), individuando e analizzando 30 “Stimmung” narrative, figure catalizzatrici e acceleratrici di suspense nella misura in cui riescono a innescare un feedback/transfert esistenziale con lo spettatore. Da leggere interamente nelle sue – ebbene sì – 376 pagine.
  • Mi fa molto piacere citare l’uscita free online del nuovo numero di Arabeschi, rivista culturale curata dai colleghi dell’Università di Parma. In questo caso, si parla di Gomorra tra cinema, televisione e teatro. Agli autori – anche io tra di essi – è stato chiesto di scegliere un’immagine o uno stimolo e lavorarci criticamente, con una certa libertà metodologica. Il risultato è decisamente riuscito, anche dal punto di vista della veste editoriale e grafica. Curato da Michele Guerra, Sara Martin, Stefania Rimini, il numero contiene articoli (tra i tanti) di Barra, Checcaglini, De Gaetano, Gandini, Morreale, Re, Uva, degli stessi curatori e di tanti altri studiosi.
  • Ne citiamo sempre i nuovi numeri in uscita, ma questa volta Filmidee ha cambiato veste grafica, capace non solo di sedurre ma anche di ampliare l’orizzonte a un universo editoriale e critico che non si limita alla rivista. Con maggior visibilità alla Scuola, agli eventi e ai video-essay (Filmidee ci sta lavorando seriamente e con continuità, anche attraverso progetti residenziali), il magazine evita ogni messa in ombra, anzi. La nuova proposta parte con un bell’editoriale di Alessandro Stellino sul ruolo e la rilevanza del cinema hollywoodiano nel panorama culturale di questi anni, e il tema è ripreso in larga parte della issue. Raccomandiamo massima pazienza e tempi lunghi, perché tutto questo numero 20 vale la pena di essere letto nelle sue sezioni.
  • Uscito anche il nuovo numero di Film Criticism con saggi di Jeeshan Gazi su Gaspar Noé, Ana Moya e Gemma López su Versions of the Post-Apocalypse in Contemporary North American Cinema, Kim Wilkins su Todd Haynes, Gary Matthew Varner su Godfrey Reggio. Poi ancora: festival, recensioni di libri e molto altro.
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