Un giorno bisognerà studiare un po’ meglio la cultura mediterranea del cinema, non tanto di quello fatto ma di quello visto. A primavera l’insostenibile tormentone sulla fuga dalla sale torna ad annoiarci (soprattutto perché agli addetti ai settori mancano spunti e studi più sistematici), ma – a volerla volgere in positivo – ci sarebbero invece un sacco di cose interessanti da rilevare sulla psicologia spettatoriale dell’homo videns italiano, greco, spagnolo, portoghese e sull’andamento dei film. Il mercato iper-globalizzato sembra l’unico a reggere l’urto dei profumi del clima – in primis La bella e la bestia, ma sarà lo stesso per Fast and Furious 8 – mentre prodotti local, glocal, essai o semplicemente medi scompaiono in un indistinto rumore di fondo. Noi, invece, non smettiamo mai di guardare e di leggere. Ecco una nuova dose di cinefilia.

  • Posto d’onore oggi merita Elsa Morante, La vita nel suo movimento. Recensioni cinematografiche 1950-1951 (Einaudi, 20 euro), a cura di Goffredo Fofi – sul quale, ottantenne a giorni, torneremo in un prossimo post. Si tratta della raccolta di recensioni, scritte per essere lette al microfono, che la scrittrice compose dal 1950 al 1951. In quell’anno, infatti, la Rai assegnò a Elsa Morante l’incarico di critico cinematografico per un programma radiofonico settimanale. Finché un giorno i funzionari Rai rifiutarono di mandare in onda una sua recensione in cui criticava un film italiano di guerra (Senza bandiera di Lionello De Felice, e non Duilio Coletti, come si legge in alcune pagine del volume) accusandolo di nostalgie fasciste. L’autrice non tollerò la censura e, dopo meno di due anni, interruppe la collaborazione.
    Ora le quarantasette schede scritte in quel biennio 1950-51 sono state raccolte da Fofi, la cui prefazione è probabilmente uno dei due motivi per cui comprare il volume: appassionata (come è già stato detto da altri), ma anche piena di tenerezza e ricordi personali. A Fofi, infatti, puoi dire tutto tranne che in gioventù si sia accompagnato a dei mediocri. La sua amicizia con la Morante lo vede infatti nei panni dell’allievo e dell’ascoltatore, come si evince dalle righe, e lo scritto serve anche a Goffredo per fare un po’ i conti col suo passato, con autocritiche abbastanza inedite nella loro durezza. Il secondo motivo, ovvio, sono le recensioni della Morante. Ci troviamo di fronte a scritti occasionali, ed è subito evidente che non si scorge in lei vera cinefilia, quanto piuttosto un atteggiamento di indipendenza, di richiesta di artisticità al cinema, di piccolo buon gusto sul livello tecnico di attori e autori, di attenzione a temi e referenze sociali e culturali (meno allo stile), con una esposizione che risente sia dell’origine letteraria sia dell’esito radiofonico. Il grande tema dela “realtà” – storica e sociale – sembra essere l’orizzonte cercato dalla scrittrice. Comunque un’operazione editoriale degna e interessantissima. In appendice si trovano altri brani inediti della Morante sul cinema, sul suo ambivalente rapporto col neorealismo, sul suo apprezzamento dei film di Pasolini, e altro. I dattiloscritti originali del 1950-51 provengono dal Fondo Morante.
  • Proseguiamo con un volume curioso e interessante, Harpo Marx, Rowland Berber, Harpo Speaks! (Erga Edizioni, euro 16,90), a cura di Martina Biscarini, che ha fortemente voluto, curato, tradotto e coltivato questa prima edizione italiana dell’autobiografia del fratello Marx più bizzarro. Il volume è talmente denso che è difficile riassumere la quantità di aneddoti, racconti, personaggi, casi che Harpo narra, con l’aiuto del giornalista/scrittore. Ovviamente c’è molto di “marxiano” nel libro ma anche tanto da imparare dell’industria dello spettacolo lungo la sua carriera. Non si tratta di un volume privato, che narra vicende intime dietro la facciata del personaggio: in Harpo tutto si mescola, e il libro – uscito originariamente nel 1961 – va considerato un’estensione della sua comicità. L’edizione italiana è davvero ricca, soprattutto per il lavoro di Martina Biscarini, che spiega molto bene nell’introduzione gli ostacoli affrontati, e cura anche una parte finale di approndimenti molto utili. Comunque Harpo si fa davvero voler bene; come non amare un tipo che inizia il suo libro affermando: “Se la mia vita sia stata un successo o un fallimento, non lo so”.
  • Uscito il n. 70 di Cinema Scope con il solito mix di contenuti free online e non, con moltissimi articoli e soprattutto l’orgoglio della redazione per un traguardo così importante. Insieme all’editor Mark Peranson anche noi restiamo con “fingers crossed” per altri 70 numeri (anzi: 100 di queste issues).
  • Su In Transition invece, un grande numero riassuntivo sul lavoro intorno ai video-essay di questi anni. Come spiegano i curatori: “To celebrate the inauguration of the SCMS Scholarly Interest Group on Digital Humanities and Videographic Criticism, we offer this curated issue of videographic works from the first three years of the journal. The pieces selected for (re)presentation here feature some of the most imaginative and innovative work yet produced in the still developing form of videographic criticism”.

 

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