Il dopo-Cannes è stato fagocitato dalla discussione sul perché la settantesima edizione sia stata, a detta di molti, assai deludente. Avendo potuto (per una ricerca che sto compiendo) raccogliere una copertura molto ampia della ricezione critica dei festival, sono emersi al tempo stesso dibattiti ricchi, proficui, e valutazioni grossolane, ignare di qualsiasi teoria dei festival. In ogni caso, emerge sempre più chiaramente che i discorsi intorno al rapporto tra sistema cinematografico e nuove piattaforme, o tra cinema e media digitali, non riescono a trovare un loro equlibrio. La fase è di passaggio, sarebbe meglio evitare posizioni apodittiche che saranno magari smentite dalle future trasformazioni. Intanto noi procediamo, illustrando altri eventi, altri convegni, altri festival, e molte letture. 

  • Primo appuntamento a Torino, Il 6 e 7 giugno 2017, presso la Cavallerizza Reale , per la Conferenza Internazionale Body Politics. Representing Masculinity in Media and Performing Arts. La conferenza ha l’obiettivo di discutere e studiare la rappresentazione della mascolinità nei linguaggi dei media e delle arti performative. Gli interventi sono stati selezionati per includere sia il punto di vista storico sia le prospettive teoriche all’interno dei vari campi di ricerca e discipline di studio. La cura è dei bravissimi Giaime Alonge, Giulia Carluccio, Federica Mazzocchi, Mariapaola Pierini , Antonio Pizzo, Alessandro Pontremoli. Qui il ricchissimo programma.
  • Pochi giorni buona parte della comunità scientifica (stavolta anche il sottoscritto) si sposta a Roma per la Conferenza Internazionale Innovations and Tensions. Italian Cinema and Media in a Global World. L’appuntamento è organizzato dal Journal of Italian Cinema and Media Studies, diretto da Flavia Laviosa, anche responsabile scientifica dell’evento. Nel mio caso, parteciperò a un panel (qui come a Torino vi saranno sessioni parallele) dedicato a Paolo Sorrentino, e in particolare all’accoglienza critica di The Young Pope tra Italia e Stati Uniti. Al momento non sono previsti Atti, ma il mio paper sarà comunque dentro una raccolta di saggi che pubblicherò nel 2018 con l’editore Diabasis.
  • Passando ai festival, dal 9 al 19 giugno si sviluppa il Biografilm di Bologna, tredicesima edizione che si presenta particolarmente agguerrita. Nel tempo, il festival fondato e coordinato da Andrea Romeo ha infatti guadagnato autorevolezza, specie nel campo del documentario internazionale, di cui costituisce una vetrina ormai riconosciuta – e, grazie alla distribuzione spin off di I Wonder, alcuni dei film proiettati saranno poi nel listino per la stagione italiana. Qui il programma completo. 
  • Passiamo ai libri e cominciamo da Sandro Volpe, La mia notte con Maud: un’analisi. Ritorno a Clermont-Ferrand (Kaplan, 12 euro), che apre una nuova, promettente collana della casa editrice torinese. “Cinéma mon amour” (questo il nome), diretta dallo stesso Volpe, promette – a giudicare dal primo volumetto – una nuova forma di analisi del film, che oltre agli strumenti metodologici ben noti, riguadagni anche uno spazio di scrittura molto personale. Magari secondo gli standard accademici, troppo rigidi, contemporanei, questa ibridazione sarà indigesta, ma per il lettore non soffocato da questi schemi così astratti sarà un piacere leggere il corpo a corpo critico tra Volpe e Rohmer. Non bastasse un’attenzione filologica ai testi (ce ne sono tanti in gioco, dalla letteratura al soggetto, dalla sceneggiatura al film, e ritorno), Volpe illustra – con parole e foto – anche un suo viaggio nei luoghi del capolavoro rohmeriano, per (non) ritrovarvi oggi le tracce urbanistiche ed esperienziali di un film che merita di sicuro tanta passione.
  • Per chi pensa che la teoria del cinema non abbia più ambizioni di ampio respiro, ci pensa Flavio De Bernardinis a smentire l’impressione. Il suo Arte cinematografica. Il ciclo storico del cinema da Argan a Scorsese (Lindau, 32 euro) offre infatti una importante ipotesi di lavoro: la storia del cinema come momento specifico della storia dell’arte. Ovvero, nell’istituzione che si chiama “storia dell’arte”, quale posizione occupa davvero il cinema? Per tentare di elaborare una risposta, l’autore sceglie il modello di storia dell’arte di Giulio Carlo Argan, e dunque il contesto storico-culturale dell’Italia dagli anni ’30, quello della costruzione di Cinecittà, fino agli anni ’60, in cui il cinema inizia a perdere il suo primato di linguaggio audiovisivo dominante. Ma sono anche l’idea di cinema di André Bazin e il sistema hollywoodiano, con Martin Scorsese, a fornire un contributo importante per mettere a fuoco il ruolo che il cinema può svolgere nell’ambito dell’evoluzione storico-artistica contemporanea. Dovremo senz’altro riparlarne.
  • Infine un lutto culturale. Negli scorso giorni Fandor, la piattaforma online più cinefila, ha chiuso dopo 5 anni la testata Keyframe Daily, curata da David Hudson, luogo irrinunciabile per come venivano setacciati tutti gli anfratti del web e della letteratura accademica e segnalati al lettore. Una perdita colossale. Speriamo che Hudson prosegua altrove la sua avventura editoriale. Noi – anche come blog, visto che da Keyframe prendevamo molte informazioni – siamo a dir poco dispiaciuti.
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