La stagione, pur ricominciata ufficialmente con Cattivissimo me 3 (a seguito di un’estate infame quanto a titoli distribuiti e vuoto nelle sale), inizia più simbolicamente con la Mostra del Cinema di Venezia. Dopo una delle edizioni più contestate di sempre a Cannes, è normale che la cultura cineematografica internazionale guardi al Lido con qualche speranza, e che le istituzioni italiane sperino di erodere qualche spazio alla sempre invidiata Croisette. Parleremo dunque di festival, approfittando anche di un’uscita editoriale.

  • Dunque la Mostra del Cinema di Venezia giunge alla 74a edizione. La vendemmia cinefila di inizio settembre pare molto ricca, basti pensare alla presenza di due leoni del cinema New Hollywood (Friedkin e Schrader), all’omaggio a Redord e alla Fonda (con tanto di restauro di Il cavaliere elettrico), a Wiseman finalmente in concorso, e a tante altre cose, tra cui Venezia Classici. La sezione si è fatta via via più interessante, grazie al rapporto con le cineteche e all’intereesse dimostrato dal vintage e dall’archive negli ultimi anni. Tra i diversi capolavori restaurati vedremo Novecento di Bernardo Bertolucci (1976), Deserto rosso di Michelangelo Antonioni (1964, Leone d’oro alla Mostra di Venezia), Gli amanti crocifissi (1954) e L’intendente Sansho (1954, Leone d’argento alla Mostra di Venezia) di Kenji Mizoguchi, I figli delle mille e una notte di Nacer Khemir (1984), Femmina ribelle di Raoul Walsh (1956), L’occhio del maligno di Claude Chabrol (1962), L’asso di picche di Miloš Forman (1963), Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg (1977), Tutto in una notte di John Landis (1985).
  • Proprio ai festival, come noto, è dedicata parte della ricerca internazionale di oggi, grazie ad alcuni network, il principale dei quali è il FFRN (Film Festival Research Network). Ma anche in Italia ci sono pubblicazioni interessanti, come quelle di Stefano Pisu, che non fa strettamente ricerca di film studies bensì di storia contemporanea, ma sta da anni interrogando i festival come luogo di interesse per la storia delle relazioni internazionali, in particolare proprio Venezia e altri principali eventi. Nel suo ultimo Il XX secolo sul red carpet. Politica, economia e cultura nei festival internazionali del cinema (1932-1976) (Franco Angeli, 36 euro) l’analisi storica di fa di sicuro interesse, grazie a un enorme lavoro di scavo nei documenti pubblici e privati. La domanda principale è: lo studio dei festival cinematografici può contribuire a una conoscenza più approfondita della storia internazionale dell’età contemporanea?
    Il volume risponde a questa domanda analizzando le principali manifestazioni (Venezia, Cannes, Berlino, Karlovy Vary, Mosca fra le altre) nei loro aspetti politici, economici e culturali. I festival sono studiati in quanto forme di mobilitazione che hanno coinvolto periodicamente governi, produttori, imprenditori, registi e intellettuali, tutti accomunati dall’interesse per la promozione internazionale dei film. Davvero un volume originale che chi segue i festival studies dovrebbe leggere.
  • Sempre Pisu, stavolta insieme a Pierre Sorlin, è il curatore di un numero 2017 da noi non ancora citato della rivista Cinema e Storia. La storia internazionale e il cinema è il titolo del monografico (Rubbettino, 16 euro), con cui i contributori mettono a fuoco le logiche industriali ed artistiche spesso sovrapposte a interessi politici e ideologici. Cito: “ircolando su tutto il globo e veicolando stili di vita e informazioni culturali, i film sono stati anche un’occasione di incontri (e scontri) economici, diplomatici, propagandistici e professionali. Commercio, ideologie, rapporti interstatali e transnazionali si sono intrecciati a partire da bobine di pellicola, rese preziosissime da un’enorme domanda. Dalla Grande guerra alla sfida globale Usa-Urss – passando per l’età dei totalitarismi, il secondo conflitto mondiale e la ricostruzione post bellica – i diversi articoli qui presenti mettono a fuoco un’epoca in cui il cinema si è affermato come mezzo di relazione internazionale e modo di proiettarsi di ciascun Paese oltre i propri confini. In maniera originale e multidisciplinare, questo numero analizza quanto e in che modo abbia inciso il cinema nella storia internazionale del Novecento e come abbia saputo raccontare – meglio di qualsiasi altro medium – il «secolo breve» ai suoi contemporanei e alle generazioni successive”. Insomma, entrambe le pubblicazioni qui segnalate aprono campi di intersezione tra storia politica, storia culturale e storia del cinema assai promettenti, a patto di esercitare sguardi multidisciplinari (sempre evocati e raramente messi in pratica).
  • La rivista cui abbiamo fatto riferimento è co-diretta scientificamente da Christian Uva, di cui recensiamo con entusiasmo Il sistema Pixar (Il Mulino, 13 euro), che a sua volta – pur partendo dai film studies – si allarga a metodi di indagine che comprendono la storia industriale, i media studies, l’analisi economica e lo studio culturale. La Pixar è ovviamente uno straordinario punto di osservazione non solo per il genere di animazione ma per capire la peculiare identità di questo marchio, che da una parte eredita la capacità classica hollywoodiana di costruire un sistema a partire da uno Studio, dall’altra cavalca quella forma di capitalismo contemporaneo che riguarda il liberismo californiano (frutto di una strana quanto fortunata fusione di contenuti alternativi, liberal, persino radical, e l’imprenditoria di “scalata”). Di più, citando una letteratura vastissima, Uva lavora molto sul concetto di american way of life offerto dalla Pixar, e sulle alleanze industriali e mediali che ne fanno un brand così amato e riconosciuto. Non sottacendo le letture antagoniste e le interpretazioni più estreme (psicanalitiche e marxiste) dei film Pixar (e dell’animazione tutta), l’autore riesce nella delicata impresa di analizzare idee e ideologia culturale dei prodotti senza mai abbandonare per strada gli elementi più misurabili (audience, produzione, distribuzione, strategia industriale).
  • Infine, una buona notizia. Tempo fa avevo lamentato con dispiacere la chiusura dello spazio Keyframe Daily, bollettino cinefilo tenuto da David Hudson, per scelta del sito Keyframe. Ora David ha trovato una nuova collocazione per il suo “quotidiano” di cinema, ed è – provvidenzialmente – il sito della Criterion, che sempre più si trasforma da webshop online di DVD a prodotto editoriale dove si parla di cinema. Buona lettura.
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