Il dibattito cinefilo sta fissandosi su due poli. Il primo è mother! di Darren Aronofsky, un film che – piaccia o meno – mette a dura prova le categorie critiche e soprattutto i mezzi estetici con cui si commenta il cinema (per esempio, la sensazione è che ci sia poca consapevolezza del rapporto di certo cinema di oggi con l’arte contemporanea dagli anni Novanta a oggi). Il secondo è ovviamente Blade Runner 2049, di cui però sarà meglio riparlare una volta che sarà stato distribuito, recepito e visto da una più ampia comunità di spettatori e commentatori. Nel nostro piccolo, intanto, continuiamo a segnalare uscite e appuntamenti di cultura cinematografica pensata, scritta e divulgata.

  • Cominciamo da un volume della collana che dirigo per Mimesis, Cinergie (costola cartacea e saggistica del semestrale open access online). Ebbene Streaming Media. Distribuzione, circolazione, accesso (a cura di Valentina Re, 22 euro), è perfettamente in tono con la nostra linea editoriale, che guarda a orizzonti di ricerca innovativi e cerca di offrire gli spazi più dinamici delle prospettive di studio nazionali e internazionali. Il volume ideeato da Valentina Re (e ispirato a un bel convegno del 2016 a Ca’ Foscari), contiene molti saggi, tra cui uno del sottoscritto. Quel che concerne lo facciamo dire alla stessa autrice. “L’attenzione accademica che si sta progressivamente concentrando sui servizi di video on demand è pari quasi alla destabilizzazione che il più ampio settore della distribuzione di contenuti mediali ha subito complessivamente negli ultimi anni, e si è tradotta in un’ampia rifl essione sull’impatto di player come Netflix e Amazon Prime Video, sulle reazioni degli operatori tradizionali della fi liera e dei policymaker, sui fenomeni di disintermediazione o, al contrario, di re-intermediazione, sulla qualità dell’accesso per i consumatori. Di questo scenario controverso, polarizzato, sbilanciato, instabile, che per certi aspetti cambia rapidamente e per altri resiste caparbiamente ai cambiamenti, questo libro prova a scattare un’istantanea, che inquadra i mutamenti in corso (soprattutto, ma non esclusivamente, nel contesto italiano) in una prospettiva più ampia, e li interpreta nei diversi aspetti economici, tecnologici, giuridici, socio-culturali”.
  • Decisamente centrale in questi giorni, grazie a una ricca tournée di presentazioni, il dibattito intorno al volume curato da Marco Cucco e Giacomo Manzoli, Il cinema di Stato. Finanziamento pubblico ed economia simbolica nel cinema italiano contemporaneo (Il Mulino, 27 euro). Si tratta con tutta probabilità di un volume spartiacque, per come studia l’assetto produttivo del cinema italiano e le sue connessioni con i sistemi simbolici che regolano la nostra cultura cinematografica. Molti gli interventi informati e riusciti (tra gli autori: Barra, Scaglioni, Holdoway, Minuz, D’Urso, Medolago Albani, in ordine di apparizione, oltre ai due curatori), e soprattutto utili. Ci troviamo infatti di fronte a un volume che capitalizza una ricerca sistematica, con una proposta forte di oggettività, e un legame tutt’altro che fumoso con gli studi culturali, qui riportati con i piedi per terra dalle metodologie di lavoro. Si avanzano anche proposte, qua e là, oltre che critiche sulla gestione del denaro pubblico. Il rischio di strumentalizzazione del volume da parte dei più “mercatisti” e dei liquidatori di ogni finanziamento pubblico probabilmente esiste, ma se si dovesse sempre temere la reazione avversa non si potrebbero più fare ricerche in toto (e il fatto che questa ricerca sia stata realizzata da universitari del tutto indipendenti dalla catena produttivo-distributiva-istituzionale garantisce la trasparenza).
  • Esce in questi giorni il nuovo, atteso numero di View, international journal dedicato agli studi sulla televisione, con il monografico (open access online) History of Private and Commercial Television in Europe. La presenza del telegattone in copertina (digitale) tradisce una presenza italiana tra i curatori (Luca Barra, insieme a Christoph Classen e Sonja De Leeuw). La breve presentazione recita: “The history of European televisions’ commercialization is interesting and complex. In many European countries, early attempts to launch some form of private television took place on a local, national, or even supra-national basis. The process of television commercialization in Europe didn’t just start during the 1980s. Its implementation happened from the very beginning, and followed very different paths in each country. This issue on the History of Private and Commercial Television in Europe may help deepen our understanding of how the commercialization of television has shaped media culture in Europe. It offers a scholarly view on the history of private and commercial television in Europe, addressing institutional, technological, political, and cultural perspectives, and their entanglement, so as to allow for transnational comparison”. Molti gli autori internazionali, con svariati studi di caso che permettono uno sguardo comparativo, in una linea di ricerca (lo studio delle televisioni europee) molto ricca e viva.
  • Uscito anche il nuovo numero di Cinemascope. Come al solito, parte dei contenuti è open access online, parte va letta sul cartaceo.
  • Passando agli appuntamenti convegnistici, segnalo la nuova edizione di Fascina, anche questa volta a Sassari dal 5 al 7 ottobre, che raccoglie un ampio gruppo di studiose (il progetto infatti è riservato alla parte femminile della ricerca, con ragioni che speriamo non si debbano nuovamente spiegare). La cura è di Lucia Cardone, Giovanna Maina, Stefania Rimini, Chiara Tognolotti, e la tre giorni particolarmente concentrata sul tema della recitazione e del divismo: il titolo è Vaghe stelle. Attrici del/nel cinema italiano. Noi maschietti aspettiamo con curiosità gli Atti, sempre esaustivi.
Annunci