Autunno malinconico per il consumo di cinema in sala, senza film in grado di trainare e persino l’ottimo Blade Runner 2049 percepito come un’opera per appassionati, per il quale nemmeno l’inneegabile media positiva di accoglienza critica e di pubblico riesce ad allargare l’audience. Intanto non fanno che aumentare i prodotti audiovisivi di qualità, gli autori implicati in serie televisive (David Fincher e il suo Mindhunter è solo l’ultimo esempio), i contenuti reperibili, e persino il cinema free nel digitale terrestre, che non va affatto male e smentisce il luogo comune secondo cui non si programmano film in prima serata. La verità è che il mercato italiano continua a essere contratto, e ad avere probabilmente migliori potenzialità, che si scontrano con mille problemi strutturali, non ultimo un pubblico pigro, incolto e spesso affaticato (chi scrive pensa che gli spettatori italiani abbiano parecchie colpe – non tutte – e che sia ingenuo pensare che lo stato culturale della nazione, non certo esaltante, sia indipendente dallo stato della cultura cinematografica del Paese, scarsissima).

Nel nostro piccolo, che è davvero piccolissimo, abbiamo come unico impegno quello della didattica, della ricerca, della trasmissione, dell’ampliamento e della divulgazione della medesima cultura cinematografica, quindi procediamo con la solita sequenza di consigli e segnalazioni.

  • Cominciamo con Help! Il cinema di Richard Lester, a cura di Roberto Lasagna, Anton Giulio Mancino, Fabio Zanello (Il Foglio letterario, 15 euro). Prosegue la campitura di alcuni critici nei confronti di autori trasversali della storia del cinema moderno o di genere. Visto che la monografia d’autore è ormai quasi espulsa dal consesso accademico, ben vengano volumi a più voci come questo dove la carriera di Lester viene spiegata in tutte le direzioni possibili. La presentazione del volume spiega meglio delle mie parole il progetto: “A differenza di quanti autori seguono la stessa passione, la curiosità che Lester nutre per i generi e le mitologie pop non solo conosce specializzazioni ma la sua predilezione verso icone consolidate come la Swingin’ London, i Beatles, Robin Hood, i moschettieri di Alexandre Dumas e Superman ha fini destabilizzanti nel senso più positivo del termine. Ma ecco che con la sua mdp Lester pedina questi eroi nazional-popolari e a prima vista poco sfaccettati, trasformandoli in campi magnetici, che attraggono formazioni, associazioni, consonanze, coincidenze e tendenze del cinema futuro, destinate a restituirci nel loro pieno significato epoche vissute da uomini illustri come da perfetti sconosciuti. Un gioco di prestigio basato su una vasta erudizione legata al cinema, che però non è mai fine a se stessa”.
  • Ricevo con piacere la nuova collana di ETS (Dillinger – Scrigni di cinema), diretta da Augusto Sainati, con una forte dimensione di ricerca documentale, di rarità e chicche uscite appunto dai forzieri della storia del cinema e dei suoi testi a margine. Il primo volumetto è Storia meravigliosa di Niccolò Paganini (ETS, 10 euro), di Furio e Giacomo Scarpelli, con Mario Monicelli: progetto per film mai fatto, ambientato a Livorno a inizio ‘800, gustosissimo, prefato da Francesca Archibugi e curato da Giacomo Scarpelli stesso. Poi, numero due della collana, il trattamento originale di Ovosodo, scritto da Paolo Virzì e Francesco Bruni: Nato da un cane (ETS, 10 euro), curato dalla brava Ottavia Madeddu e prefato da Paolo Mereghetti; infine, per ora, Cesare Zavattini, L’uomo che vende un occhio. Un soggetto per il film Il boom di Vittorio De Sica (sempre 10 euro), curato da Nicola Dusi e Lorenza Di Francesco, prefato da Christian De Sica. In quest’ultimo caso, nel 1957 Cesare Zavattini aveva scritto un soggetto dal titolo L’uomo che vende un occhio, il quale, lungi dal diventare film, confluì con altri materiali nell’opera teatrale Come nasce un soggetto cinematografico, messa in scena per la prima volta nel 1959 a Milano. Quando, nei primi anni Sessanta, Vittorio De Sica chiese all’amico e collaboratore di scrivere un soggetto per il grande divo del momento, Alberto Sordi, Zavattini riprese la storia dell’uomo disposto a vendere un pezzo del suo corpo per questioni economiche e nel 1962 consegnò il soggetto definitivo, che leggiamo qui. Ma attenzione alla ricca e precisa introduzione dei curatori.
  • Forme editoriali innovative per le monografie sui film. La collana Videns di Mimesis, diretta da Steve Della Casa e Andrea Rabbito, propone veri e propri libri analitici corredati dal DVD che si vuole mostrare. Oggi parliamo di Greed, scritto da Alberto Scandola (24 euro), che contiene anche una conversazione con Michel Chion. Si tratta, come evidente, di quel che si definisce un “lavorone”, viste le caratteristiche storiografiche instabili dell’opera di Von Stroheim. Scandola ripercorre tutte le vicende produttive e intepreta con il prisma teorico del realismo il film di Stroheim, non sfuggendo al compito di sondare le ricostruzioni del film perduto. Secondo l’autore, “dietro la parabola tragica di McTeague e della moglie, coppia corrosa da ingordigia, avarizia e sadomasochismo, si nasconde la volontà di raccontare l’orrore del quotidiano, la frustrazione del desiderio, la vanità del tutto”.
  • Il molto instabile Film Journal edito dall’associazione scientifica Sercia (instabile perché esce ogni morte di papa), è online. Il tema monografico è quello dei treni e delle locomotive al cinema. L’introduzione di Taina Tuhkunen recita: “Since the onrushing locomotive speeding towards the audience became one of the founding myths and iconic shots of film history, cinema has not ceased to exploit the dramatic, diegetic and symbolic potential of trains. While the use of movement from a distance, and the impression of depth of field opened the way for radically new visual experiences, later motion pictures created a variety of railway-inspired narratives, tropes and types, enhancing the effect of the intrusive train age by their sound-tracks. After the railway films’ static teens, train chases and other action sequences required more elaborate camera techniques; and even today, the long-term relationship between the railway and the cinema is recalled by technical terms such as the ‘tracking shot’, in reference to a camera which moves on a vehicle along rails”.
  • Quanto agli appuntamenti convegnistici, segnaliamo la giornata di studi a Padova (17 ottobre) dedicata a Featuring Maps, cartografie emergenti nel cinema contemporaneo  con spazio a contemporaneità e serialità. Tra i relatori, Farah Polato, Valentina Re, Marta Boni, Davide Papotti, Giorgio Avezzù, Laura Lo Presti, Paolo Simoni e altri chair.
  • A Milano, alla Statale, tra 19 e 20 ottobre si tiene un corposo convegno sul cinema documentario italiano, le sue prassi e i suoi modelli. I relatori sono davvero moltissimi, per cui rimando al link per saperne di più.
  • Sempre a Milano, ma alla Cattolica, una giornata di studi sul concetto di popolare in Italia tra anni Sessanta e Settanta, il 23 ottobre, dal titolo To Each Their Own Pop. Music, Cinema and Television in Italy in the Period of the Youth Movements (1960-1979) . Anche qui molti, e di valore, gli studiosi che interverranno.
  • Il 26 ottobre, condurrò e coordinerò una giornata di studi a Rimini per i 60 anni di Le notti di Cabiria. Molto bolle in pentola nella città romagnola, attorno a Fellini, grazie a un rilancio degli studi felliniani, a un convegno annuale, alla riapertura del cinema Fulgor (storica sala dove Fellini divenne amante del cinema), al Museo Fellini diffuso, e altro ancora. L’incontro si articolerà in sei interventi che prenderanno in rassegna differenti aspetti della pellicola uscita nel 1957, contestualizzandola storicamente all’interno di un decennio fondamentale per la filmografia felliniana, e più in generale per la cinematografia italiana. Tra i relatori Fabrizio Natalini, Andrea Minuz, Paolo Fabbri, Mariapia Comand, Tomaso Subini, Marco Bertozzi. Appuntamento alle 9.30 presso il Teatro degli Atti.
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