Il clima morde e le sale ricominciano a riempirsi. Quanto ai festival, archiviata dignitosamente la Festa di Roma (con strascico di polemiche tra critici, e tra un critico e il direttore Monda), si passa al più dinamico Torino, dove la benemerita retrospettiva De Palma oscura un po’ il resto, per quanto interessante e fruttuoso. Il panorama televisivo non fa poi che confermare il ruolo di nuovo molto attivo del cinema nei palinsesti, grazie anche alla vaporizzazione degli ascolti, con alcuni miracoli popolari (vedi i film con Bud Spencer e Terence Hill) che continuano ad accadere in termini di share. Quanto alla serialità, la splendida Mindhunter ha lasciato una traccia che prevediamo duratura sui cinefili da piccolo schermo, anche se è Stranger Things 2 a prendere il centro della scena.

  • Online il nuovo numero, il 22, di Filmidee, diretto da Daniela Persico e Alessandro Stellino, con una proposta straordinariamente ricca di articoli, alcuni dei quali veri e propri saggi di riferimento (penso in particolare a Elisa Cuter e alla sua profonda lettura, con tanto di ricostruzione del dibattito critico, dell’epocale I Love Dick). Ottima la riscoperta di alcuni pezzi di Dominique Noguez, ed eccitante l’apertura su Ossang.
  • PIù in generale, l’ottimo stato di salute della pubblicistica online ha riportato in auge quell’area a metà tra intervento critico e ricerca accademica che sembrava sepolto dai tempi, dalla separazione delle carriere, e dalla suddivisione in fasce per le riviste universitarie. Invece su alcune testate culturali, o specialistiche, come quelle qui nominate, la prassi torna ad essere benvenuta. Ovvio il vantaggio del web, in tal senso. Ricordiamo ancora Fata Morgana Web, che ogni settimana pubblica contenuti nuovi e sempre interessanti.
  • Recensico con ritardo, ma con enorme piacere, il libro di Giorgio Avezzù, L’evidenza del mondo. Cinema contemporaneo e angoscia geografica (Diabasis, 18 euro). Si tratta di un pluriennale lavoro di ricerca intorno al rapporto tra teoria geografica e cartografica, da una parte, e cinema, e cinema contemporaneo in particolare, dall’altra. Vista l’ossessione con la quale l’analisi contemporanea, specie del postmoderno (ma anche quella sulla serialità) ha lavorato sul concetto di tempo in questi anni, lo studio di Avezzù è suggestivo per come sposta il piano interamente sullo spazio, e in particolare sulla rappresentazione del mondo. Per farlo, attiva una interlocuzione ricchissima con una bibliografia ampia e quasi dispersiva (in verità attenta e rizomatica), dove all’iconologia si affiancano la storia delle idee e soprattutto le discipline di riferimento. Molto riuscite le pagine intorno a singoli film di riferimento, dove talvolta riemerge un pizzico di critica culturale, che arricchisce il tutto. A largo spettro, è tutto sommato un libro sulla trasformazione del dispositivo, in controtendenza rispetto alla sociologia dei media oggi imperante. Spero che questo testo, anche se (anzi, proprio perché) di un giovane studioso, venga letto e discusso con l’attenzione che merita nei luoghi accademici di riferimento.
  • Nuovo numero di Film Comment, in parte free online e in parte a pagamento cartaceo (o da scaricare). Ci interessa segnalare un approfondimento su Twin Peaks – Il ritorno, che ancora a mesi di distanza non ci esce dalla testa, scritto da Aliza Ma. Giusto una citazione: “With its narrative fissures and variety of abstract mise en scène, The Return has blown established forms of television wide open and generated some of the most sublime digital artwork of all time.”
  • Tra i volumi che riceviamo e volentieri segnaliamo, c’è anche una biografia (genere editoriale che spesso trascuriamo). Si tratta di George Lucas. La biografia di Brian Jay Jones (Il Castoro, 22 euro). Da quando non ha più il controllo della saga di Star Wars, Lucas pare considerato un regista del passato a tutti i livelli, di qui il crescente desiderio di leggerne cose semi-definitive. Anche questo volume del resto lo trova nell’ultimo capitolo come uomo ormai realizzato che si limita a gestire ciò che ha creato. Jones racconta cose note ma le racconta bene: l’adolescenza da bad boy passata a scorrazzare in macchina per le strade di Modesto, l’approdo alla facoltà di cinema e l’amicizia con Coppola, De Palma e Spielberg, i tormenti con la scrittura, la mania del controllo, il rapporto difficile con gli attori, il disprezzo per gli studios e la creazione della Lucasfilm, della Industrial Light & Magic e della Pixar, fino a oggi.
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