Le sale si avvicinano un po’ mestamente a Natale, con un bilancio novembrino tutt’altro che esaltante e, a dirla tutta, non sembra che nemmeno le feste possano ribaltare la sensazione di scarsa euforia (sebbene Star Wars VIII Coco promettano ottimi incassi). In questi giorni poi si avvia a conclusione il TFF a Torino, che conferma la sua vocazione urbana e cinefila, e con esso la stagione dei festival (pur con alcune lodevoli eccezioni invernali) dà appuntamento a Berlino e alla primavera degli eventi 2018. Chi si trova nel suo picco di intensità è invece il mondo universitario, almeno quello legato al cinema, ed è proprio da quello che partiamo.

  • Epicentro è senza dubbio Roma, con un fuoco di fila di convegni, che gravitano intorno agli appuntamenti della CUC (Consulta Universitaria Cinema), la quale eleggerà anche il nuovo presidente dopo la concluione del doppio mandato di Guglielmo Pescatore. Si è partiti con Cinema e identità italiana, Università di Roma Tre e Teatro Palladium, con una schiera di interventi torrenziale e molto promettente. Poi si continua Cinema popolare italiano. Fonti, archivi e ricezione (a confermare una seconda e feconda linea di studi internazionali), questa volta con il coinvolgimento della Sapienza e a cura di Emiliano Morreale e Andreas Ehrenreich. E l’assemblea CUC di cui si diceva. Indubbiamente un panorama assai ricco.
  • Tra i volumi dei colleghi, citiamo oggi Leonardo Gandini, Fuori di sé. Identità fluide nel cinema contemporaneo (Bulzoni, 10 euro). La collana è quella di Cinemaespanso diretta da Christian Uva, quindi testi sottili ma decisamente densi. Gandini conferma – dopo il volume dedicato alla violenza nel cinema – di dedicarsi negli ultimi anni non tanto a disamine autoriali o analisi storiografiche (campi battuti in passato) quanto a individuare temi simbolici, pratiche estetiche e rilievi interpretativi del cinema contemporaneo. Interessante “twist” teorico quello di interrogare un certo cinema postmodernista e cronosismico slegandolo dalle questioni puramente narrative o di struttura per legarlo a questioni identitarie dello spettatore. Spiega Gandini: “In un’epoca nella quale il concetto di identità si fa ogni giorno più problematico e complesso in ambiti che vanno aldilà del cinema e della tecnologia, è necessario pensare alla fluidità narrativa di certi film come ad un monito e ad un suggerimento rivolti allo spettatore. Per sollecitarlo – anche fuori dalla sala e lontano dagli schermi – a pensare in modo plurale, a guardare il mondo in termini di possibilità e non di necessità, a vedere nell’alterità uno stadio dell’identità, non la sua antitesi”. Lettura stimolante e possibile apertura di canali critico-teorici per il futuro.
  • Una rivista cartacea di cui colpevolmente non parliamo abbastanza è 8 1/2 diretta da Gianni Canova. In maniera piuttosto inelegante ne parliamo proprio con un numero dove compare il sottoscritto. Il volume è il n. 35 di novembre 2017 ed è destinato ai mutamenti della critica. Il titolo del monografico infatti è: “L’esplosione dei cineblogger. Stanno cambiando la critica italiana?”. il tema è ovviamente di quelli attuali, e – otlre a me – ne parlano in tanti tra cui Chiara Girzzaffi, Andrea Minuz, Emanuele Rauco. Ne approfittiamo per ricordare anche il vivacissimo sito.
  • Visto che parliamo di critica, è il momento di citare la traduzione italiana del volume di A.O. Scott, Elogio della critica (Il Saggiatore, 22 euro). Pur facendo di tutto perché non si noti – su prima e quarta di copertina – che il libro è scritto da un critico cinematografico (del New York Times) e che parla molto di cinema, il volume dovrebbe essere, secondo le promessse, “un memoir e un trattatello filosofico, una piccola guida per sopravvivere al nostro tempo: una celebrazione dell’arte e dell’immaginazione che riflette sul nostro istinto a coltivare il piacere, un manifesto contro la pigrizia e la stupidità e una cartografia per farsi largo tra i dubbi che riguardano la nostra esperienza….perché criticare significa ascoltare il messaggio di bellezza e libertà che giunge dall’arte, e tentare di farlo proprio nella vita di tutti i giorni”. Devo dire che non so come prendere questo volume, che per partito preso sarei pronto ad apprezzare se non fosse che tutto il bric-à-brac filosofico di Scott occulta una profonda mancanza di adeguati strumenti metodologici su cui riflettere. Il rapporto tra arte, estetica e critica all’epoca dei media digitali e del fandom è forse un modo non del tutto puntuale di porsi la questione. Non c’è dubbio che l’erudizione di Scott sia vasta, ma poco aggiornata, come se discipline come la film theory, la sociologia dei media e altre ancelle non potessero fornire qualche risposta anche ai temi della professione che egli pone. Quindi il libro è un po’ un ibrido, con passaggi riusciti e persino illuminanti, e momenti prolissi, superficiali e autoindulgenti. A ben vedere, proprio come le sue recensioni.
  • Torniamo ai convegni per ricordare l’appuntamento con la giornata di studi AIRSC, a Bologna il 6 dicembre.
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