Post pre-natalizio con un po’ di appuntamenti e letture. Periodo freddo e poco attuale per manifestazioni festivaliere, che vanno in letargo, e proficuo per andare al cinema, vedere serie televisive e leggere tutto quello che si è smarrito nei mesi. Nel nostro caso, preparo per il rientro una serie di recensioni e segnalazioni nell’ambito dei television e media studies. Non prima, però, al solito a inizio gennaio, di aver proposto la mia tradizionale classifica dell’anno (poco umilmente invece, risparmiamo le altre liste che stanno spuntando ovunque, giustamente). Nel frattempo, prima di augurare buone feste a tutti, ecco i contenuti di oggi. 

  • Cominciamo da Cinergie, la rivista accademica che dirigo. La novità non è solo l’uscita in queste ore del numero 12, ma anche la nuova piattaforma (OJS, su servizio di AlmaDL Journals dell’Univerità di Bologna) che d’ora in poi ci farà da editore.  Dopo l’era cartacea (con Forum edizioni, prima, e Le Mani, poi), e dopo 11 numeri e 6 anni in digitale, autoprodotti ma con marchio Mimesis, il nuovo numero apre la nuova stagione. L’opportunità viene dall’alto di questa soluzione: tutto il pregresso è stato indicizzato secondo i principali standard internazionali della ricerca su periodici, tutto il presente e il futuro verrannno incanalati secondo gli stessi principi e gestiti attraverso la piattaforma (comprese le operazioni di peer review e candidatura degli articoli). I processi saranno completamente trasparenti e registrati, gli articoli otterranno indicizzazioni su numerose banche dati, avranno maggior visibilità accademica e circolazione internazionale. Per rafforzare la rivista, abbiamo rivisto sia il Comitato Scientifico sia l’editorial team. Sebbene allocata presso Unibo e ufficialmente appartenente al Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita di cui faccio parte, la rivista continua a mentenere la sua natura multi-ateneo, nata presso l’Università di Udine grazie a Leonardo Quaresima, proseguita attraverso la collaborazione di varie sedi, con due associate editors (Sara Martin e Federico Zecca) che insegnano a Parma e Bari, con un comitato spalmato su tutta Italia da nord a sud, e curatori di speciale quasi sempre esterni. Il nuovo numero, per esempio, è co-curato da Elisa Pezzotta (Università di Bergamo) e alcuni colleghi del nord della Gran Bretagna, che offrono un aggiornamento sui “Kubrick Studies” contemporanei. Ma già al lavoro sul numero 13 si trovano Chiara Grizzaffi e Andrea Minuz, con uno speciale sui video-essay. Infine, ricordo che con Mimesis rimane in essere l’omonima collana cartacea.
  • Per rimanere alle riviste, segnaliamo il nuovo numero della spagnola Cinema Comparative Cinema (in tre lingue: catalano, castigliano e inglese), dedicato agli Star Studies in Europa. Si tratta di un ottimo monografico, che offre una proposta ricca e consapevole, specie in un momento nel quale molti – quorum ego – stanno lavorando da varie prospettive sui celebrity studies e dentro cui la tradizionale teoria del divismo e appunto gli star studies stanno ridefinendo il proprio campo. Come spiegano i curatori: “This issue of Cinema Comparat/ive Cinema emphasizes the different methodological contributions that have emerged from Europe regarding star studies (often linked to gender studies), both from the perspective of national cinema and from the transversal approach which considers the relation between acting and staging. In the end, it’s all about furnishing ourselves with new tools in order to carry on exploring, in all its complexity and vastness, the (fortunately) inexhaustible world of cinema history”.
  • Uscito di recente anche l’ultimo, atteso numero di Necsus, con un monografico dedicato a “Dress”, particolarmente interessante per chi opera – come il sottoscritto – a contatto con colleghi di fashion studies. Anche per questa prestigiosa rivista internazionale ci sono parecchie new entry (tra cui quella di Miriam De Rosa, section editor anche su Cinergie), mentre lasciamo all’editoriale spiegare meglio il numero: “The special section of the Autumn 2017 issue of NECSUS is devoted to this key element in photographic practices and cinematic and audiovisual storytelling. #Dress investigates fashion and costume as theoretical and analytical concerns in media studies, and the analyses demonstrate how dress and costume contribute to the production of meaning. #Dress also presents the many echoes of Roland Barthes’ seminal publication The Fashion System (1967) and the ‘language’ of fashion magazines as an analytical tool to address theoretical questions of identity, politics, and cultural history. Contributors to this special section include Marie Lous Baronian, Giuliana Bruno, Isabelle Freda, Šárka Gmiterková & Miroslava Papežová, and Frances Joseph”.
  • Usciti anche (in breve) il n. 2 di Mediaesthetics, il numero 14 di Participations, e il numero 3/12 di Animation.
  • Passando ai volumi, una buona strenna accademica (mi si passi la leggerezza) viene da Fata Morgana Web 2017 – Un anno di visioni (Luigi Pellegrini Editore, 30 euro), che raccoglie tutti gli interventi comparsi su questo bel sito e altri composti appositamente. Le oltre 500 pagine testimoniano, con un pizzico di orgoglio (ci sono anche io), che quando a frequentare la critica – nel senso più alto e complesso del termine – ci si mettono i ricercatori e i docenti i risultati sono molto rilevanti, con buona pace di quel che diranno i critici militanti, da sempre anti-accademici. Citiamo dalla quarta: “Dalla storia decennale di Fata Morgana quadrimestrale, ora anche rivista di critica in versione web, nasce questo annuario che racconta un anno di cinema e di visioni, incluse le serie televisive. Alcuni dei maggiori e più noti studiosi di cinema italiani, da Roberto De Gaetano a Emiliano Morreale, da Michele Guerra a Ruggero Eugeni, individuano le principali linee espressive e tematiche emerse durante l’anno, i volti, le storie, le immagini che hanno segnato il 2017. Da Jackie Elle, da Silence La tenerezza, dal Festival di Cannes a quello di Venezia a quello di Roma, l’annuario racconta tutto ciò che di importante è apparso sugli schermi del cinema, e non solo. Conversazioni con alcuni dei grandi artisti che sono stati protagonisti durante l’anno e una filmografia completa rendono l’annuario uno strumento indispensabile per conoscere e interpretare il presente del cinema”. Qui si può leggere gratuitamente il saggio di apertura di De Gaetano.
  • Più cinefiliaci i volumi che proponiamo ora. Il primo, che vede anche una mia prefazione, è anch’essa una raccolta di articoli da un sito, ma decisamente non professorale. Il sito cinematografico più amato dal web, I 400 calci,  propone un volume con il meglio della rivista online dedicata al cinema da combattimento che ha cambiato il linguaggio della critica restituendo importanza a generi di film considerati marginali come l’action e l’horror (e non solo), unendo una preparazione ineccepibile a un umorismo e un’autoironia inediti per il settore e “creando finalmente un posto in cui Arnold Schwarzenegger è più importante di Marlon Brando per la storia del cinema”. Il Manuale del Cinema da Combattimento (Magic Press, 18 euro) contiene una selezione di recensioni che spaziano da Rambo a Mad Max: Fury Road passando per Omicidio a luci rosse e Quella casa nel bosco, più alcune recensioni inedite come L’esorcista o Grosso guaio a Chinatown. Il tutto è corredato da una copertina di Marcello Crescenzi, illustrazioni di David Genchi, una prefazione (oltre alla mia) disegnata da Leo Ortolani.
  • Lo spirito enciclopedico anima invece l’enorme lavoro di Claudio Bartolini, Il cinema giallo thriller italiano (Gremese, 24,50 euro). Frutto di anni di ricerca, catalogazione e scrittura, il volume costituisce la prima mappatura completa della produzione giallo-thriller italiana dal 1963 – anno di distribuzione del capostipite La ragazza che sapeva troppo di Mario Bava – al 2017. Insieme è però anche un’approfondita analisi verticale – a carattere produttivo, storiografico, stilistico e aneddotico – di ognuno degli oltre 400 titoli che compongono il catalogo del genere. Dai capisaldi firmati Dario Argento, Mario Bava, Lucio Fulci, Sergio Martino o Umberto Lenzi alle affermazioni autoriali di Michelangelo Antonioni, Elio Petri, Luigi Comencini o Tinto Brass, dalle incursioni eccentriche di Francesco Barilli, Pupi Avati, Nelo Risi o Luigi Bazzoni alle varianti di filoni come il thriller d’alta moda, il rape & revenge, il boat thriller o il torture movie; dagli anni ’60 del sexy giallo ai ’70 delle sperimentazioni pop, dai patinati ’80 ai mercati straight-to-video dei ’90, fino all’attualità di un cinema che ancora sopravvive grazie soprattutto alle produzioni indipendenti. Introduce un saggio che ne ripercorre e sintetizza filoni, evoluzione e archetipi, il libro procede poi con le singole schede organiche dei film, offrendo l’opportunità di una lettura orizzontale o di una consultazione sporadica. Poiché l’inventario di una simile mole di pellicole ha obbligato l’elaborazione di un rigido criterio di inclusione – che definisse il genere e i suoi confini –, in coda all’opera l’autore propone inoltre un apparato comprendente gli oltre 300 esclusi, motivando le proprie scelte in base a griglie di carattere storico o contenutistico. Da possedere assolutamente.

Buon Natale a tutti i lettori.

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