Traumatico per molti, il rientro post-natalizio porta invece grandi soddisfazioni al cinefilo italiano, perché si può godere molti titoli che la distribuzione nazionale ha tenuto in serbo per i mesi freddi. Meno esaltante, invece, il bilancio 2017 nelle sale italiane, con diminuzioni in doppia cifra. Torniamo a ribadire che bassterebbe poco per essere un po’ più solidi: migliorare il prodotto, certo, ma anche e soprattutto garantire maggiori liberalizzazioni per gli esercenti. Comunque non è andata bene, anche se mi sento di affermare che poteva andare peggio. Ovviamente, anche il mondo accademico si muove, con iniziative imminenti e i secondi semestri in rampa di lancio, con la pia speranza che ricerca e didattica tornino ad avvicinarsi un po’, almeno nelle lauree magistrali. 

Nel frattempo, abbiamo sfruttato le ormai lontane vacanze per leggere un po’, in particolare alcuni testi legati al mondo della televisione e dell’audiovisivo che custodivamo in borsa da tempo.

  • Cominciamo da uno dei volumi più utili e significativi degli ultimi anni, Mediamorfosi 2 – Industrie e immaginari dell’audiovisivo digitale (a cura di Federico Di Chio, Link 22 – Idee per la televisione). L’idea di questo densissimo numero speciale (335 pagine) è quella di dare seguito a un primo volume con lo stesso titolo e raccontare l’audiovisivo italiano e internazionale per come si è sviluppato negli ultimi 10 anni. Quindi non un testo malato di “recentismo” con tentativi di divinare il futuro, ma un solidissimo studio a molte voci su come si è sviluppata l’esplosione digitale di questi anni. Interrogando industria, immaginari, produzione, nelle tre sezioni principali, gli autori ci offrono un panorama informatissimo e soprattutto storicizzato rispetto anche alla più ampia storia dei media. Ne esce uno strumento davvero ottimale, dove l’analisi del mercato, l’archeologia dei media, lo studio del simbolico e il racconto delle pratiche distributive e produttive di cinema, televisione e audiovisivo si intrecciano di continuo, con un profluvio di dati interessssanti e di interpretazioni molto concrete. Da non perdere.
  • Sempre in argomento due testi della benemerita collana “Supertele” di Minumum Fax, diretta da Fabio Guarnaccia e Luca Barra, che tra l’altro ha un’alta frequenza di uscite, per cui non facciamo in tempo a leggere una monografia (spesso molto lunghe) che ne esce un’altra. Così, in ritardo, citiamo sia Chuck Tryon, Cultura on demand. Distribuzione digitale e futuro dei film (18 euro), sia Amanda D. Lotz, Post Network. La rivoluzione della TV (22 euro). Entrambi scritti da studiosi di Media delle università americane, i testi studiano con dovizia di particolari lo scenario in continua evoluzione delle forme distributive e produttive dell’audiovisivo. Apparentemente, il volume di Tryon dovrebbe essere maggiormente pane per gli studiosi e appassionati di cinema, e quello di Lotz per i television studies, ma la verità è che si fondono e si mescolano molto bene, illuminando strategie e consumi che sono ormai del tutto inscindibili . Unico problema per volumi anche così informati e brillanti è il rischio di obsolescenza rapida, ma è un versante che esiste ed esisterà sempre (evitato con un approccio diverso proprio dal succitato Mediamorfosi 2). In ogni caso, si confermano la bontà della collana e la quantità di stimoli che mette in circolazione grazie a questre traduzioni di libri di riferimento per la comunità, spesso poco conosciuti in Italia anche per una qualche pigrizia di noi docenti sommersi di cose da fare e progetti da seguire.
  • Di calorosa militanza nella storia del cinema si nutre invece il bel volume di Stefania Carpiceci, Ai margini del cinema italiano. Soubrette e maggiorate fisiche, artigiani e autori di film minori (Pacini Editore, 18,50 euro). La citazione in apertura di Forgacs, che ai margini e alla minorità ha dedicato recenti studi, chiarisce l’approccio appasssionato verso figure, autori, artiste, artisti, titoli e temi meno analizzati di altri. Citiamo dal volume: “Ai margini del cinema italiano è una raccolta di saggi il cui comune denominatore è la presunta marginalità di ciò che sembra essere apparentemente a lato di qualcosa: ai bordi o ai confini di un ipotetico centro o scala gerarchica, che definisce quel che è in alto o dentro, ma anche subalterno od emarginato da determinati contesti. Come accade ad artigiani (Carlo Ludovico Bragaglia, Carmine Gallone), soubrette o future maggiorate fisiche (Anna Magnani, Silvana Mangano) degli anni ’30-’40, che difficilmente in questi ruoli hanno avuto adeguata visibilità negli studi della storia del cinema italiano. Come avviene per documenti d’epoca (riviste, periodici, trattative, regolamenti) che talvolta, in mancanza di un oggetto-film ormai perduto, costituiscono le uniche fonti a disposizione di una narrazione storiografica. O infine, come succede per quei presunti film minori di autori (Luigi Comencini, Alberto Lattuada, Bernardo Bertolucci), di cui altre sono le pellicole ritenute degne di analisi”. Vivamente consigliato.
  • Segnaliamo con gioia che in tutto il mondo nel 2018 si celebra il centenario bergmaniano. Al Palazzo delle Esposizioni di Roma, una bella retrospettiva integrale, corredata da altri eventi, con tutte le proiezioni in pellicola (campane a festa).
  • A livello internazionale, dopo le liste di fine anno e la stagione dei premi che si sta srotolando in America, ci sono anche classifiche più accademiche. Ve ne proponiamo due, di amici studiosi e aca-fan cui questo blog deve molto, Catherine Grant e Girish Shambu. Catherine offre a questo link i migliori online film studies del 2017 secondo lei; Girish a sua volta una selezione di ciò che gli è parso più interessante nella critica e nella cultura cinematografica anglofona.
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