Uso un po’ di immodesta autobiografia per scusarmi del ritardo di questo post, che ha decisamente saltato la cadenza (circa) quindicinale che cerco di dare al mio blog. Come giustificazione offro dunque il rush finale per la consegna all’editore Diabasis del mio ultimo volume, una raccolta di saggi finalmente ultimata e che ora posso annunciare in uscita a metà maggio, con il titolo Il discorso e lo sguardo, dedicata a critica e cinefilia. Ci sarà tempo per riparlarne. Per ora riprendiamo il nostro spirito di servizio con alcune segnalazioni.

  • Si avvicina l’atteso convegno su Alberto Sordi (23-24 febbraio, Sapienza Università di Roma), con una giornata di studi e alcune proiezioni. A 15 anni dalla scomparsa dell’attore e regista, i colleghi Andrea Minuz e Christian Uva hanno pensato di “offrire un primo bilancio delle ricerche italiane e internazionali più innovative, ma anche come un’apertura verso nuovi orizzonti interdisciplinari con cui interrogare i rapporti tra Alberto Sordi, i media, lo spettacolo e la società italiana dal dopoguerra ad oggi”.
  • Anche l’ormai storico Film Forum di Udine-Gorizia è alle porte, con la sua XXV edizione (della conference) e XVI (della Magis Spring School), dal 28 febbraio all’8 marzo. Il tema focus dell’anno è Exposing the Moving Image: the Cinematic Medium across World Fairs, Art Museums, and Cultural Exhibitions. Già annunciati alcuni keynote speaker. In quell’occasione, si terrà al solito la premiazione dell’atteso Premio Limina per i migliori libri di cinema dell’anno.
  • Più in piccolo, ma non senza importanti ambizioni e traguardi potenziali, si sta preparando qualcosa di assai interessante anche a Verona, dove nasce Limen, ovvero il Centro di ricerca sul Fantastico nelle arti dello spettacolo creato da Alberto Scandola e da Nicola Pasqualicchio (Università di Verona). Limen si propone di indagare le strategie e le forme specifiche che il modo fantastico assume all’interno delle arti dello spettacolo, sia in riferimento a teatro, danza, opera lirica nei secoli XIX-XXI, che ai linguaggi audiovisivi (cinema, televisione, videoarte), nonché a più recenti forme espressive di carattere intermediale. Per cominciare a parlarne, interverrò anche io, insieme ad alcuni colleghi e ai fondatori del gruppo, lunedì 19 febbraio alla Biblioteca Civica di Verona, dalle 15 alle 18.
  • Visto che di Alberto Scandola abbiamo parlato, mi fa piacere recensire con entusiasmo il libro da lui curato, Hollywood Men. Immagine, mascolinità e performance nel cinema americano contemporaneo (Kaplan, 20 euro), che si situa in un’area di ricerca per fortuna assai esplorata negli ultimi anni, quella cioè che incrocia i rinnovati studi sull’attore e la star, e i mezzi dei cultural e gender studies. Le applicazioni dei molti saggi ospitati sono proprio sugli attori maschi del cinema di oggi, tra cui Depp, DiCaprio, Pitt, Gosling, Cruise, Damon, Bale, ecc. con una ottima e ricca introduzione teorica del curatore. Tra le domande cui il volume cerca di dare risposte culturali e di ricerca: “Quali sono i principali modelli maschili veicolati dall’industria hollywoodiana negli ultimi vent’anni? Qual è il peso economico degli attori in un celebrity system sempre più ricco di sportivi e rockstar? Come alcuni dei divi più popolari si relazionano con il pubblico? E in che modo concepiscono il loro mestiere d’attore?”.
  • Tra i contributori del volume, anche una giovane studiosa che a sua volta ha una monografia in uscita: Cristina Colet, La signora di Shanghai. Le icone di stile nella moda e nel cinema cinese (Bruno Mondadori, 16 euro). Anche in questo caso, l’approccio scientifico è lo studio della recitazione e della star, ma declinata decisamente al femminile, e per di più con l’orizzonte a Oriente – e le conseguenti responsabilità nel comprendere un sistema culturale e produttivo assai lontano. Come spiega Colet, “Oggi chi sono i personaggi che popolano il cinema contemporaneo cinese e che valori incarnano? Il presente volume vuole raccontare le icone di stile del cinema cinese contemporaneo (Meggie Cheung, Zhang Ziyi, Shu Qi, Zhou Xun, Gong Li, Carina Lau) provando a mettere in evidenza le influenze sia a partire dal cinema cinese degli anni trenta sia nel suo ideale proseguimento nel cinema Hongkongese degli anni cinquanta-sessanta con il genere melodrammatico e la commedia”. Il risultato lo faccio scoprire ai lettori, essendo io garante del volume come membro del Comitato Scientifico della collana Culture, Moda e Società per cui viene pubblicato.
  • Sempre per le uscite librarie, segnalo la bella monografia di Angelo Iermano, La scienza e il comico. La comicità di The Big Bang Theory alla luce delle teorie del riso (Edizioni Sinestesie, 15 euro). Il titolo è molto chiaro, e il giovane studioso ci accompagna dentro la serie forse più seguita e importante degli ultimi anni attraverso un apparato teorico di primo livello. Tra i temi affrontati, anche quello del nerd. Come spiega l’autore, “il nerd, figura che è sempre stata messa in disparte nelle produzioni cinematografiche e televisive americane, trova adesso inaspettati spazi da protagonista, portando a termine un processo che ha radici lontane e che ne ha fatto una figura di spicco non solo dell’industria dell’audiovisivo ma anche del nostro tempo”.
  • Infine vi rimando a questo post del sempre amato David Hudson, per la segnalazione di alcune raccolte di critica uscite in America e nel mondo anglosassone.
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