Passata la sbornia (contenuta) degli Oscar nonché le elezioni politiche, in un inizio marzo particolarmente denso di avvenimenti, possiamo ora tornare con più calma alle nostre amate carte, al cinema fatto e visto, e al pensiero critico, storico e teorico. Ed è proprio a quest’ultimo che dedichiamo oggi una sorta di post monografico, viste le molte uscite contemporanee di un settore (la film theory) meno frequentato di un tempo dall’editoria e dall’accademia italiana. O forse non è vero, e molte ricerche o pubblicazioni degli ultimi anni in verità fanno teoria, solo che non le diamo questo nome in senso tradizionale. 

  • Cominciamo col parlare (con un certo ritardo, ma il testo è lungo e complesso da leggere) dal libro curato da Adriano D’Aloia e Ruggero Eugeni, Teorie del cinema. Il dibattito contemporaneo (Raffaello Cortina, 35 euro) che raccoglie, traduce e introduce una serie di approfondimenti teorici internazionali. L’idea di questa bellissima antologia è offrire un ventaglio della teoria del cinema più recente, al fine da individuarne i tratti somatici più riconoscibili, compito tutt’altro che facile. E proprio per la vaporizzazione delle ricerche, il lavoro dei curatori è stato ben più che di selezione, ma di attiva ricostruzione dello scenario. Il volume è infatti diviso in tre parti: approccio filosofico, scientifico e mediologico. Se il primo e il terzo potrebbero risultare noti (ma attenzione, anche in questi campi ci sono traiettorie più recenti, come l’archeologia dei media), la seconda sembra la più sorprendente in termini di sviluppo e potenzialità. Gli studiosi antologizzati sono tanti, tra cui veri pilastri come Sobchack, Bellour, Kittler, Albera/Tortajada, Bruno e così via, mentre particolarmente preziosi risultano gli apparati. In particolare, l’introduzione di D’Aloia ed Eugeni disegna una mappa dei concetti e una storia delle idee teoriche contemporanee davvero utile, così come i medaglioni dei vari studiosi e i brevi report degli interventi recano chiarezza e rilanciano tutti i nodi meta-teorici in gioco. Chiude una postfazione di Casetti, che produce un nuovo breve excursus (ne ha ovviamente i titoli) sulla storia della film theory alla luce di dove ci troviamo – dove peraltro spende non poche critiche sulla post-theory degli anni Novanta, non a torto. Un libro spartiacque, che va ad aggiungersi e ad affiancarsi a Cultura visuale di Pinotti e Somaini nella biblioteca di riferimento di questi anni.
  • Proprio Teorie del cinema  risulta tra i vincitori del prestigioso Premio Limina, consegnato nei giorni scorsi come ogni anno nel contesto del Film Forum di Gorizia. Se D’Aloia ed Eugeni riportano il premio come Migliore traduzione italiana per importanti contributi agli studi cinematografici (tutti i saggi vengono dall’estero, infatti), tocca invece a Christian Uva il premio per la Migliore monografia con Il sistema Pixar, che abbiamo salutato con entusiasmo su queste stesse pagine poco tempo fa. Per il libro internazionale, il premio va a Noa Steimatsky, The Face on Film, Oxford University Press, 2017.
  • Torniamo alla teoria con due traduzioni di testi del passato. La prima è Jean-Louis Baudry, Il dispositivo, Cinema, media, soggettività (a cura di Ruggero Eugeni e Giorgio Avezzù, ELS – La Scuola, 11 euro). Si torna qui alla teoria dei primi anni Settanta e all’idea di dispositivo cinematografico, elaborata in un serrato confronto tra psicanalisi e marxismo. Il volume è composto da due saggi di Jean-Louis Baudry (rispettivamente del 1970 e 1975) tradotti qui per la prima volta in italiano. In questo caso l’apparato è più che una chiosa o una specie di edizione critica, bensì una prosecuzione di studi teorici. Tocca ancora a Eugeni, infatti, in un lungo saggio di apertura, collegare il pensiero di Baudry a quello filosofico sul concetto di dispositivo (da Deleuze ad Agamben) per poi giungere a tutte le sue declinazioni contemporanee dentro la riflessione sui media.
  • Il secondo è la ripubblicazione con nuova traduzione di Edgar Morin, Lo spirito del tempo, originariamente del 1962 (a cura di Andrea Rabbito, Meltemi, 20 euro). Morin ha forse meno bisogno di presentazioni di Baudry (all’esterno s’intende), tuttavia rileggere questo testo è davvero illuminante. Indovinate di chi è la ricchissima introduzione teorica? Esatto, proprio di Ruggero Eugeni, che con tutti questi singoli approfondimenti traccia una straordinaria costellazione teorica che collega la disciplina alle sue articolazioni storiche (theory archeology?). La nuova edizione restituisce il celebre studio di Morin nella sua interezza attraverso una traduzione realizzata da Claudio Vinti e Giada Boschi, che propone, per la prima volta, alcuni scritti del pensatore francese finora mai tradotti. Lo studio di Morin sembra anticipare i visual culture studies e si offre come un importante modello per la comprensione profonda di ciò che i mass media e i new media mettono in atto. Proprio per questi motivi il volume viene pubblicato dalla Meltemi all’interno della nuova collana “Estetica e Culture visuali”, e prevede anche la nota di Vinti e Boschi sulla complessità della traduzione del pensiero e del linguaggio di Morin oltre che, a conclusione del volume, il ricco saggio Morin e la cultura visuale contemporanea del curatore Andrea Rabbito.
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