L’inizio del Festival di Cannes è di solito il vero kick off della stagione primavera/estate del cinema, e per un paio di settimane si dibatterà di film e autori, oltre che probabilmente di temi che in concorso e fuori concorso verranno stimolati. In Italia, mentre Sorrentino è nelle sale ormai con entrambi i capitoli di Loro e anche Garrone è in arrivo, la critica sembra tornare a concentrarsi sul cinema italiano e il suo rapporto con il presente. Meno sembra aver da dire su Avengers: Infinity War che, per carità, gode di ottima stampa ma non sembra mettere in gioco tutta la passione e l’intensità che smuovono i due autori succitati (particolarmente Sorrentino). Nel frattempo, ecco alcuni appuntamenti e novità da segnalare.

  • La rivista Fata Morgana Web insieme alla Fondazione Baruchello promuove una serie di incontri su cinema e critica curati dalla rivista. Gli incontri si terranno dal 20 aprile al 18 maggio presso la sede della Fondazione, in via del Vascello 35 a Roma. Dopo gli interventi di Roberto De Gaetano ed Emiliano Morreale, tocca ora ad Alessia Cervini (11 maggio) ed Enrico Magrelli (14 maggio). Sempre la stessa rivista propone Il 21 e 22 maggio 2018 all’Università della Calabria le giornate di studio “Serge Daney, le virtù della critica”, promosse dal Dipartimento di Studi Umanistici e dall’Ambasciata di Francia.
  • Si tiene il 17 maggio 2018 alle ore 15 all’Auditorium Ara Pacis la giornata di studi “La fototessera. L’automatismo fotografico prima del selfie”, organizzata da Dedem in collaborazione con Centro Romano di Fotografia e Cinema e Galleria DAFORMA. La giornata fa parte di una serie di eventi pensati come un omaggio corale alla storia della cabina per fototessera, e a come l’istinto ad autoritrarsi abbia trovato, in quello spazio altro e separato dal mondo, uno stimolo all’evasione e alla sperimentazione degli immaginari… un secolo prima che il selfie diventasse una modalità di autorappresentazione di massa.
  • Molto importante il Convegno torinese “Divismo, attorialità e performance nel cinema italiano del dopoguerra, 1945-54 / Stardom and Performance in Postwar Italian Cinema 1945-54”, con lo scopo di incoraggiare una discussione ampia tra studiosi, italiani e stranieri, che lavorano sull’attorialità, la performance e il divismo nel cinema italiano del dopoguerra, con l’obiettivo di tracciare un quadro più ricco della figura dell’attore e di quella del non-attore. “Nonostante la produzione scientifica ed editoriale dedicata al neorealismo sia sempre fiorente, si può osservare una relativa mancanza di interesse critico verso le dinamiche di recitazione e performance, nonché le pratiche del divismo, che rappresentano alcuni degli aspetti più distintivi del periodo. L’impiego di attori non-professionisti, in particolare, tra cui bambini e militari americani, ha contributo a una concezione del neorealismo come cinema ‘antidivistico’; tuttavia, il nesso complesso di interazioni tra divi, attori professionisti, e attori presi dalla strada, e ‘l’amalgama’ (Bazin, 1948) di divi e non-attori, non sono stati oggetto di uno studio approfondito”.
  • Con soddisfazione registriamo il raggiungimento della decima edizione di Media Mutations, davvero un bel traguardo. Anche quest’anno il convegno si svolge a Bologna, e vede la cura di Luca Barra e Paola Brembilla in collaborazione con Liz Evans. Appuntamento il 21 e 22 maggio. Il titolo stavolta è “The -tainment Effect. Cultures and Logics of Entertainment Across Audiovisual and Digital Media”.
  • Per quanto riguarda le pubblicazioni (sulla cui lettura sono molto indietro a causa del cumulo impossibile di attività professionali da svolgere e di oggetti culturali da consumare in breve tempo) ricordo almeno alcuni titoli, cominciando con Giochi video. Performance, spettacolo, streaming di Matteo Bittanti e Enrico Gandolfi (Mimesis, 18 euro), volume che popola la già prolifica area dei games studies. Qui si parla di tante cose, dai live stream di Twitch alla videoarte del machinima, dai walkthrough ai Let’s Play, dagli speedrun ai tutorial, insomma una mappatura di un territorio dai confini fluidi attraverso i contributi di studiosi internazionali. Tra i temi portanti spiccano le trasformazioni delle modalità spettatoriali, le influenze crossmediali e le contaminazioni estetiche, a conferma che oggi il videogioco si configura innanzitutto in chiave performativa e spettacolare.
  • Agli studi postcoloniali fa invece riferimento Leonardo De Franceschi, studioso che da vari anni alimenta questa area in Italia non frequentatissima ma utile e proficua. Il suo Lo schermo e lo spettro. Sguardi postcoloniali su Africa e afrodiscendenti (MImesis, 26 euro, nella collana Cinema dove siedo in Comitato Scientifico). Il libro è una raccolta di saggi e interventi, nel quale De Franceschi delinea l’originalità di alcuni percorsi d’autore e d’attore o indaga alcuni luoghi privilegiati della riflessione teorico-critica, soffermandosi sullo sguardo altrui rivolto ad Africa e afrodiscendenti, per suggerire itinerari di contro-narrazione al presente o contro-storia del cinema, con un’attenzione privilegiata all’Italia. Lo spettro del titolo è il fantasma del colonialismo, inteso in un’accezione espansa che investe i rapporti di dominio fra l’Occidente e il resto del mondo, ma anche lo spettro variegato delle identità che articolano lo spazio discorsivo della nazione.
  • Nell’ottimo e gigantesco numero 23 di Filmidee, che non avevamo ancora citato, troviamo tra le tante cose (oltre a una bella sezione su Giovanni Buttafava, per fortuna indimenticato), anche uno speciale sulle “Trappole del realismo”, tempestivo visto che permangon forti ambiguità – e mancate consapevolezze – su come affrontare criticamente questi temi. Come spiega Daniela Persico, “quando si parla di cinema italiano il termine ‘realismo’ non smette di riassumere la tendenza seguita dalla maggior parte dei film dei giovani autori. O almeno, di quei registi che riescono a seguire un percorso produttivo canonico e ad affacciarsi nel circuito internazionale, presentando la loro opera prima o seconda nei maggiori festival. Da qui deriva la trappola insita nel riconoscere come ‘di valore’, da parte degli interlocutori istituzionali o privati, solo quei progetti che attingono a un presunto verismo, fatto soprattutto di corpi adolescenziali, scenari del Sud o periferie romane, canzoni neo-melodiche, temi sociali scottanti. Ma come si sa, il realismo è soprattutto uno stile, che segue i dettami di una certa epoca fino a essere totalmente assimilato e aver bisogno di una nuova rivoluzione”.
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