Il regno della critica. Questo ai nostri occhi appare il mese di giugno, contraddistinto da un importante convegno proprio su quest’area della cultura cinematografica, alcune uscite editoriali di curiosità (speriamo) comune, e i festival in arrivo – tutti che coinvolgono in varie forme l’universo della critica e della cinefilia. Ma la critica è anche al centro di un rinnovato interesse accademico, dopo che per troppo tempo critica e ricerca sono sembrate luoghi separati, come se fosse possibile perimetrare i singoli campi in maniera netta. Certo, per ragionare come facciamo noi bisogna avere una concezione operativa della critica che va molto al di là dei generi editoriali come la recensione o il breve saggio, per spostarsi verso una tensione intellettuale che non può essere espunta da qualsivoglia analisi e speculazione umanistica di fronte a un oggetto. 

  • Tante parole apparentemente oscure per presentare, in verità, l’appuntamento che dal 4 al 6 giugno si tiene a Parma, grazie alla locale Università e alla cura dei colleghi Michele Guerra e Sara Martin. Pensiero Critico – questo l’ottimo e lucido titolo – prevede moltissimi studiosi al lavoro sull’analisi della critica, molti dei quali protagonisti in questi anni di nuove avventure editoriali e accademiche, e pronti a misurarsi proprio con la scrittura critica. Naturalmente ci saranno anche sguardi sui mutamenti in atto e sulle nuove forme dell’espressione critico-cinefila, come il video-essay o gli interventi su Youtube. Il tutto comunque legato a una dimensione storiografica forte, che vede questo convegno come il punto terminale di una lunga ricerca capitanata proprio da Parma sulle fonti critiche e la cultura italiana. Ci sarò anche io con un breve intervento dedicato al rapporto tra critica e film blockbuster.
  • Sempre legata al convegno la presentazione della mia nuova monografia (la ventesima in venti anni, permettetemi di citarlo), che reca sempre un’impronta parmigiana visto che esce per i tipi di Diabasis. Il discorso e lo sguardo. Forme della critica e pratiche della cinefilia (questo il titolo) verrà presentato alla Feltrinelli del centro città alle 18.30. Si tratta di una raccolta di saggi che gravitano intorno ai temi in copertina. Cito dalla mia stessa quarta: “I film non sono solo i testi audiovisivi che siamo abituati a vedere in sala e a casa nostra, ma anche luoghi di discussione ed elaborazione culturale. La critica si incarica di analizzarli e di determinare un giudizio di valore estetico. La cinefilia, invece, assume il cinema come oggetto di passione e pratica la relazione con i film come se si trattasse di rapporti sentimentali, fatti di amore, desiderio, lite, odio, e ancora ritorno di fiamma e riappacificazione. Per raccontare questo mondo, sconvolto per di più dalle trasformazioni dei media e del consumo dei film nell’era digitale, il volume assume diversi punti di vista: dallo spirito letterario al piglio storico, dall’analisi del film al confronto intellettuale con i maestri. Ogni aspetto della cultura cinematografica, scritta e vissuta, viene di volta in volta affrontato: le recensioni, i festival, il divismo, i blockbuster, il cinema d’autore, la teoria, e le nuove forme di consumo, dai blog alle serie televisive”.
  • E proprio in queste settimane è uscita la nuova edizione, rivista e ampliata, di La critica cinematografica di Alberto Pezzotta (Carocci, 12 euro), uno dei testi che più abbiamo consigliato nei nostri corsi di critica e scrittura e uno dei volumi più fortunati, completi e organizzati sul tema. Una “rinfrescata” al libro è certamente benvenuta – Pezzotta amplia i riferimenti, aggiorna i temi e le novità, apre alla critica video, enfatizza ancora di più il passaggio al web, alleggerisce certe gabbie editoriali della prima edizione – ma il cuore del lavoro per fortuna rimane intatto nella sua forza. In particolare, convince l’iscrizione dell’atto critico nei temi della retorica e della persuasione, una mossa che a cascata coinvolge tutte le altre. Si tratta nuovamente di una lettura piacevole e al tempo stesso severa, che si rifà da cima a fondo con lo stesso interesse di dieci anni orsono.
  • Collegamento invece di tipo editoriale con il mio volume ce l’ha Bellissima tra scrittura e metacinema (a cura di Nicola Dusi e Lorenza Di Francesco, Diabasis, 20 euro). Come si evince facilmente dal titolo, è un libro monografico sul capolavoro di Visconti, in seguito a un convegno del 2015 e in stretta collaborazione con l’Archivio Cesare Zavattini di Reggio Emilia. Molte le voci coinvolte nell’analisi (infinita, come merita) del film, e molti anche i documenti e le fonti iconografiche preziose qui pubblicate. Sono proprio i materiali d’archivio a stimolare gli autori presenti nel volume: Gualtiero De Santi, Stefania Parigi, Augusto Sainati, Cristina Jandelli, Paolo Noto, Anna Masecchia, Federico Ruozzi, Monica Campanini, Silvia Pagni. Le varie fasi della scrittura che portano al film di Visconti si intrecciano così ad un più ampio meccanismo culturale, interpretativo, storico e socio-semiotico, di cui si dà conto nei molti interventi e nei diversi approcci metodologici.
  • Torniamo invece nel territorio della monografia dura e pura con Giulia Raciti e il suo Il ritornello crudele dell’immagine. Critica e poetica del cinema di Carmelo Bene (Mimesis, 24 euro), uscito nella collana Cinema nella quale siedo come membro del comitato scientifico. Mi limito dunque a elogiare e presentare la monografia con le parole stesse dell’autrice: “Nel cinema di Carmelo Bene le immagini si inseguono in una corsa forsennata nella quale ritornano uguali e diverse, proprio come i ‘ritornelli’ di cui parlano Deleuze e Guattari in Millepiani, generando una ‘crudele’ sinfonia visiva in cui si affastellano sino a cancellarsi. Tuttavia, malgrado questa furia iconoclasta tesa a conseguire la cecità dell’immagine filmica, è innegabile che il cinema di Bene produca magnifici simulacri della visione da bruciare rapidamente e invano.
    Il libro pone l’accento proprio sulla connaturata dimensione visual della filmografia beniana: il saggio mappa anche l’accoglienza dei testi filmici del regista da parte della critica specialistica di settore, collazionando i contributi riportati in «Bianco e Nero», «Cinema & Film», «Cinema Nuovo», «Cineforum», «Filmcritica», «Sipario», «La scrittura scenica», «Cahiers du Cinéma» e oltre”. Ed ecco perché anche questo testo rientra nella vasta articolazione critica di cui si parlava all’inizio.
  • E concludiamo con l’importante uscita del n. 211 di Segnocinema con uno speciale monografico dedicato al Sessantotto, mirabilmente curato da Flavio De Bernardinis, con una serie di lemmi declinati da vari contributori, tra cui il sottoscritto con il tema “Lavoro”. Consigliato, anche se in un contesto di abbondantissimi testi sull’argomento che stanno uscendo inevitabilmente quest’anno.
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