Pur arrivando affannati a fine luglio, e in attesa di uno stop che questo blog prolungherà sino alla Mostra del Cinema di Venezia (a proposito, programma davvero promettente), abbiamo comunque le energie residue per alcune proposte di lettura per l’estate. Recuperiamo qui alcuni titoli, vecchi e nuovi, che per tante ragioni non siamo riusciti a recensire nel corso di questi mesi. Come ho avuto modo di scrivere altre volte, la produzione scientifica e critica di cinema in questo paese è tutt’altro che in crisi, sia qualitativa sia quantitativa. Ci sono decine di ottimi libri e riviste da leggere che non si consumano in due ore come un film, quindi ci vuole tempo. Consideratele dunque come una lista di letture da ombrellone, anche se non lo sono affatto. Il cinefilo e studioso, però, si diverte così.

  • Partiamo con Archeologia dei media. Temporalità, materia, tecnologia, a cura di Giuseppe Fidotta e Andrea Mariani. Il volume (che esce per Meltemi, etichetta rinnovata da Mimesis, al prezzo di 22 euro), rappresenta una poderosa quanto non generalista introduzione all’area degli studi che danno il titolo al volume. Nel testo di apertura i due curatori offrono una panoramica molto vasta e informata di questo settore, in cerca anche di definizioni più precise e meno vaghe. A dimostrare l’enorme ricchezza di spunti ci pensano poi i singoli contributi, che formano una sorta di antologia dei vari approcci degli ultimi anni, dove un posto particolare lo meritano gli studiosi che fanno della pratica archeo-mediale un punto imprescindibile della propria ricerca. Nell’indice, per intenderci, si trovano Diego Cavallotti e Simone Dotto (anch’essi saggiano la tenuta dell’area), Siegfried Zielinski, con due interventi, e altri nomi noti come Elsaesser o Strauven.
  • Stessa collana anche per il sunnominato Diego Cavallotti e il suo ottimo Cultura video. Le riviste specializzate in Italia (1970-1995) (20 euro). Non ci si faccia spaventare dal sottotitolo, che forse rischia di togliere qualcosa al volume che ha invece l’ambizione di teorizzare in senso lato – e senza snobismi o forzature artistiche – il concetto stesso di cultura video negli anni “analogici” e non solo del nostro Paese. Trovano dunque spazio anche qui certi aspetti dell’archeologia mediale insieme a una serie di slittamenti tra attenzione agli strumenti di realizzazione ed estetiche del mezzo, molto proficui. La mappa concettuale si pone altresì il problema del rapporto con l’istituzione cinematografica tout court e pone una serie di domande che poi – con l’esemplificazione di cui sopra – trovano risposte in alcune delle pratiche editoriali dell’epoca.
  • Per gli appassionati di television studies ecco invece il brillante lavoro di Paola Brembilla, It’s All Connected. L’evoluzione delle serie televisive statunitensi (Franco Angeli, 25 euro). Se ci si aspetta un volume sulle serie più celebri, di quelli che mescolano critica seriale e fandom, siete fuori strada. Il volume dell’autrice – oltre che informatissimo e bibliograficamente aggiornato – segue un percorso molto chiaro di stampo industriale. Ed è infatti sotto il punto di vista dell’industria televisiva che il saggio è gestito, passando da una ricostruzione storica all’analisi della produzione contemporanea. Importanti, nel capitolo 6 in particolare e nelle conclusioni, le analisi su come trend narrativi, stilistici ed estetici si intrecciano con le esigenze commerciali, e di come la creatività fa rima con differenziazione nell’era dell’abbondanza – con attenzione al concetto di prestigio culturale e capitale simbolico. Chi teme (come talvolta il sottoscritto) che studi come questo rischino l’immediata obsolescenza sarà qui smentito.
  • Ancora televisione con un nuovo volume di Link – Idee per la Televisione, dedicato questa volta agli Autori serialiIntervistati dagli instancabili Fabio Guarnaccia e Luca Barra, alcuni di coloro che possiamo a buon titolo definire autori parlano proprio dell’autorialità in senso lato che investe le produzioni narrative su piccolo schermo. Ne esce un panorama davvero variegato, visto che per gli stessi autori – spesso a seconda del loro ruolo – il concetto cambia, e non di poco. Inutile dire che anche gli studiosi, e soprattutto i critici (meno svelti a fotografare i cambiamenti) devono aggiornare l’agenda teorica. A rispondere, tra gli altri, troviamo Stefano Bises, Claudio Corbucci, Gianani/Mieli, Pietro Valsecchi, Ludovica Rampoldi (citiamo quelli più suggestivi a parere di chi scrive).
  • Cambiamo decisamente area con Simone Venturini e il suo Il cinema francese negli anni di Vichy (Mimesis, 20 euro), che capitalizza gli studi pregressi del docente dell’Università di Udine proprio su Vichy. Il testo iniziale offre una lucida ricognizione su come considerare – storiograficamente e teoricamente – il cinema dell’epoca, e quali continuità o discontinuità proponga con la produzione francese precedente. Periodo quant’altri mai dimenticato in Europa, il 1940-45 transalpino necessita tuttora di attente ricostruzione e soprattutto di un rapporto diretto con i testi. Ecco perché l’autore ha chiamato a raccolta numerosi collaboratori che, nella seconda parte del volume, analizzano in close reading una quarantina di pellicole del periodo. Un libro davvero utilissimo e completo, built to last. 
  • Schizziamo di nuovo al contemporaneo (scusandoci per questa, volontaria e birichina, anarchia gerarchica) con Elisa Mandelli e il suo Esporre la memoria. Le immagini in movimento nel museo contemporaneo (Forum, 22 euro). Che dire? Ci ripetiamo nel confermare l’eccellenza anche di questo volume, segnale che in Italia esiste un gruppo ampio di ricercatori thirty-forty preparati e seri. Il tema è quello, caldissimo, dell’esposizione – che sta investendo anche altri ambiti, basti pensare ai recenti volumi sul rapporto moda/musei. Anche il cinema si trova sospeso tra forme di istituzionalizzazione espositiva e nuove pratiche di esposizione mediale. Mandelli analizza schermi, proiezioni, modalità di fruizione e le presenza ormai comune delle immagini in movimento nelle proposte museali, studiando in particolare il rapporto tra spazi e memoria, tra modalità di allestimento e significato simbolico. Un percorso ricco e pieno di striature, con alcuni esemplari case studies.
  • Un volume di cui parliamo con grande ritardo è quello di Gabriele Rigola, Una storia moderna: Ugo Tognazzi. Cinema, cultura e società italiana (Kaplan, 20 euro). Il libro fa parte della encomiabile collana “Actors Studio”, diretta da Giulia Carluccio e Alberto Scandola, e rappresenta chiaramente una delle modalità possibili di intervento che approcci di studio attoriale permettono. Sfruttando storia dei media, ricostruzione della ricezione, analisi performativa, rapporto tra corpo, volto e personaggio, Rigola lavora mirabilmente su Tognazzi, completando un ritratto accademico di sicuro interesse. La figura di Tognazzi, del resto, permette riflessioni ampie e trasversali, avendo praticato varietà, televisione, editoria, cinema popolare e d’autore, insomma attraversando un bel tratto di cultura popolare italiana – e anticipando anche le dinamiche della food culture contemporanea.
  • Passando al digitale, segnaliamo l’uscita del nuovo numero di Necsus, dove una messe di articoli, saggi, recensioni di libri e di mostre, oltre che una nutrita sezione di video-essay vi e ci attende con grande gioia.
  • Per quanto riguarda la produzione saggistica internazionale, deleghiamo interamente i consigli al valente David Hudson e al suo blog ospitato da Criterion. Hudson ha dedicato ben tre post alle letture per le vacanze: questo e questo per libri e riviste e questo – utilissimo – sui podcast di cinema (i listenings, insomma).

Scusandomi per la lunghezza, non mi resta che ringraziare i numerosi colleghi, amici e lettori che mi incoraggiano a proseguire questo blog un po’ solipsistico e un po’ di servizio, e auguro a tutti buone vacanze prima di risentirci a settembre.

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