I segnali incoraggianti che vengono dal botteghino di questa prima parte di ottobre fanno ben sperare per il prosieguo dell’anno, che però sarà difficile chiudere col segno più. Intanto, svoltato il solito settembre del ritorno alle attività (tanto frenetico quanto ancora in equilibri precari), noi docenti abbiamo cominciato i semestri, e ritrovato anche tutte le routine del nostro rapporto con la materia, e forse anche tutte le frustrazioni di non riuscire a reggere i ritmi della ricerca, dei convegni, dei prodotti culturali, delle cose da leggere e vedere e di tutto quello che rende comunque entusiasmante e grato il lavoro che facciamo. Come al solito, cercherò qui di mettere un po’ di ordine in quel che accade intorno a noi – ma di letture ne ho potute fare pochine anche io, in questo periodo.

  • Cominciamo dai convegni. Giunto alla settima edizione, il Forum Annuale delle Studiose di Cinema e Audiovisivi conferma la vocazione alla molteplicità di approcci e sconfinamenti possibili che lo ha caratterizzato fin dal principio. L’appuntamento del 2018 mette a tema il corpo delle donne nel panorama cinematografico e audiovisivo italiano. Ed è proprio “I corpi delle donne nel cinema italiano” il titolo dell’appuntamento, a cura di Lucia Cardone, Giovanna Maina, Stefania Rimini, Chiara Tognolotti dove come ogni anno parleranno esclusivamente studiose. Citare tutti i paper previsti è impossibile. Basti dire che i contenuti promettono molto bene, e che la tavola rotonda conclusiva, sulle prospettive di ricerca, vede all’opera Lucia Cardone (Università di Sassari), Mariapia Comand (Università di Udine), Mariagrazia Fanchi (Università Cattolica di Milano), Giovanna Maina (Università di Sassari), Mariapaola Pierini (Università di Torino), Veronica Pravadelli (Università Roma Tre), Maria Rizzarelli (Università di Catania), Rosamaria Salvatore (Università di Padova), Chiara Tognolotti (Università di Firenze), Federica Villa (Università di Pavia).
  • Intanto è uscito dopo alcuni cambi di destinazione editoriale l’atteso volume Latin Lover a cura di Enrico Biasin e Catherine O’Rawe. Si tratta di un numero speciale e monografico della rivista L’Avventura esplicitamente dedicato alla mascolinità nel cinema italiano contemporaneo. Ci sono anche io, con un articolo dedicato proprio al film che porta il titolo del numero, e diretto da Cristina Comencini. Si tratta infatti di un testo-chiave per le dinamiche della nostalgia “mascolina” verso il passato seduttivo del nostro cinema. Non mancano poi articoli di tanti colleghi, tutti peraltro brillantissimi. Qui potete assaggiare l’indice.
  • Il dibattito intorno all’industria cinematografica, ai festival e ai ruoli destinati alle donne si arricchisce di giorno in giorno. Qui ne parliamo approfittando di tre motivi: festeggiare i 60 anni della rivista Film Quarterly; salutare l’arrivo su FQ dell’amico Girish Shambu come columnist; e segnalare il suo interessante articolo sull’autorialismo come “menspreading” del potere maschile.
  • Se ne sono andate nel frattempo due importanti studiose. Una, Annette Michelson, è stata a tutti gli effetti una pioniera dei film studies internazionali. In questo bell’articolo, ricco di risorse e link, viene ricordata da David Hudson. Più prematura la scomparsa di Michèle Lagny, studiosa francese di grande finezza e bravura, che aveva – tra le altre cose – studiato in maniera originale se non rivoluzionaria la questione della storiografia del cinema. Chi ha frequentato il Convegno Internazionale di Udine, dove tanti storici e teorici si trovano ogni anno, la ricorda con affetto.
  • Curioso invece il tema monografico del nuovo numero di “Alphaville” dedicato al concetto di “polifonico” nel cinema e nell’audiovisivo. La rivista, open access online, contiene anche un manifesto sul nuovo documentario, redatto da Patricia Zimmermann, di cui stralciamo un breve abstract: “Polyphonic new media practices shift documentary from the temporal figured as events unfolding in chronological order to the spatial where engagements, experiences, ideas, participation, practices, technologies, and voices craft a spatial mesh.
    Polyphonic new media practices move from linear causality as an explanatory model toward the invention of new architectures for knowledge and experience, and new mosaic forms that gather together and combine the disparate and disconnected.
    Polyphonic new media strategies reject the singular author, the unique voice, the final
    interpretation. Instead, these works operate as technologies, systems, and practices to bring together many voices that open up space for complex ideas and participatory exchanges to develop in unexpected ways through convenings”.
    E così via…
  • Capitolo festival. Apre tra qualche giorno la Festa del Cinema di Roma (18-28 ottobre, edizione numero 13) Onestamente, la sensazione è che questo appuntamento si sia ormai sedimentato e fissato nella stagione dei festival italiani, ma senza essere davvero riuscito a sviluppare un’identità forte. Certo, la direzione di Antonio Monda pare aver spostato di parecchio la bilancia sulla cultura americana e occidentale (dopo tante fasi confuse e particolari, tra cui persino lo sperimentalismo mondialista di Marco Muller), e gli ospiti non mancano (da Martin Scorsese, Isabelle Huppert, lo scrittore Safran Foer), così come le retrospettive su Peter Sellers e Maurice Pialat fanno piacere. Ma per diventare il London Film festival o il NYFF serviva (o serve) altro.
Annunci