Con il Festival di Torino in corso e i semestri che impazzano – con tutti i processi regolamentari e burocratici che rallentano la vita di chi ha compiti istituzionali, oltre a quelli didattici e di ricerca – si va avanti con la consueta passione accademica e cinefila (i due poli che guidano il nostro spazio). Queste settimane di laborioso silenzio ci hanno permesso di leggere e studiare un po’, anche se solo nei ritagli di tempo, e offriremo quindi alcune proposte di lettura. Intanto, la storia del cinema ha un nuovo sussulto, visto che il molto amato Roma – il film che ha vinto il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia 2018 – verrà distribuito da una Cineteca (Bologna) prima di essere visibile su Netflix. Mettendo insieme le tre cose, ci accorgiamo di quanto sia forte lo sconvolgimento nel consumo di cinema e di quante trasformazioni stiano avvenendo di fronte ai nostri occhi, con nuove configurazioni simboliche. 

  • Per non appesantire un post troppo denso di segnalazioni librarie mi permetto di raggruppare alcuni testi. Nella collana (sempre sia lodata) “Supertele” curata da Fabio Guarnaccia e Luca Barra per Minimum Fax, sono usciti negli scorsi mesi i volumi 6, 7 e 8, rispettivamente Parole chiave per i Media Studies (a cura di Laurie Oulette e Jonathan Gray), preziosissima guida accademica alle teorie e ai lemmi dell’area mediologica; Industrie della promozione e schermi digitali (di Paul Grainge e Catherine Johnson), un saggio assai importante sul ruolo gigantesco delle comunicazioni atte a vendere i prodotti audiovisivi nell’epoca dei media digitali; e Difficult Men (di Brett Martin), dedicato agli anti-eroi maschili delle serie TV, da Soprano a Breaking Bad, il testo forse meno scientifico dei tre ma godibilissimo e brillante nella sua lettura di personaggi che hanno modificato l’immaginario – non solo mascolino – della contemporaneità. Si conferma insomma un progetto editoriale di gran qualità, che permette di far circolare in italiano testi belli e talvolta audaci, fino a completare uno schidione di studi da porre nella biblioteca dello studioso.
  • Al cinema italiano è invece dedicata una serie di testi voluminosi e importanti. Cominciamo da Roberto De Gaetano che, infaticabile come al solito, ha raccolto e rivisto un blocco di saggi densi e completi in un volume dal titolo Cinema italiano: forme, identità, stili di vita (Lucio Pellegrini Editore, 20 euro) dove i termini inseriti in copertina spiegano dell’atteggiamento al tempo stesso filosofico e valutativo del testo: un libro di sorprendente organicità e di forza interpretativa indubbia. Completamente diverso, come progetto e come collocazione, Mi ricordo, sì, mi ricordo di Marcello Mastroianni, a cura di Francesco Tatò (Cineteca di Bologna, 22 euro), riccamente illustrato, dove si rieditano con gran qualità le registrazioni raccolte sul set di Viaggio all’inizio del mondo. Qui Mastroianni, già consapevole della fine imminente della sua vita, raccontò decine di aneddoti e riflessioni, che oggi offrono una lettura commovente e istruttiva. Torna in libreria, anch’esso aggiornato, anche Tutto Leone di Oreste De Fornari (Gremese, 35 euro), pubblicato in vista del 2019, quando ricorreranno i 90 anni dalla nascita e i 30 dalla morte del regista romano. Il volumone, che riporta le varie prefazioni e introduzioni delle stampe precedenti, raccoglie immagini di qualità, materiali, testimonianze e ricordi in quantità. Chiudiamo questa sezione con il lavoro certosino e magnifico di Aldo Bernardini, Cinema muto italiano. Protagonisti (Cineteca di Bologna, 18 euro) dove il grande maestro dei mutisti italiani crea un vero e proprio dizionario sui primi 30 anni del nostro cinema. Il repertorio è dedicato a registi, sceneggiatori, attori, operatori ecc. del cinema italiano muto, con un profluvio di notizie e di rigore che rappresenta la vera summa degli studi “bernardiniani”. Chapeau.
  • Alla cultura popolare italiana sono invece dedicati altri due volumi di grande peso. Uno, Storia sociale della televisione in Italia 1954-1969, di Damiano Garofalo (Marsilio, 12 euro e 50), analizza la storia televisiva nazionale sotto la lente della storia sociale. Si tratta quindi di un grande lavoro di analisi che funge da detonatore per un impatto storiografico decisamente innovativo, con un rilancio forte sul futuro della disciplina specifica – e con risultati, oltre che affidabili, appassionanti. Il secondo riguarda un caso specifico, ma aiuta altrettanto a lavorare sull’immaginario, l’identità e la cultura nazionale. Si tratta di Corpi che si sfogliano. Cinema, generi e sessualità su “Cinesex” (1969-1974), dove Giovanna Maina (ETS, 20 euro), opera una brillante ricognizione sul fotoromanzo sexy a cavallo tra Sessanta e Settanta, e rinviene (attraverso uno spoglio di fonti primarie e secondarie da applausi) una costellazione socio-culturale enorme e stratificata, destinata anch’essa a modificare molti luoghi comuni su tendenze e orientamenti.
  • A Palermo, dal 12 al 14 dicembre si tiene La forma cinematografica del reale. Teorie, pratiche, linguaggi: da Bazin a Netflix. Titolo a dir poco intrigante. Il convegno, curato da Alessia Cervini, viene così presentato: “La prossima pubblicazione in Francia delle opere complete di André Bazin, (Écrits complets en 3 volumes, a cura di Hervé Joubert-Laurencin, Macula, 2018), per esempio, non è che l’ultima occasione per tornare a riflettere attorno alla spinosa questione del realismo cinematografico. Nello specifico si tratta oggi, a sessant’anni dalla morte del grande critico francese, di verificare la tenuta di quella idea di realismo, a partire da un confronto serrato e schietto tanto con gli studi teorici sul cinema, quanto con le pratiche registiche contemporanee. A quali necessità risponde il cosiddetto ‘nuovo cinema del reale’, in continua evoluzione e sempre più incline a forme inedite di commistione e contaminazione fra le istanze della messa in scena e quelle della documentazione, fra il piacere della narrazione e l’esigenza della testimonianza? È la domanda dalla quale prendono avvio le tre giornate di convegno, articolate secondo una doppia formula: tre sessioni di studio che vedono l’intervento di docenti e ricercatori, altrettante masterclass affidate ad alcuni fra i più interessanti registi italiani degli ultimi anni”.
  • Un altro appuntamento importante a dicembre. A 50 anni esatti dall’anteprima italiana, svoltasi l’11 dicembre 1968, Ca’ Foscari organizza un simposio su uno dei film che hanno cambiato la storia del cinema e, forse, la nostra stessa percezione del mondo. 2001: Odissea nello spazio ha infatti anticipato le trasformazioni tecnologiche nella corsa spaziale, ampliato la capacità del cinema di rappresentare l’immaginario e produrre pensiero (Gilles Deleuze diceva di 2001 che quel “viaggio nel mondo è un’esplorazione del cervello”), ridefinito radicalmente il genere fantascientifico, influenzato artisti e studiosi, e contaminato il quotidiano degli oggetti, suoni, luci, evocazioni presenti nel film. Il convegno si propone di capire se il capolavoro di Kubrick – a 50 anni dalla sua prima proiezione e già a 17 anni da quel ‘futuro’ 2001- continui ancora a parlarci del passato, del presente e dell’avvenire della nostra specie. Il convegno è a cura di Flavio Gregori e Marco Dalla Gassa.
  • Altri giorni pienissimi sono quelli del 6-7 dicembre, dove si svolgono altri due convegni importanti. Il primo è a Bari, ed è curato da Federico Zecca. Il convegno Oltre l’inetto? Rappresentazioni plurali della mascolinità nel cinema italiano parlerà di crisi della mascolinità ma cercherà anche di problematizzare opposizioni troppo binarie, osservando l’eventuale presenza nel cinema italiano di configurazioni alternative o plurali di maschio. Invece il gruppo di ricerca Millennium Novels, Global Readers coordina il convegno: Global F(r)ictions, Università di Bologna, a cui parteciperò anche io con una riflessione sul cinema globale delle periferie.
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