Come ogni giugno che si rispetti, il calo dell’attività didattica non corrisponde a un letargo della trasmissione della cultura cinematografica. Anzi. Il periodo è densissimo, come vedremo, sia dal punto di vista dei festival, sia da quello dei convegni, e non poco ha a che fare anche con il mercato editoriale specialistico. Non parliamo poi delle offerte cinematografiche e audiovisive, che necessitano di sempre maggior attenzione: dal nuovo documentario di Scorsese (Netflix) a Chernobyl, dalle nuove stagioni di importanti serie a Too Old to Die Young, strepitoso lavoro che Nicolas Winding Refn ha distribuito su Amazon; una serie di 800 minuti divisi in 10 episodi, segnale al tempo stesso esaltante e inquietante della quantità di contenuti qualitativi e massimamente articolati che stanno proponendo i siti di streaming. Sempre più dura la vita delle sale, che però stanno cercando una complessa affermazione estiva. Vedremo.

Nel frattempo, Bologna si candida a epicentro di questa seconda parte del mese. In che senso?

  • A saltare agli occhi è ovviamente Il Cinema Ritrovato 2019, giunto alla XXXIII Edizione (22-30 giugno). Praticamente impossibile riassumere le sezioni (non dico i film) presenti in questi intentissimi otto giorni. Tra i più significativi: le retrospettive su Jean Gabin e Eduardo De Filippo; i ritrovati e restaurati; la ricerca sul colore nel cinema; la sezione dedicata a Henry King; quella sulla riscoperta dei noir di Felix E. Feist; l’ulteriore viaggio negli archivi della Fox Corporation; il cinema della Trizona; Musidora; Chaplin e Keaton (con i cine-concerti), e molto altro ancora. Sorprendenti anche gli ospiti, tra cui il già citato Refn, Francis Ford Coppola e Jane Campion. A parte la ricchezza del tutto, sarà l’occasione, come al solito, per ritrovarsi tra colleghi, amici, cinefili, docenti e critici, in un confronto appassionato e serratissimo.
  • Ma a Bologna ci sono anche due interessanti convegni (e una Summer School cui partecipo anche io). Il primo, curato da Luca Barra e Paolo Noto, si intitola From Waste to Asset, e indaga come “lo scenario digitale, ormai pienamente assestato, ha cambiato in modo profondo lo statuto dei prodotti cinematografici e televisivi e le forme e modalità della loro conservazione, della loro circolazione, del loro utilizzo: il convegno intende approfondire le professioni impegnate nella gestione e valorizzazione di fonti, materiali e archivi legati a cinema e tv, le competenze consolidate o emergenti, le best practices di recupero, gestione e promozione, le logiche, gli obiettivi e i criteri sottostanti, le potenzialità e i rischi della distribuzione (formale) e della circolazione (informale) di questi materiali”. Lo si potrà vedere anche in live streaming qui.
  • Il secondo è invece un sequel:  Global F(r)ictions 2 a cura di Giacomo Manzoli, Giuliana Benvenuti, Claudio Bisoni, Rita Monticelli, Elisa Farinacci, e viene presentato così: “Frutto del crescente interesse per la circolazione/distribuzione/ricezione dei prodotti audiovisivi e letterari Made in Italy all’estero, il convegno intende far luce sulle relazioni tra i modi in cui l’identità italiana attraverso i media è inscritta in diversi orizzonti di senso sul piano nazionale e quelli in cui è recepita in altri paesi europei ed extra-europei, con lo scopo di scomporre il brand-Italia nei suoi elementi essenziali e analizzarne l’impatto culturale nell’arena internazionale”. Anche qui live streaming.
  • Sono usciti un bel po’ di volumi, in questi mesi, della collana “Cinema” di Mimesis, nella quale compaio in veste di membro del comitato scientifico. Dovrò essere inevitabilmente breve. Jung e il cinema, a cura di Christopher Hauke e Ian Alister, è la traduzione di un volume di inizio anni Duemila, ma – come dire – non è argomento che invecchi, con parecchi interventi belli e talvolta fantasiosi sull’argomento; Laura Busetta, con L’autoritratto, attraversa arte, immagine, cinema e cultura visuale per interrogare uno degli strumenti di definizione discorsiva e di identità più forti del moderno e del contemporaneo, grazie a un volume intelligente e acuto; in Francesco Rosi – Il cinema e oltre, a cura di Nicola Pasqualicchio e Alberto Scandola, si raccolgono gli interventi di un convegno del 2017 e si conferma che su certi maestri (magari impallinati dalla cinefilia d’epoca) non si deve mai smettere di lavorare e fare riflessione; Daniele Dottorini, in La passione del reale, fa i conti con lo scivoloso terreno del documentario, e con un ottimo apparato teorico affronta il tema del titolo, dove la parola “passione” non è casuale; molto originale l’approccio di Federico Pierotti che, in Diorama lusitano, spiazza la tradizione critico-autoriale sul cinema nazionale portoghese per ricondurlo a un’analisi di archeologia dello sguardo e di pregnanza visuale, usando strumenti recenti di media studies; infine Stefania Schibeci, con Jean Cocteau e il cinema, colma un vuoto analitico sull’attività teorica di Cocteau e la collega con quella delle regie cinematografiche, componendo un quadro che non è facile ricostruire.
  • Passando alle riviste, Movie (dell’Università di Reading) avverte con il numero 8 che passa a un metodo di pubblicazione “rolling”, cioè continuativo, come molti già stanno facendo (cosa che a chi scrive invece non fa impazzire come metodo): si trova questa volta, tra le altre cose, un articolo inedito di  V. F. Perkins , Badness: an issue in the aesthetics of film. Gran bel numero, il 72, anche per Film Quarterly con uno speciale, tutt’altro che sorpassato, sul film Roma; ma attenzione anche alle recensioni di libri, da sempre un fiore all’occhiello della rivista.

Arrivederci a luglio, con i compiti per l’estate e qualche annuncio.